venerdì 2 aprile 2010
Carissimi amici,
In questo periodo di Quaresima, la serenità e tutta questa grazia che il Signore ci sta donando ci fa sentire sempre di più che siamo Suoi, che dipendiamo da Lui, che senza il Suo continuo amore non potremmo vivere. Ci rendiamo conto ogni giorno, in ogni risveglio che tutta questa grazia deriva solo ed esclusivamente da Lui. Nelle preghiere che ci vengono spontaneamente da recitare in qualsiasi posto, emerge che la Sua presenza è costante, che non ci abbandona, ma ci stringe sempre di più a sé proprio come figli. Convivere con Gesù presente non è più un sacrificio, è una vera letizia; a volte ci sentiamo complici di Gesù, ci fa vedere cose che ci spaventano perché trasforma le persone come noi.
Guardando il passato ci rendiamo conto sempre di più che solo uno come Lui poteva renderci così mansueti e innocui. Iniziamo a capire veramente chi eravamo e chi siamo oggi. Se guardiamo il passato, ci facciamo paura pensando a tutto il male che abbiamo commesso. Oggi è bello vivere nella luce, senza che nessuno pronunci il nostro nome solo per dire il nostro male, ma quanto bello è sentire quel bisbiglio del cambiamento fatto grazie al Signore attraverso degli amici veri. Non avremmo mai scommesso nulla su di noi, era impossibile che noi potessimo essere così oggi.
Quando Margherita Coletta ci è venuta a trovare in carcere prima di Natale, ci ha detto: «Esiste una cosa che Gesù ci ha lasciato, un sacramento, che per me è importantissimo, ed è quello della confessione. In quel momento, nell'istante stesso che uno si avvicina a questo sacramento è libero, ma libero veramente, ci dovete credere. Qualsiasi peccato che ognuno di noi abbia potuto commettere da quell'istante non c'è più, è cancellato, non esiste più. Non bisogna nemmeno ripensarci, perché sarebbe del diavolo: in quell'istante tutto è cancellato. Dio è buono, è un padre misericordioso che accoglie tutti». È proprio vero. Oggi vediamo il nostro cuore pieno di Gesù e Lo preghiamo costantemente che non ci faccia ricadere nell’oscurità dove per un lungo periodo abbiamo vissuto. Non è semplice trovare le parole giuste perché la commozione è tanta, solo oggi capiamo e cerchiamo di dare un senso a quei gesti terribili. Quante volte abbiamo chiesto al Signore di prendersi la nostra vita e di ridarla a chi l’abbiamo tolta.
Ci rimarrà sempre impresso nelle nostre menti quello che aveva scritto in una lettera indirizzata al Papa il nostro amico Ilario, lui che poco prima di morire per un male atroce ha rubato il Paradiso come il buon ladrone, ricevendo l’estrema unzione: «Ricordatevi che, quando ci si rende conto del male fatto, non si vorrebbe più finire di scontare la pena e anche, quando la si è finita di scontare, il dolore che rimane nel cuore è grande». Ecco perché vivere in isolamento, stare in carcere ci ha fatto solo del bene e non siamo impazziti. A chi piacerebbe vivere in un luogo simile senza un attimo di privacy, anche se, sapendo di essere in colpa, in quel posto trovi un rifugio dove nessuno ti può toccare e vedere, dove le tue vergogne vengono occultate?
Oggi invece, che grazia ci ha fatto il Signore. Ha voluto che ci trovassimo al posto giusto nel momento giusto per farci capire ancora una volta che Lui ci ama tutti nello stesso modo. Essere stati lì accanto al nostro Pietro mentre ritirava il suo primo permesso è stato il regalo più bello della giornata, sì perché di regali così ce ne dà di continuo. Ci sono scese le lacrime ancora una volta, non per un dolore ma per una gioia fraterna che proviamo per un vero Fratello. Quanta grazia ci dà ogni giorno il nostro Gesù e quanto è presente. Sta a noi tenerlo in vita, senza ricordarlo come un “fu Gesù”, ma con un c’è Gesù in tutto e in tutti noi. Se si potesse fotografare le emozioni, anche questa sera, qui in mezzo alla nostra piccola comunità, ci vorrebbe Clint Eastwood con una pellicola gigantesca e ancora non basterebbe. Se questo si chiama miracolo o Mistero non lo sappiamo, ma sappiamo che è una vera letizia vivere così, in questo posto dove tutto si potrebbe dire ma non che sia un posto piacevole.
Duemila anni fa abbiamo fatto un errore nel giudicare Gesù colpevole solo perché voleva avvisarci di quanto sbagliavamo, e noi abbiamo sbagliato molto. Oggi sentire l’abbraccio di Cristo così forte e pieno di quell’amore che solo Lui sa dare, ci fa sentire quanto sia povero il nostro cuore di fronte a Lui. Con la Santa Pasqua della Resurrezione possano tutti sentire l’Amore e l’abbraccio di Gesù Cristo come lo sentiamo noi.
Desideriamo augurare una Santa Pasqua a tutti gli amici e alle loro Famiglie. Vostri amici in Cristo.
Autore : Un gruppetto di detenuti della Casa di Reclusione di Padova
A don Stefano Varnava'
Don Stefano: suonava e cantava,
parlava con il canto, viveva nell’armonia della musica.
