mercoledì 9 dicembre 2015

L'Immacolata Concezione dal punto di vista dell'Angelo

Non so se ricordate la scena dell’annunciazione nel film Gesù di Nazareth di Zeffirelli. Due minuti e ventotto secondi di puro incantevole mistero. C’è il sottofondo del frinire delle cicale, la luce della luna che illumina Maria, un ululato in lontananza, l’abbaiare dei cani e questa ragazza ebrea che spalanca improvvisamente gli occhi, intuendo una presenza. Nel bel mezzo della notte la Madonna è svegliata da una piccola finestra in alto che, inspiegabilmente, si apre ed inizia a sbattere.



Piano, con circospezione, si gira lentamente verso la finestra. È prudente. Ha timore. Strisciando quasi per terra e fissando la finestra, cerca di allontanarsi il più possibile da essa. Fuori, gli animali continuano a fare uno strano concerto di sottofondo. Sembra che anche loro siano agitati ed avvertono una presenza misteriosa.

E poi ecco che arriva: è la paura. Negli occhi di Maria si legge la paura. Con uno scatto felino si alza in piedi e corre verso il muro, nel lato opposto alla finestra, senza distogliere lo sguardo da quella luce che entra. Vede qualcosa che il regista non fa vedere. In quella scena anche noi vediamo tutto, attraverso gli occhi di Maria. Esattamente come quando leggiamo l’annunciazione nel Vangelo: sappiamo tutto attraverso le parole di Maria, l’unica testimone di quella “benedetta” sera.

“Ma chi sei tu? Cosa vuoi?”, mormora Maria con la voce affannata dalla paura. Siamo abituati così tanto alle nostre tranquille (ed anche un po’ infantili) immagini angeliche con ali e tuniche bianche, che non ci viene in mente che potremmo avere paura di fronte alla loro potenza sfolgorante.

Un po’ come quando lessi per la prima volta il libro di Tobia. Per giorni pensai alla reazione di Tobi e Tobia di fronte all’arcangelo Raffaele che si faceva vedere per quello che era realmente, dicendo “Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore. Allora [Tobi e Tobia] furono riempiti di terrore; si prostrarono con la faccia a terra ed ebbero una grande paura.”

Ma poi… poi l’angelo parla. E quando parla un angelo, tutta la realtà viene illuminata dalla presenza di Dio. Tutto diventa protezione, amore, vita, progetto, desiderio, messaggio ed infine gioia di sentirsi nell’abbraccio dell’intero universo.

Oggi è la festa dell’Immacolata Concezione e sono convinta che se si chiedesse a dieci persone battezzate, cosa significhi “Immacolata Concezione”, forse solo due risponderebbero che, secondo il dogma della Chiesa, vuol dire che la Madonna è stata concepita senza peccato originale. Ammettiamolo. In materia di fede, i cattolici sono piuttosto ignoranti. Però oggi possiamo evitare trattati di alta teologia, prendendo una profonda scorciatoia spirituale: rileggere l’Immacolata Concezione attraverso le tre cose che l’arcangelo Gabriele dice a Maria.

Tre volte parla l'angelo. “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”: è l’annuncio che la gioia è lì, "kaire"! “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”: è l’annuncio dell’uscita della paura, da lì! “Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù”: è l’annuncio della nuova vita che sta arrivando! L'angelo annuncia le tre parole assolute della vita umana; gioia, fine di ogni paura, e vita. "Rallegrati", "non temere", "ecco verrà una vita".

La prima parola dell’angelo non è un semplice saluto; contiene quella cosa buona e rara che tutti, tutti i giorni, cerchiamo: la gioia. “chaire, rallegrati, gioisci, sii felice”. L’originale greco è molto preciso: “Kaire kekaritomene” cioè “Rallegrati, effusa di grazia”. Non invita Maria a pregare, ad inginocchiarsi, ad obbedire, ad ascoltare… Non le chiede niente di tutto questo. La invita invece ad aprirsi alla gioia perché l’abbraccio di Dio sta arrivando. È un po’ come se dicesse: “Prima ancora di sapere il messaggio di Dio, intanto sii felice. Fidati e riempiti di gioia. Dio è vicinissimo!”. È un bell’inizio questo, perché l’angelo sa che chiunque cammini a un metro da terra per la gioia, non ha più niente che lo farà inciampare.

La seconda parola dell'angelo rivela il motivo della gioia: sei piena di grazia. Sei piena di Dio; Dio si è innamorato di te, si sta chinando su di te e ti sta riempendo di Lui. Figlia, madre, sposa: tu sarai tutto questo. Anzi: “sei” tutto questo. Sei piena di grazia già da ora, prima ancora che tu dica “sì”, perché quest’ondata di grazia è partita dal “sì” di Dio, detto-fatto prima ancora che tu dica “sì” a Lui.

Anche perché Maria, prima di dire il suo “Eccomi, mi succeda quel che vuole Dio. Mi fido, dico sì”, mette su un bel piatto d’argento un suo realistico dubbio. Prima di dire “sì” Maria usa la sua riflessione, la sua femminilità ed il suo bisogno di capire. Chiede spiegazioni e cerca di eliminare un grande punto interrogativo: “Come avverrà che … se io non conosco uomo?”.

Il suo “sì” è libero proprio perché rafforzato con la fede che riflette, non con la creduloneria degli ingenui. È un “sì” attivo, pronto all’azione. “Eccomi” è la risposta di chi si rimbocca le maniche e dice: “Allora, cosa c’è da fare? Io sono pronta”. La sua obbedienza non è quella della serva sottoposta ad un padrone; lei è la serva del re, è la prima dopo il re, è colei che collabora e crea insieme al creatore.

La terza parola è “Lo Spirito verrà e sarai madre” (c’è bisogno di commentare quest’esigenza spirituale che è all’origine di ogni vita umana?). Dio toglie ogni sterilità dalla terra. Quando passa Lui, anche dalle pietre escono figli di Abramo.

L’Immacolata Concezione stenda un velo leggero su di noi per proteggerci da ogni nostra paura; faccia rifiorire nel deserto in cui spesso vive la nostra anima il fiore dello Spirito Santo; e che tutto questo ci rallegri così tanto da farci esclamare: “Signore, se queste sono le condizioni, anche io voglio dirti: ‘Sono la tua serva, accada ciò che tu hai pensato per me. Io mi fido’”.

tratto da Zenit

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