lunedì 7 marzo 2016

Abbiamo creduto ad una promessa

Ogni volta che conosciamo qualcuno e ci domanda di dove siamo, mio marito non perde occasione per ricordare che, benchè viviamo in provincia di Padova, io sono Piemontese: immancabilmente la gente ci chiede “E dove vi siete conosciuti? Da te o da lei?”. E la nostra risposta risuona inequivocabilmente all’unisono “Ad Assisi!”.



La nostra storia parte proprio da là, da quella terra benedetta in cui San Francesco e Santa Chiara hanno posto le radici per una strada che ancora oggi siamo in tanti a percorrere. Luogo in cui tantissimi giovani, provenienti da ogni parte d’Italia, si incontrano e attratti dallo Spirito rispondono all’invito di assaporare lo stile francescano, scoprendo un modo di vivere totalmente nuovo e (nella società attuale) incomprensibile o meglio ancora, impesabile per i più.

Nei giorni del Santo Triduo del 2010 abbiamo vissuto insieme i percorsi proposti dai nostri cari frati minori e sorelle francescane e ci siamo così conosciuti: una simpatia, un’amicizia e uno scambio di numeri (strano lo so, ma “fare nuove conoscenze” è vivamente consigliato proprio dai frati!!) e al momento di separarci per tornare nelle nostre città, fiumi di lacrime e una strana sensazione nel cuore…

“Abitiamo lontani (350 km di distanza), ci conosciamo appena, chi ce lo fa fare di continuare a scriverci? Probabilmente non ci rivedremo mai più, forse è meglio lasciar perdere…” Questi i miei pensieri, finchè pochi giorni dopo essere tornati alle nostre vite, ricevetti una chiamata:
“Cosa fai il prossimo fine settimana? Vengo a trovarti!”
Trascorsi tre mesi di messaggi, mail, interminabili telefonate serali, viaggi ogni weekend sul binario Padova-Assisi-Casale Monferrato, abbiamo deciso di camminare insieme seriamente e ci siamo fidanzati.

Da quell’estate in poi ci organizzammo in modo da riuscire a vederci ogni fine settimana (diventando, nostro malgrado, sponsor ufficiali di Trenitalia!), mettendo da parte altri impegni e ogni cosa non fosse prioritario al camminare insieme, forti che, nonostante le difficoltà fisiche che una relazione a distanza comporta, dalla nostra parte c’era il pezzo grosso, che ci sosteneva in questo santo percorso e che non ci avrebbe lasciati soli! La Sua vicinanza si fece ancora più forte quando arrivammo al desiderio e quindi alla decisione di avvicinarci: uno dei due avrebbe dovuto trasferirsi.

Fu una decisione difficile, sofferta, molto dura da affrontare e ancora oggi lo ricordiamo come uno dei periodi più difficili delle nostre vite: ma a farci andare avanti c’era la promessa, viva nei nostri cuori:
Chiunque avrà lasciato case, o fratelli,
o sorelle, o padre o madre o campi per il mio nome 
riceverà 100 volte tanto avrà in eredità la vita eterna. (Mt 19, 29)

Dopo un anno vissuto lontani, io lasciai il mio lavoro, la mia famiglia, i miei amici e mi trasferii. Avevamo compiuto un passo molto importante ma che era solo il precursore di un altro passo decisivo che volevamo compiere più di qualsiasi altra cosa: sposarci!

Nonostante i pareri negativi di molta gente intorno a noi (anche perchè nei mesi antecedenti il mio trasferimento Christian perse il lavoro, e quindi nessuno dei due poteva contare su uno stipendio) nell’autunno del 2011 facemmo un pellegrinaggio durante il quale, ascoltando lo Spirito Santo, decidemmo la nostra data di matrimonio: 14 aprile 2012. Sarebbe stata l’ottava di Pasqua (quindi ricordava il periodo pasquale nel quale ci eravamo conosciuti) nonchè Festa della Divina Misericordia.

Il tempo per organizzare un matrimonio tradizionale era poco ma soprattutto eravamo senza soldi, senza una casa e senza un lavoro: eppure sapevamo che quello sarebbe stato il giorno che il Signore aveva pensato per noi fin dall’eternità e che Lui, ancora più di noi, desiderava vederci felici e sposi in Cristo!

Dopotutto eravamo francescani, avevamo scelto una vita semplice, anche San Francesco camminava con noi e ci insegnava la gioia delle piccole cose. Tornati a casa comunicammo la data alle nostre famiglie (che nel frattempo si erano abituate alle nostre stranezze e al fatto che fossimo fuori dal comune); fu così che le porte del Cielo si spalancarono sopra di noi: poche settimane dopo Christian venne assunto a tempo indeterminato in un’azienda nel padovano, io trovai un lavoro part-time e trovammo una casa.