Perché lui era una persona armoniosa.
1. Lui si donava cantando.
Se prendeva un impegno, lo manteneva, fedele
e si sacrificava pur di accontentare;
se non c’era un canto adatto alla tua richiesta,
te lo inventava lui, parole e musica.
Un canto, lui lo pensa, lo scrive, lo suona, lo canta,
lo registra, lo stampa, lo gestualizza…
Quando accettava un invito non guardava
- l’ora: se al pomeriggio, o alla sera, o alla notte
- la lontananza: quanti chilometri ha mangiato!
- il pubblico: se religioso o lontano o contrario; se bambini, giovani, anziani, suore, preti…
- non si fermava neanche di fronte al tipo di prestazione richiesta: Messa o recital, un’allegra serata, un “cerchio di gioia” fra ragazzi o giovani
- accettava qualsiasi luogo: cortile, chiesa;
all’aperto o al coperto; in un cinema o sotto un portico, l’aula di una scuola;
- portava tutto lui: tastiera, amplificatore, altoparlante, fili, prese; libretti o fogietti, fotocopie.
Se la cavava sempre: sostituiva facilmente una voce che doveva leggere o anche una che doveva cantare.
2. Lui curava molto il messaggio, parole e canti
l’idea che nasceva dalla testa,
la faceva passare nel cuore
e usciva talmente ardente che sentiva subito il bisogno di rivestirla, di sonorità e di musicalità, di gestualità.
Scriveva lui parole e note:
la musica sottolineava il senso delle parole
e le parole volavano sulle ali della melodia.
Per rendere accettabili messaggi impegnativi
e a volte “mordenti”:
li avvolgeva di musica.
Diventando gradite alle orecchie,
le idee penetravano, convinte, nel cuore.
Per questo aveva la capacità
di interessarti, di piacerti, di rallegrarti
e quindi di elevarti, di migliorarti.
3. Lui, rallegrando, educava.
Mentre la musica continua,
l’idea che vi è contenuta, diventa tua:
e tu, cantando, la esprimi, nella gioia.
Quanti corsi per insegnanti, per animatori!
Educare sorridendo, cantando.
Quando il messaggio è gradito
più facilmente lo si accetta.
Don Stefano, nel canto ti coinvolgeva tutto:
la mente che capiva il contenuto
il cuore che amava la verità
il corpo che si esprimeva nella voce e nel gesto.
E quando termina il canto
ti rimane una ricchezza e una luce per la vita.
Ti allontanavi da Don Stefano
con il sorriso sulle labbra, contento nel cuore,
cantando, fischiettando;
e ti sentivi la voglia di comunicare
una frase, un passaggio musicale;
e, se eri sicuro che nessuno ti vedeva,
magari battevi le mani e saltellavi un po’.
4. Lui pregava in musica
In fondo, Don Stefano parlava sempre di Lui, cantava Lui, voleva portare a Lui, far innamorare di Lui.
“Io ho un amico che mi ama” cantava con noi.
“Gesù mi ha sempre fatto compagnia con la musica”.
Lui indicava Lui, “quel volto” che tu sempre cercherai, e invitava a seguirLo
nella gioia, nella danza, nel canto, con la musica, e nella vita.
E occorre seguirLo, personalmente ma anche insieme:
la vita non è una nota musicale
ma è una sinfonia
e tutti insieme, diversi ma in armonia,
formiamo la grande Corale di Dio.
Autore : Don Luigi
Ringraziamento
Il Movimento per la Vita e Centro di Aiuto alla Vita – Onlus di Terni ringrazia la popolazione della nostra Diocesi e Provincia per la generosa partecipazione alla nostra azione di volontariato a favore delle donne in gravidanza del nostro territorio, tentate di abortire volontariamente per difficili condizioni socio-economiche che spesso attraversano. Le 8000 “primule per la vita nascente” offerte nella scorsa 32^ Giornata per la Vita, come negli anni scorsi, grazie alla magnanima accoglienza delle comunità parrocchiali ma anche della piazza e dell’ospedale di Terni, hanno apportato un significativo introito economico alle nostre casse, così da rendere ancora più efficace e diffuso il nostro aiuto alle mamme in difficoltà nell’accogliere il loro bambino.
Chiediamo allora, che siano conosciuti e diffusi i nostri riferimenti locali e nazionali per presentare le richieste di aiuto: il n° telefonico del volontariato locale è 334.9147114; il n° verde gratuito S.O.S. VITA è 8008.13000. Entrambi i recapiti telefonici sono attivi 24h/24h.
Invitiamo tutti alla Conferenza del Prof. Giuseppe Noia, docente di Medicina Prenatale dell’Università Cattolica del S. Cuore di Roma sul tema: “La pillola RU486 e le nuove forme di aborto volontario. Aspetti scientifici e culturali”. La conferenza aperta anche al pubblico dibattito, con il patrocinio del Comune di Terni, della Diocesi di Terni, Narni e Amelia, e del Forum delle Famiglie della Provincia di Terni, si terrà presso la sala-conferenze del Museo Diocesano, in Via XI Febbraio n°4 in Terni, alle ore 17 di sabato 6 Marzo 2010.
