martedì 30 agosto 2011

Serena. La mano di Dio si fa carezza sulla terra

di Giovanni Mattia, Italia

Mi trovavo al reparto di terapia intensiva di un ospedale, tra malati di cuore, per recitare le mie preghiere assieme ai pazienti svegli.
Il mio sguardo si fermò su Serena: una paziente sedata, piena di ecchimosi, collegata a tantissime flebo, intubata a completamente immobile nel suo letto.  Il mio cuore si strinse al suo dolore e nella preghiera più bella invocai Dio che certamente le sedeva accanto: “Dio mio, Dio mio, perché l’hai abbandonata?”
Sono le parole di preghiera che Gesù rivolse al Padre nei Suoi ultimi istanti, consapevole, in cuor Suo, che proprio le braccia di Dio Lo stavano per accogliere e che proprio la Croce, con i suoi chiodi atroci, sarebbe stata il trampolino per la conquista della Vita.
Queste parole sono la Sua eredità: invocazione dolcissima di chi sa di essere ormai soltanto fra le mani di Dio ed a Lui si affida, con il cuore aperto e l’anima sincera. Ed era così anche per Serena: il medico di turno confermò che non aveva molte speranze.
Era lì, immobile, in attesa di spiccare il volo verso il cielo. Soltanto Dio poteva tenderle la mano e rimetterla in piedi da quel letto in cui allora giaceva. Con il cuore che mi sembrava stesse per scoppiare, si fece sempre più forte in me il desiderio di pregare di più per lei.
Domandai allo stesso medico se potevo trattenermi ancora un attimo in quella sala, mi disse che non c’erano problemi, ma poi, con aria di sfida, aggiunse: “Guardi, Padre, se questa donna si riprende, io le prometto che mi confesserò!”.
Era la chiara sfida a Dio di un uomo che, come si suol dire, non ha molta dimestichezza con la religione. Infatti sfidare Dio non rientra in un sincero e autentico cammino di fede. Il mestiere che faceva non lo aiutava: la morte ogni giorno bussa alla porta dei suoi pazienti e questo, naturalmente, fa sorgere tanti dubbi nella mente di un medico, Così, la logica umana risponde con diffidenza al Mistero della Fede. Ma non era una mia preoccupazione. Pensai: “Sarà Dio a lavorare per me, ne sono certo! In questo momento mi concentro soltanto su Serena”. Le amministrai l’Unzione degli infermi. Anche la mia mente s’interrogava, ma il mio cuore era saldo in Dio, fermo nel Suo amore: mi abbandonai con fiducia alla Sua volontà.
Il giorno dopo il mio primo pensiero fu per Serena: andai a trovarla. Avevo il cuore in gola perché temevo il peggio per lei, ma Dio era sempre con me e, proprio quella mattina, la Sua grazia e la Sua misericordia mi avrebbero sorpreso. Ero così preoccupato per lei che entrai addirittura in punta di piedi! Ma ecco che la meraviglia si presentava ai miei occhi: Serena si era ripresa durante la notte, era sveglia, le funzioni vitali stavano lentamente tornando nella norma!
In quell’istante la mia piccolezza si svelava agli occhi di Dio, la mia incredulità di uomo fragile si rivestì della forza e della consapevolezza della Sua presenza. Ero profondamente commosso. Non ricordo neanche più se piangevo o sorridevo: la sfida che l’uomo aveva rivolto a Dio si era colorata di Vita; Serena, affidata alla Sue braccia, tornava fra noi e continuava la sua storia di fede e di speranza.
Trascorsi poche altri giorni con lei, durante i quali imparai a conoscerla meglio. Sono convinto che Dio si sia manifestato nella sua vita con la grazia di un miracolo. Nulla è impossibile a Dio: ciò che l’uomo non può comprendere, a volte, diventa la scoperta e la sorpresa meravigliosa di una Presenza silenziosa, discreta e forte al fianco di ciascuno di noi.
Serena tornò presto a casa e, cosa ancor più bella, in seguito partorì una splendida bimba che avvolse con tutto il suo amore di mamma, perché Dio, nel mistero della Sua tenerezza, guarisce e risana al di là di ogni aspettativa umana.
Ma cosa fece quel medico che sfidò Dio?  Mantenne la sua promessa e anche la sua vita tornò a splendere di luce divina. Così realizzai che Dio aveva riportato la vita nel cuore di due persone: l’una era guarita nel corpo, l’altra nello spirito. Ed io, piccolo e fragile, scoprii ancora una volta la presenza di Dio al mio fianco e accanto ad ognuno di noi.
Perché DIO C’E’, e le prove più belle, quelle che lasciano senza fiato, sono sempre sotto i nostri occhi: sono sotto gli occhi di tutti coloro che confidano sinceramente in Lui.

Tratto dal libro  100 storie in bianco e nero-Edizioni  ART

Nessun commento:

Posta un commento