Decidemmo di sposarci proprio nel luogo in cui ci eravamo trasferiti e avevamo scelto di vivere ed iniziammo a organizzare i dettagli più tecnici: avevamo deciso di chiedere ogni cosa come un dono e di vivere con spirito francescano anche il nostro matrimonio, così come desideravamo vivere la nostra vita: totalmente abbandonati alla Provvidenza che fino ad allora non ci aveva fatto mancare nulla.

E così chiedemmo alle nostra guide spirituali (fra Graziano e suor Rosa, che da Assisi vennero apposta a Padova) di concelebrare con noi, agli amici di formare un piccolo coro e cantare durante la celebrazione, di aiutarci con il confezionamento delle bomboniere e con le musiche e i balli (francescani anche quelli) per la festa, tutto il più possibile in semplicità e spirito di condivisione, perchè la nostra gioia fosse anche la gioia di molti e tutti quel giorno potessero riceverne un pezzetto. Ai nostri parenti ed amici non chiedemmo regali particolari: tutti conoscevano la nostra situazione, perciò domandammo di donarci liberamente ciò che ognuno si sentiva nel proprio cuore.

La sera prima del giorno del matrimonio organizzammo con padre Graziano una veglia di preghiera insieme a parenti ed amici che ci avrebbero così accompagnati in questo importante sacramento.
E fu così che la festa iniziò, già dal mattino presto del 14 aprile 2012, con una grande allegria in casa mia, con amiche e gente che girava ovunque, chi per aiutarmi a vestirmi, a pettinarmi e truccarmi, chi a sistemare i libretti e i fiori in chiesa (tutto ricevuto come dono) ed altrettanto accadeva in casa dello sposo.

La nostra avventura dall’istante in cui il Signore ci unì in una sola carne ci portò ad assaporare la vera gioia, quella piena, che svela ogni giorno un piccolo pezzetto di Paradiso. La nostra vita continua nella Provvidenza di cui siamo ogni giorno ricolmi (…riceverete cento volte tanto) e che ci ha donato anche una piccola bimba, frutto e dono di Amore, quello Vero.

Rileggere questa testimonianza scritta ci ha fatto pensare: “Ma abbiamo veramente avuto tutto questo coraggio?! Abbiamo veramente affrontato tutto questo?! Ma siamo veramente stati così pazzi?!”. La risposta viene naturale … coraggiosi sì, ma solo di quel coraggio dato dalla fede…

Sì, abbiamo affrontato tutto e tutti, mano nella mano, con paure e incertezze, solo sicuri dei nostri sentimenti e dell’amore di Dio … pazzi… sì forse… ma se fidarsi di Dio può sembrare agli altri pazzia, dentro di noi ci sentivamo sicuri che non ci fosse cosa più bella che affidarsi a Lui. È difficile familiarizzare con il concetto di eternità e sembra impossibile che Dio ci abbia desiderati sposi da un tempo che non posso neanche immaginare. Eppure è così: Dio ci desiderava già assieme come sposi in un giorno preparato per noi (il 14 aprile 2012), un giorno stampato nei nostri cuori, un giorno che sicuramente non dimenticheremo mai.

In quel giorno, di fronte ad amici, parenti, testimoni, preti, suore, frati, di fronte al Signore e alla Madre celeste, con tutti i santi al seguito ovviamente, metti in gioco te stesso, tutta la tua vita presente, passata e futura; prometti (di sicuro non una promessa come tante altre) di dedicare il resto della tua vita terrena ad un’altra persona. Una cosa grande, immensa, smisurata per le nostre possibilità umane: sì, perché l’amore di Dio che si concretizza nella vita matrimoniale è l’Amore, il vero e solo esistente in tutto l’universo.

La vita matrimoniale è una vita che ti mostra le meraviglie di Dio e che ti mette anche alla prova, ti fa volare in alto sopra il cielo ma può anche buttarti giù a terra: siamo una giovane coppia sposata (neanche 3 anni di matrimonio) ma posso assicurarvi che le prove, anche tra di noi, non sono mancate: la mancanza di lavoro, il trasferimento, l’arrivo di una figlia hanno portato tra di noi scompiglio e incertezza.

Ma adesso che possiamo guardarci indietro ci rendiamo conto che non siamo mai stati abbandonati e che Qualcuno ci ha sempre sostenuto e incoraggiato nel cuore. E questo è proprio il concetto a cui volevo arrivare: non si è MAI soli, siamo accompagnati in questo grande percorso chiamato vita e lo voglio dire proprio ai ragazzi che hanno paura di sposarsi.
Siate fiduciosi, la vita è bella e vale la pena seguire la propria vocazione!
Silvia e Christian

tratto da Il matrimonio francescano

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