Autore : Dott. Alberto Virgolino – Presidente dell’Associazione MPV-CAV Onlus di Terni
Richiesta di preghiere
Carissimi.... chiedo umilmente di unire alle mie preghiere le Vostre affichè la Vergine Immacolata riporti sulla retta via mio marito. Vi ringrazio tantissimo. Miria
Autore : Miria C
DECALOGO DELLA DOCILITA’ ALLO SPIRITOSANTO
1. LO SPIRITO PARLA SOTTOVOCE Lo Spirito è rispettosissimo della tua libertà; è un amore forte ediscreto quello dello Spirito, basta un po' di orgoglio e disuperficialità e la Sua voce non ti raggiunge più. Lo Spirito tace, tace eattende. Il Papa nell'enciclica sullo Spirito Santo dice: “Lo Spirito è la supremaguida dell'uomo, la luce dello spirito umano”. 2. SE LO SPIRITO MARTELLA C'E' UN PROBLEMA CHE SCOTTA Quando lo Spirito insiste è perché ci segnala una piaga, bisogna apriregli occhi. Ogni ritardo ad accogliere la Sua voce fa gravi danni alla tuavita spirituale; ogni prontezza nel rispondere ti rinnova e ti apre apercepire meglio la Sua luce. Ma quante volte lo Spirito martella: "Lasciaquell' amicizia. Lascia quell'occasione, lascia quel vizio". E alloraquando lo Spirito martella bisogna partire. Il Papa nell'enc. dice: “Sotto l'influsso dello Spirito matura e sirafforza l'uomo interiore. Lo Spirito costruisce in noi l'uomo interiore,lo fa crescere e lo rafforza”. 3. IL SEGRETO DELLA GIOIA E' DARE CONTINUE GIOIE ALLO SPIRITO SANTO Ma bisogna partire dalla concretezza, dalle piccole cose. Ogni atto diumiltà, ogni atto di generosità alimenta la gioia che lo Spirito Santosemina in noi. Quando fate un atto di bontà, voi, se non state attenti,dopo vi inorgoglite un po'. Quando fate un atto di bontà adesso non fatepiù così; fermatevi e dite: “Grazie, Spirito Santo”. Io ho inventato perme questa preghiera; quando faccio una gentilezza adesso dico: “Grazie,Spirito Santo, ancora, ancora”, per dirgli: "Continua a ispirarmi labontà, continua a mettermi un' occasione di fare qualcosa di bello perte". Ecco, continuamente lo Spirito Santo è all' opera, ma bisognalasciarlo operare. Il Papa nell'enc. al numero 67 dice: “La gioia che nessuno può togliere èdono dello Spirito Santo”. 4. LO SPIRITO NON SI STANCA DI PARLARTI, DI ISTRUIRTI, DI FORMARTI Lo Spirito, voglio dire, è la fedeltà dell'amore e usa i mezzi piùsemplici: ispirazioni, consigli di persone che ti amano, esempi,testimonianze, letture, incontri, avvenimenti… Il Papa nell'enc. al numero 58 dice: “Lo Spirito Santo è l'incessantedonarsi di Dio”. 5. LA PAROLA DI DIO E' LA PRIMA ANTENNA DELLO SPIRITO SANTO Voglio dire: impara a leggere la Parola di Dio implorando lo Spirito; nonleggere mai la Parola senza lo Spirito. Nutriti della Parola invocando loSpirito. Prega la Parola nello Spirito. Quando prendi in mano la Parola,primo: alza l' antenna dell' ascolto dello Spirito; poi prega, prega loSpirito. E' con la Parola e la preghiera che impari a distinguere la vocedello Spirito. Il Papa nell'enc. al numero 25 dice: “Con la forza del Vangelo lo SpiritoSanto rinnova costantemente la Chiesa”. Vedete, la Parola di Dio èl'antenna costante che rinnova la Chiesa, per cui la Chiesa si collega conlo Spirito Santo. 6. NON CESSARE DI RINGRAZIARE LO SPIRITO PER QUELLO CHE FA PER TE La tua vita è un intreccio misterioso e continuo di doni dello SpiritoSanto: dal Battesimo fino alla morte. Dalla tua nascita fino alla mortec'è un filo d' oro: i doni dello Spirito; un filo d'oro che percorre tuttala tua vita. Tu percepisci appena alcuni doni, ma devi sforzarti ditrovarne tanti. E dei doni che percepisci comincia a ringraziare. Il Papa nell'enc. al numero 67 dice: “Davanti allo Spirito io miinginocchio per riconoscenza”. 7. IL MALIGNO COPIA DALLO SPIRITO E FA DI TUTTO PER CONTRASTARE LASUA OPERA Satana è la scimmia di Dio, copia da Dio. Anche lui manda le sueispirazioni, anche lui manda i suoi messaggi, manda i suoi messaggeri.Certe volte, quando aprite i mass media c'è il messaggero che vi aspetta,ma la potenza dello Spirito Santo sbaraglia con un soffio Satana. Bastaaffidarci a Lui totalmente e prontamente; poi vinciamo qualunque seduzionedi Satana se siamo ben legati allo Spirito Santo. Incontro sempre più persone che sono impaurite di Satana: non c'è da averpaura di Satana perché abbiamo lo Spirito Santo. Quando ci leghiamo alloSpirito Santo, Satana non può più nulla. Quando invochiamo lo SpiritoSanto, Satana è bloccato. Quando sulle persone imploriamo lo Spirito SantoSatana è inefficace. Il Papa nell'enc. al numero 38 ha scritto: “Satana, il perverso genio delsospetto, sfida l'uomo a diventare l'avversario di Dio”. 