sabato 21 marzo 2015

Quel sottile filo di lana che scalda i prematuri

Questa storia parla di vita che inizia, di amore gratuito e di lana. Sì, di lana. Perché c’è un sottile filo di lana che unisce la vita di centinaia di bambini in tutta Italia e che attende di legarne molti altri ancora

E’ la storia di quei bambini che nascono prima, i cosiddetti “prematuri”. Di quelli che fremono per venire al mondo, anche se è ancora troppo presto. E di quelli che invece, nella pancia, ci vorrebbero rimanere ancora a lungo, ma una malattia, una complicazione, li obbliga a “uscire” prima del tempo.
Quei bambini che pesano su per giù come un pacco di pasta, che due palmi di mano avanzano per contenerli e un’unghia basta a misurarne il piedino. Quei mini-esserini che combattono come leoni per rimanere al mondo.

E’ la storia di una scarpina di lana fatta a maglia, soffice e graziosa ma piccola-piccola. Troppo piccola per la figlia di quell’amica appena nata. Apparentemente troppo piccola per qualsiasi neonato. Così Laura la guarda e capisce che quella passione di “sferruzzare”, che condivide con alcune amiche, può diventare qualcosa di molto più grande. Nasce così una rete di donne che iniziano a scambiarsi modellini di carta, gomitoli di cashmere e tanta buona volontà.  

La solidarietà è contagiosa, la catena cresce. Così, quel gruppetto di Alessandria che si riuniva in un Cafè per ‘fare a maglia’, diventa un’associazione no profit che oggi conta circa mille donne sparse in tutta Italia e regala minuscoli completini ai reparti di neonatologia di oltre 50 ospedali del Paese. Beneficenza? Non proprio, piuttosto il semplice desiderio di “dare una carezza” a quei piccoli ed “essere vicino alle loro famiglie, in ospedale, che vivono momenti di grande sconforto e difficoltà”.  Spiega così il senso di Cuore di Maglia la sua fondatrice Laura Nani, mamma di quattro figli.

E infatti, quelle scarpine, cuffiette, sacchi nanna fatti a mano sono destinati alle Terapie Intensive Neonatali, dove si trovano neonati partoriti anche a 26, 27 settimane di gestazione. Sono esseri che per sopravvivere, necessitano di apparecchiature di alta tecnologia: sono messi in speciali incubatrici, attaccati a monitor, sondini, tubi. Talvolta sono così piccoli che arrivano a pesare 500 grammi. E’, perciò, molto difficile trovare un indumento adatto: come vestirli? Come scaldarli? 

Cuore di maglia pensa proprio a questo. “Abbiamo coniato una nuova unità di misura – spiega Laura – è il Pavesino. Ogni scarpina deve essere lunga al massimo mezzo, cinque centimetri”. Gli indumenti sono tutti realizzati con estrema cura e attenzione: alla professionalità delle donne dell’associazione, si unisce la competenza specifica di medici e caposala delle strutture ospedaliere che tre volte l’anno ricevono in dono la scatola piena di cuori. “Usiamo solo lana merinos o cachemire perché sono morbidissimi sulla pelle – spiega Laura - e lavoriamo anche con i ferri di carbonio per la maglia circolare in modo da non dover eseguire cuciture: non possiamo rischiare allergie o abrasioni”.

Ma non è solo questo. Non è solo il desiderio di dare una mano dal lato pratico. Stiamo parlando di bambini che lottano ogni giorno per rimanere attaccati alla vita. Non si sa se ce la faranno. E spesso, mamma e papà, oltre a vivere momenti di vera angoscia, non possono nemmeno tenerli in braccio, stringerli e coccolarli. Per questo la carezza, il tocco morbido di un filato che li avvolge, è un gesto semplice ma importante, che scalda piccoli e grandi. “In questo modo - spiega Laura - noi siamo li ad accoglierli insieme ai genitori, per donargli il nostro calore”.

Un calore che arriva, eccome se arriva. Non fosse altro che per le immagini dei piccoli che compaiono sulla pagina Facebook dell'associazione: una carrellata di meraviglia e di speranza. Ci sono le gemelline Emma e Elisa accoccolate sul ventre materno con le loro cuffiette color pastello. La piccola Alice, dispersa in quell’incubatrice, ma stretta in un morbido completino rosa. Oppure c’è Anna, uno scricciolo che scompare dentro a una copertina rosa e verde, per poi diventare un’esplosione di guance e di salute, in una foto che la ritrae a quattro mesi di distanza.

Ma soprattutto, a testimoniare come un semplice gesto possa lasciare il segno, ci sono le parole di mamme e papà. Una pioggia di gratitudine e affetto. Sonia ne è solo un esempio: “Grazie per tutto quello che fate ed in particolare per aver regalato un cappellino meraviglioso alla mia piccola Agata Arya: le ha tenuto caldo durante i suoi 52 giorni di terapia intensiva...a noi ha scaldato il cuore!”.

di Costanza Signorelli  tratto da La Nuova Bussola Quotidiana

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