lunedì 15 ottobre 2018

“Padre, sono pronta a morire per Cristo….”

Questa è la storia di Kainut, una coraggiosa ventenne cresciuta musulmana, con una madre cristiana e un padre musulmano, ma che ha scelto di diventare cattolica. Di conseguenza, lei e la sua famiglia subiscono molestie, discriminazioni e peggio ancora. Secondo la legge islamica, se qualcuno lascia l’Islam, può essere ucciso impunemente.
Kainut, che studia medicina, parla alla fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre” della sua vita e della scelta di grande importanza che ha fatto:

“Questo è quello che è successo a mia madre: da studentessa, è stata rapita dai musulmani che l’hanno costretta ad accettare l’Islam e l’hanno costretta a sposare mio padre. È una pratica molto comune nella mia provincia convertire con la forza le ragazze indù e cristiane all’Islam. Mia madre ha accolto mio padre come marito e ha iniziato a vivere una vita normale con lui. Hanno avuto quattro figli, ci sono due fratelli più piccoli e una sorella. Io sono la più grande.

Tuttavia, mia madre andava segretamente in chiesa e io andavo spesso con lei. Lei leggeva la Bibbia in casa; era chiaro che non aveva abbracciato l’Islam; nel suo cuore, era ancora cristiana. Anche io ho iniziato a leggere la Bibbia e ad andare in chiesa regolarmente con mia madre. Una volta che ero in chiesa e la gente era in fila per fare la Santa Comunione; mi unii alla fila, ma qualcuno mi disse che non potevo fare la Comunione perché non ero cristiana. Quell’incidente mi fece piangere.

Ho detto a mia madre che volevo ricevere la Santa Comunione: che il Signore Gesù Cristo era anche il mio salvatore. Ma in qualche modo mio padre venne a saperlo e ci proibì di andare in chiesa; per un anno non ci siamo andati. Poi mio padre morì. I miei nonni costrinsero mia madre a sposare un cugino di mio padre. Questa è anche una pratica comune, come dicono i musulmani, le donne hanno bisogno della protezione degli uomini. Mia madre ha resistito, ma non c’era via d’uscita e lei lo ha sposato. All’epoca avevo 14 anni.

Anche quest’uomo era molto severo, ma ho iniziato a leggere la Bibbia ogni giorno a casa; anche se il mio patrigno spesso cercava di fermarmi, mia madre mi sosteneva. Quando finii di leggere tutta la Bibbia, dissi a mia madre che volevo diventare cristiana. Mia madre era molto preoccupata che i miei nonni o altri parenti potessero ucciderci.

Tuttavia, sono andata in chiesa con mia madre e ho chiesto a un sacerdote di battezzarmi; ma lui era indeciso: ‘Questo è molto rischioso; mi dispiace, non sono nella posizione di battezzarti‘, disse; il sacerdote aveva paura che i miei parenti e altri fanatici musulmani ci potessero uccidere se avessero scoperto che mi aveva battezzato; e non voleva creare alcun problema neanche per i suoi parrocchiani. Gli dissi: “Padre, sono pronta a morire per Cristo….“.

Poi arrivò il momento di una vacanza estiva e andammo in un’altra provincia a trovare mia zia, la sorella di mia madre; andammo in chiesa con lei e, ancora una volta, incontrai un sacerdote al quale dissi del mio desiderio di voler abbracciare il cristianesimo. Era molto simpatico e mi dette dei libri da studiare. Passammo tre mesi a casa di mia zia, andando in chiesa tutti i giorni. E una domenica dopo la messa, il sacerdote mi chiese: “Ragazza, sei pronta per il battesimo? Sono stata molto felice e ho detto di sì. Infine, nel 2013, i miei due fratelli, mia sorella ed io abbiamo ricevuto il sacramento del Battesimo. Era più facile in quella chiesa, perché eravamo lontani da casa.

Quando siamo tornati nella nostra città natale, il mio patrigno in qualche modo venne a sapere che ci eravamo convertiti e lui offrì a mia madre il divorzio, che lei accettò con cuore impaziente. Mia madre trovò un lavoro e affittò un appartamento; andava tutto bene, andavamo in chiesa e il mio direttore spirituale contattò il sacerdote che mi aveva battezzato, così fui autorizzata a ricevere la Santa Comunione; tutto era perfetto!

Poi, una sera del 2016, il mio ex-patrigno e i suoi parenti irruppero in casa nostra; disse a mia madre che erano venuti a prendermi, che non mi avrebbero permesso di sposare un ragazzo cristiano, e che invece mi volevano dare in sposa ad un uomo musulmano di 54 anni, avevo solo 18 anni. Mia madre ha lottato, ha chiamato il nostro sacerdote e la polizia; quando è arrivata la polizia ci hanno lasciato.

Ho raccontato l’incidente al mio direttore spirituale; poi mi ha ospitato in un ostello gestito da suore, dove mi sono preparata per gli esami di ammissione alla scuola di medicina. Voglio diventare medico e servire l’umanità.

Eppure, i nostri problemi non sono ancora finiti. Nell’ottobre 2017, i miei parenti musulmani hanno sparato a uno dei miei fratelli; il proiettile gli ha ferito i polmoni e le costole e lui è ancora in ospedale, lotta per la vita. La mia famiglia sta affrontando minacce alla nostra vita e non so cosa sarà di noi in futuro, ma la nostra speranza è nel nostro Signore Gesù Cristo”.

fonte: Il blog di Sabino Paciolla



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