8. UN' OFFESA FREQUENTE ALLO SPIRITO E' NON RAPPORTARTI A LUI COMEUNA PERSONA Insisterò sempre su questo punto, perché noi non trattiamo lo SpiritoSanto come una persona. Eppure Gesù ci ha affidati a Lui e ha detto che "Vi insegnerà ogni cosa,vi ricorderà quello che vi ho detto", ci accompagnerà, ci convincerà sulpeccato, ci strapperà cioè dal peccato. Gesù ci ha affidati a Lui e ha detto che è il nostro sostegno, il nostromaestro, eppure molto spesso noi non ci rapportiamo a Lui come una personaviva, viva che vive in mezzo a noi. Lo consideriamo una realtà lontana,sfuggente, irreale. Il Papa ha detto queste bellissime parole, al numero 22 dell'enc.: “LoSpirito è non solo un dono alla persona ma è la Persona dono”. La Personache si fa dono, il donarsi incessante a Dio. E allora abituatevi a cominciare sempre la giornata dicendo: “Buongiorno,Spirito Santo”, che è vicino a voi, in voi, e a terminare la giornatadicendo: “Buonanotte Spirito Santo”, che è in voi e che guida anche ilvostro riposo. 9. GESU' HA PROMESSO CHE IL PADRE DA' LO SPIRITO A CHIUNQUE LOCHIEDE. Non ha detto che il Padre dà lo Spirito a chi lo merita; ha detto che dàlo Spirito a chi lo chiede. Allora bisogna chiederlo con fede e concostanza. Il Papa al numero 65 dell'enc. dice: “Lo Spirito Santo è il dono che vienenel cuore dell'uomo insieme con la preghiera”. 10. LO SPIRITO E' L'AMORE DI DIO EFFUSO NEI NOSTRI CUORI Più viviamo nell'amore, più viviamo nello Spirito Santo. Più seguiamo ilnostro egoismo più ci allontaniamo dallo Spirito Santo. Però lo Spiritonon si arrende mai, continuamente ci stimola nell'amore. Il Papa nell'enc. dice: “Lo Spirito Santo è Persona-Amore, in Lui la vitaintima di Dio si fa dono”. Mi dona incessante la Sua vita intima, perché l'amore di Dio effuso neinostri cuori è lo Spirito Santo.
Autore : TRATTO DALLA TRASMISSIONE “SCUOLA DI PREGHIERA” A CURA DI P. GASPARINO
QUARESIMA: CAMMINO DI CONVERSIONE E APERTURA ALL'AMORE DIVINO CITTA' DEL VATICANO, 17 FEB. 2010 (VIS).
"Iniziamo oggi, Mercoledì delle Ceneri, il cammino quaresimale: un cammino che si snoda per quaranta giorni e che ci porta alla gioia della Pasqua del Signore", ha detto il Papa all'inizio della catechesi dell'Udienza Generale di oggi, tenutasi nell'Aula Paolo VI. Nel ricordare la formula "Convertitevi e credete al vangelo!", il Santo Padre ha affermato: "Convertirsi significa cambiare direzione nel cammino della vita: non, però, con un piccolo aggiustamento, ma con una vera e propria inversione di marcia. Conversione è andare controcorrente, dove la 'corrente' è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù. E' la sua persona la meta finale e il senso profondo della conversione, è lui la via sulla quale tutti sono chiamati a camminare nella vita, lasciandosi illuminare dalla sua luce e sostenere dalla sua forza che muove i nostri passi". "Il 'convertitevi e credete al vangelo' non sta solo all'inizio della vita cristiana, ma ne accompagna tutti i passi, permane rinnovandosi e si diffonde ramificandosi in tutte le sue espressioni. Ogni giorno è momento favorevole e di grazia, perché ogni giorno ci sollecita a consegnarci a Gesù, ad avere fiducia in Lui, a rimanere in Lui (...) anche quando non mancano le difficoltà e le fatiche, le stanchezze e le cadute, anche quando siamo tentati di abbandonare la strada della sequela di Cristo e di chiuderci in noi stessi, nel nostro egoismo, senza renderci conto della necessità che abbiamo di aprirci all'amore di Dio in Cristo, per vivere la stessa logica di giustizia e di amore". "Di fronte all'innata paura della fine" - ha sottolineato Benedetto XVI - "e ancor più nel contesto di una cultura che in tanti modi tende a censurare la realtà e l'esperienza umana del morire, la liturgia quaresimale, da un lato, ci ricorda la morte invitandoci al realismo e alla saggezza, ma, dall'altro lato, ci spinge soprattutto a cogliere e a vivere la novità inattesa che la fede cristiana sprigiona nella realtà della stessa morte". "L'uomo è polvere e in polvere ritornerà, ma è polvere preziosa agli occhi di Dio, perché Dio ha creato l'uomo destinandolo all'immortalità. (...) Anche il Signore Gesù ha liberamente voluto condividere con ogni uomo la sorte della fragilità, in particolare attraverso la sua morte in croce; ma proprio questa morte, colma del suo amore per il Padre e per l'umanità, è stata la via per la gloriosa risurrezione, attraverso la quale Cristo è diventato sorgente di una grazia donata a quanti credono in Lui e vengono resi partecipi della stessa vita divina". "Il piccolo gesto dell'imposizione delle ceneri" - ha sottolineato il Papa - "è un invito a percorrere il tempo quaresimale come un'immersione più consapevole e più intensa nel mistero pasquale di Gesù, nella sua morte e risurrezione, mediante la partecipazione all'Eucaristia e alla vita di carità, che dall'Eucaristia nasce e nella quale trova il suo compimento. Con l'imposizione delle ceneri noi rinnoviamo il nostro impegno di seguire Gesù, di lasciarci trasformare dal suo mistero pasquale, per vincere il male e fare il bene, per far morire il nostro "uomo vecchio" legato al peccato e far nascere l'"uomo nuovo" trasformato dalla grazia di Dio".
Autore : Fonte: Agenzia VIS
Schönborn: "Vorrei assolutamente tornare a Medjugorje!"
Il Cardinale di Vienna al "Tagespost": Bisogna chiudere gli occhi per dubitare che a Medjugorje scorrano fiumi di Grazia. Per me questa è una cosa evidente, la Chiesa sicuramente non la può trascurare.
(nostra traduzione - è apparsa anche sul sito di Radio Maria; hanno fatto copia/incolla senza citare la aborrita fonte di medjugorje-bz :-)
DT: Eminenza, perché ha passato il capodanno a Medjugorje?
Schönborn: E' piuttosto inconsueto che un Cardinale vada a Medjugorje come pellegrino. All'inizio non ne ero così consapevole, ma l'ho constatato in seguito. Avevo sentito che erano stati là molti cardinali e vescovi, ma soprattutto in forma molto privata. Anche il mio pellegrinaggio era del tutto personale: un pellegrinaggio di supplica e di ringraziamento in un luogo dal quale in 28 anni ho visto provenire molti frutti impressionanti. Quindi era per me importante andare di persona in questo luogo che è diventato uno dei più grandi luoghi di pellegrinaggio nel mondo. Il primo grande gruppo di preghiera a Vienna si era raccolto nei primi anni '80 presso i domenicani. Noi domenicani notavamo che la chiesa era sempre piena, e che queste veglie di preghiera avvenivano anche durante tutta l'estate, che molti giovani venivano e pregavano con una costanza impressionante. Quando sono diventato vescovo, ho notato come molti dei nostri sacerdoti più giovani erano fortemente ispirati da Medjugorje, e come questo fenomeno avesse giocato un ruolo nel loro personale cammino al sacerdozio. Un terzo fenomeno sono le conversioni. Non c'è, oltre a Taizé, nessun incontro che metta insieme tante persone giovani come il Festival dei Giovani di Medjugorje. Da questo deriva l'importanza a livello mondiale del fenomeno.
DT: Impressionante a Medjugorje è anche la cultura della confessione.
Schönborn: Ho confessato io stesso due ore e mezza. Molti, che da 20 o 30 anni non la facevano, hanno riscoperto lì la confessione. Questa riscoperta del sacramento della penitenza avviene ad ogni livello. Quando si mettono insieme tutte queste cose sorge la domanda: che aspetto ha l'albero che porta tali frutti? Vi è una grammatica teologica delle apparizioni; la Madre di Dio ha chiaramente un approccio "pastorale". Le apparizioni sono un fenomeno universale. Non c'è quasi nessun paese che non abbia tali manifestazioni che si imprimono in quel paese e al di fuori di esso. Senza pregiudicare un definitivo pronunciamento della Chiesa, faccio notare che dal 1981 si è assistito a Medjugorje a fenomeni aventi una forte somiglianza con altre apparizioni mariane. La questione del perché la cosa duri così a lungo è un altro problema. In questa regione estremamente povera, arida, ma caratterizzata da una profonda, autentica religiosità cattolica, dei bambini sono entrati in contatto con questa apparizione e l'hanno testimoniata. C'è una caratteristica fondamentale che attraversa molte apparizioni: anche a Lourdes era una ragazza di 14 anni, e in un luogo impossibile. Maria non appare quasi in nessun posto ai Vescovi, ma quasi sempre i suoi messaggi sono diretti anche a sacerdoti e vescovi.
DT: Che cosa intende per "grammatica" delle Apparizioni?
Schönborn: Le apparizioni hanno il loro proprio linguaggio: sono rivolte ai piccoli, insignificanti per il mondo. I messaggi sono sempre semplici, non complicati, ma arrivano al nocciolo del Vangelo e del messaggio cristiano. Da questo si ha un criterio distintivo: tutti i messaggi straordinari sono sospetti fin dall'inizio. E' impressionante che già il secondo giorno delle apparizioni la parola "pace" sia stata centrale e che Maria a Medjugorje sia venerata come "Regina della Pace". Dieci anni più tardi, scoppia la prima guerra balcanica. Il messaggio di base è la preghiera, e perché la Madre di Dio non dovrebbe continuamente ricordarci questo messaggio? Alla grammatica della Madre di Dio per me appartiene anche il suo chiamarci "figli miei", senza distinzione fra piccoli o grandi, giovani o vecchi.
DT: Un giudizio definitivo da parte della Chiesa non c'è ancora.
Schönborn: La posizione ufficiale della Conferenza i Vescovi jugoslavi del 1991, che è stata accolta almeno due volte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, è per me una linea guida ideale, ed è bene attenersi ad essa. Circa i fenomeni, il Magistero della Chiesa non si esprime in modo definitivo: "Non è accertato che i fenomeni siano soprannaturali." La scelta di questa formula lascia aperta la possibilità che siano soprannaturali. La chiesa sta procedendo con consapevole prudenza, per non impedire i frutti, ma anche per premunirsi contro le aberrazioni, che sono sempre possibili.
DT: La chiesa deve emettere un verdetto definitivo una volta che i fenomeni siano conclusi?
Schönborn: Ci sono molti luoghi di apparizioni mariane, dove non c'era per tanto tempo alcun giudizio della Chiesa, ma ciononostante i pellegrinaggi avevano luogo. Per questo la seconda e terza frase della Dichiarazione del 1991 sono così importanti, vale a dire che non sono possibili i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje. Al tempo stesso, tuttavia, è stato sottolineato che dovrebbe essere data ai molti pellegrini la cura spirituale. Ciò include il servizio alle confessioni, perché Medjugorje è diventato uno dei luoghi di confessione più grandi del mondo. Come vescovo diocesano vedo in questo la mia concreta responsabilità verso persone che a Medjugorje cercano e ricevono un impulso spirituale. Medjugorje ha sviluppato una sua dinamica propria, che ha indubbiamente ricevuto l'impulso iniziale da parte dei ragazzi che hanno riferito i messaggi della Madre di Dio. Nel frattempo però, questo fenomeno gioca un ruolo subordinato. Che cosa fanno le migliaia di pellegrini che vengono a Medjugorje oggi? Pregano! Ogni giorno recitano tutto il Salterio, prendono parte all'adorazione eucaristica. Non ci sono attrazioni turistiche ma i pellegrini trascorrono ore in preghiera, e fanno lo sforzo di salire il Monte della Croce recitando la Via Crucis, e col rosario pregano salendo il Podbrdo. La gente ha una nostalgia di tornare incredibile, come a Lourdes. Me lo posso solo spiegare con la vicinanza della Madre di Dio che fa bene alla gente. C'è qualcosa di confortante, che porta aiuto, forza. Confesso: vorrei assolutamente tornare a Medjugorje! Conosco molte persone che si sentono così. E' la Madre di Dio la miglior guida a suo Figlio.
DT Indipendente dal riconoscimento delle apparizioni, Medjugorje è certamente un luogo di grazia?
Schönborn: per dubitare che a Medjugorje scorrono fiumi di Grazia, dobbiamo chiudere gli occhi. Per me questa è una evidenza che la Chiesa non può certo ignorare. È troppo chiaro che qui agisce la pienezza della Grazia. Per quanto riguarda l'aspetto carismatico, le locuzioni, le parole, faccio riflettere che S. Faustina per anni ha avuto apparizioni di Gesù quasi ogni giorno. Questo fu accuratamente studiato da Roma, inizialmente in modo molto critico, ma gli esami successivi dimostrarono senza alcun dubbio la solidità delle apparizioni. In tema di locuzioni e visioni la Chiesa è sempre stata molto prudente, ed è bene sia così. La cosa importante è che i frutti non vengano ostacolati. Sono particolarmente colpito dal grande numero di opere sociali che sono nate dall'impulso di Medjugorje: per esempio la Comunità Cenacolo, che ha un incredibile successo con i tossicodipendenti, che trovano la guarigione in una forte vita cristiana. Medjugorje è diventata un trampolino di lancio per la Comunità Cenacolo, perché da questo luogo il messaggio di speranza si è diffuso tutto il mondo. Un secondo esempio è il Villaggio della Madre, fondato da Padre Slavko inizialmente per le donne vittime di stupro e della terribile guerra.
DT: Lei ha citato i buoni frutti - le conversioni, vocazioni, confessioni - e i contenuti che non sono in contrasto col Vangelo e con la dottrina. Cosa può esaminare ancora la Chiesa?
Schönborn: Certo è un elemento importante anche la credibilità personale dei testimoni. Può anche essere un segno dei tempi che i veggenti siano sposati e abbiano famiglia. Credo che dovremmo indagare Medjugorje alla luce del Concilio Vaticano II: il famoso "sensus fidelium", che non cerca tanto lo straordinario, bensì il rafforzamento della fede nella vita quotidiana. Nel messaggio di Medjugorje si tratta sempre della normale vita cristiana di tutti i giorni. Che cosa si impara dalla Madre di Dio? La fede nel quotidiano! Per me Medjugorje è una scuola di normale vita cristiana.
DT: Lei fa una distinzione tra lo slancio iniziale e gli eventi successivi. Perché?
Schönborn: Lo slancio iniziale ha messo in moto l'evento. Il fatto che i messaggi continuano, gioca sicuramente un ruolo importante per i pellegrini che rimangono in contatto con Medjugorje. Senza la spinta iniziale non ci sarebbe Medjugorje. Non voglio speculare sul riconoscimento. Per me, come vescovo, è importante che nei messaggi non ci sia qualcosa che contraddice la fede: che Maria in questo momento si manifesti come "Regina della Pace" è la loro firma; idem l'accento sulla conversione, perché c'è pace con l'altro solo quando c'è pace con Dio.
DT: Molte persone hanno cambiato la loro vita a e attraverso Medjugorje. C'è qualcosa di diverso che vuol fare dopo questa visita?
Schönborn: Se così fosse non lo direi. Ma una cosa ho capito attraverso gli anni di unione con Lourdes: che ci dobbiamo far guidare molto più concretamente dalla Madonna. Come raggiunge Maria il cuore degli uomini? Viviamo in un paese dove il numero di fuoriusciti dalla Chiesa costituisce il secondo più grande "gruppo religioso". Molte di queste persone però hanno nostalgia di Dio. Vediamo cosa succede alle persone che si recano a Lourdes e a Medjugorje: qui le ferite vengono guarite e il cuore si apre. Come lo fa questo Maria nel nostro tempo? Per me è diventato sempre più evidente, dobbiamo farci ispirare dalla pastorale di Maria. I messaggi contengono pochi appelli morali, ma se i cuori si lasciano toccare da Maria e si rivolgono a Dio, poi le cose si sistemano, allora il "sì" alla vita nasce da una evidenza interiore. Un cuore convertito a Dio trova anche la strada giusta nelle questioni morali.
DT: Il suo viaggio è stato concordato con la Santa Sede? Riferirà alla Santa Sede le sue impressioni in merito?
Schönborn: sono andato a compiere questo pellegrinaggio per motivi del tutto personali. Io non nascondo ai miei confratelli il mio atteggiamento verso Medjugorje, che qui si è approfondito. Con molti vescovi ne ho parlato e continuerò a farlo. Anche questa è parte della opinione e del giudizio della Chiesa. Per molti dei pellegrini venuti a Medjugorje per S. Silvestro, era già una consolazione il fatto che c'era anche un cardinale.
Autore : Fonte: Kath.net (traduzione: medjugorje-bz)
Cari amici,
il terremoto di Haiti, con le devastazioni e le decine di migliaia di cadaveri, fra i quali moltissimi bambini, ha provocarto dolore e sgomento. Perchè tutto questo, se Dio è amore? E' un interrgativo spontaneo che CI SOLLECITA AD APPROFONDIRE LA FEDE. Lo spettacolo raccapricciante di una moltitudine di cadaveri ci richiama a una realtà che preferiamo nascondere il più possibile: l'onnipresenza del dolore e della morte nella vita umana. Si tratta di una costatazione: basta aprire gli occhi. Ma chi, come i cristiani, guarda con gli occhi della fede che cosa vede? Vede le anime immortali di tutti coloro che, morendo, si aprono all'amore di Dio e vengono accolte nel suo Regno di gioia e di pace, Vede i morti che la terra ha ingoiato risuscitare nell'ultimo giorno a immagine della gloria di Cristo risorto. Vede nei sopravissuti che hanno perso ogni cosa la presenza di Gesù che chiede aiuto. " Vidi poi un nuovo cielo e una terra nuova...Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme....Udii allora una voce potente che usciva dal trono: Ecco la dimora di Dio con gli uomini! Egli tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno, perchè le cose di prima sono passate" ( Apocalisse 21, 1-4). La sofferenza e la morte che affliggono l'esistenza umana non sono l'ultima parola. In Cristo risorto avremo la gioia e la vita immortale.
Autore : padre Livio Fanzaga
intervista al cardinale Shonborn
Schönborn: "Vorrei assolutamente tornare a Medjugorje!"
Il Cardinale di Vienna al "Tagespost": Bisogna chiudere gli occhi per dubitare che a Medjugorje scorrano fiumi di Grazia. Per me questa è una cosa evidente, la Chiesa sicuramente non la può trascurare.
(nostra traduzione)
DT: Eminenza, perché ha passato il capodanno a Medjugorje?
Schönborn: E' piuttosto inconsueto che un Cardinale vada a Medjugorje come pellegrino. All'inizio non ne ero così consapevole, ma l'ho constatato in seguito. Avevo sentito che erano stati là molti cardinali e vescovi, ma soprattutto in forma molto privata. Anche il mio pellegrinaggio era del tutto personale: un pellegrinaggio di supplica e di ringraziamento in un luogo dal quale in 28 anni ho visto provenire molti frutti impressionanti. Quindi era per me importante andare di persona in questo luogo che è diventato uno dei più grandi luoghi di pellegrinaggio nel mondo. Il primo grande gruppo di preghiera a Vienna si era raccolto nei primi anni '80 presso i domenicani. Noi domenicani notavamo che la chiesa era sempre piena, e che queste veglie di preghiera avvenivano anche durante tutta l'estate, che molti giovani venivano e pregavano con una costanza impressionante. Quando sono diventato vescovo, ho notato come molti dei nostri sacerdoti più giovani erano fortemente ispirati da Medjugorje, e come questo fenomeno avesse giocato un ruolo nel loro personale cammino al sacerdozio. Un terzo fenomeno sono le conversioni. Non c'è, oltre a Taizé, nessun incontro che metta insieme tante persone giovani come il Festival dei Giovani di Medjugorje. Da questo deriva l'importanza a livello mondiale del fenomeno.
DT: Impressionante a Medjugorje è anche la cultura della confessione.
Schönborn: Ho confessato io stesso due ore e mezza. Molti, che da 20 o 30 anni non la facevano, hanno riscoperto lì la confessione. Questa riscoperta del sacramento della penitenza avviene ad ogni livello. Quando si mettono insieme tutte queste cose sorge la domanda: che aspetto ha l'albero che porta tali frutti? Vi è una grammatica teologica delle apparizioni; la Madre di Dio ha chiaramente un approccio "pastorale". Le apparizioni sono un fenomeno universale. Non c'è quasi nessun paese che non abbia tali manifestazioni che si imprimono in quel paese e al di fuori di esso. Senza pregiudicare un definitivo pronunciamento della Chiesa, faccio notare che dal 1981 si è assistito a Medjugorje a fenomeni aventi una forte somiglianza con altre apparizioni mariane. La questione del perché la cosa duri così a lungo è un altro problema. In questa regione estremamente povera, arida, ma caratterizzata da una profonda, autentica religiosità cattolica, dei bambini sono entrati in contatto con questa apparizione e l'hanno testimoniata. C'è una caratteristica fondamentale che attraversa molte apparizioni: anche a Lourdes era una ragazza di 14 anni, e in un luogo impossibile. Maria non appare quasi in nessun posto ai Vescovi, ma quasi sempre i suoi messaggi sono diretti anche a sacerdoti e vescovi.
DT: Che cosa intende per "grammatica" delle Apparizioni?
Schönborn: Le apparizioni hanno il loro proprio linguaggio: sono rivolte ai piccoli, insignificanti per il mondo. I messaggi sono sempre semplici, non complicati, ma arrivano al nocciolo del Vangelo e del messaggio cristiano. Da questo si ha un criterio distintivo: tutti i messaggi straordinari sono sospetti fin dall'inizio. E' impressionante che già il secondo giorno delle apparizioni la parola "pace" sia stata centrale e che Maria a Medjugorje sia venerata come "Regina della Pace". Dieci anni più tardi, scoppia la prima guerra balcanica. Il messaggio di base è la preghiera, e perché la Madre di Dio non dovrebbe continuamente ricordarci questo messaggio? Alla grammatica della Madre di Dio per me appartiene anche il suo chiamarci "figli miei", senza distinzione fra piccoli o grandi, giovani o vecchi.
DT: Un giudizio definitivo da parte della Chiesa non c'è ancora.
Schönborn: La posizione ufficiale della Conferenza i Vescovi jugoslavi del 1991, che è stata accolta almeno due volte dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, è per me una linea guida ideale, ed è bene attenersi ad essa. Circa i fenomeni, il Magistero della Chiesa non si esprime in modo definitivo: "Non è accertato che i fenomeni siano soprannaturali." La scelta di questa formula lascia aperta la possibilità che siano soprannaturali. La chiesa sta procedendo con consapevole prudenza, per non impedire i frutti, ma anche per premunirsi contro le aberrazioni, che sono sempre possibili.
DT: La chiesa deve emettere un verdetto definitivo una volta che i fenomeni siano conclusi?
Schönborn: Ci sono molti luoghi di apparizioni mariane, dove non c'era per tanto tempo alcun giudizio della Chiesa, ma ciononostante i pellegrinaggi avevano luogo. Per questo la seconda e terza frase della Dichiarazione del 1991 sono così importanti, vale a dire che non sono possibili i pellegrinaggi ufficiali a Medjugorje. Al tempo stesso, tuttavia, è stato sottolineato che dovrebbe essere data ai molti pellegrini la cura spirituale. Ciò include il servizio alle confessioni, perché Medjugorje è diventato uno dei luoghi di confessione più grandi del mondo. Come vescovo diocesano vedo in questo la mia concreta responsabilità verso persone che a Medjugorje cercano e ricevono un impulso spirituale. Medjugorje ha sviluppato una sua dinamica propria, che ha indubbiamente ricevuto l'impulso iniziale da parte dei ragazzi che hanno riferito i messaggi della Madre di Dio. Nel frattempo però, questo fenomeno gioca un ruolo subordinato. Che cosa fanno le migliaia di pellegrini che vengono a Medjugorje oggi? Pregano! Ogni giorno recitano tutto il Salterio, prendono parte all'adorazione eucaristica. Non ci sono attrazioni turistiche ma i pellegrini trascorrono ore in preghiera, e fanno lo sforzo di salire il Monte della Croce recitando la Via Crucis, e col rosario pregano salendo il Podbrdo. La gente ha una nostalgia di tornare incredibile, come a Lourdes. Me lo posso solo spiegare con la vicinanza della Madre di Dio che fa bene alla gente. C'è qualcosa di confortante, che porta aiuto, forza. Confesso: vorrei assolutamente tornare a Medjugorje! Conosco molte persone che si sentono così. E' la Madre di Dio la miglior guida a suo Figlio.
DT Indipendente dal riconoscimento delle apparizioni, Medjugorje è certamente un luogo di grazia?
Schönborn: per dubitare che a Medjugorje scorrono fiumi di Grazia, dobbiamo chiudere gli occhi. Per me questa è una evidenza che la Chiesa non può certo ignorare. È troppo chiaro che qui agisce la pienezza della Grazia. Per quanto riguarda l'aspetto carismatico, le locuzioni, le parole, faccio riflettere che S. Faustina per anni ha avuto apparizioni di Gesù quasi ogni giorno. Questo fu accuratamente studiato da Roma, inizialmente in modo molto critico, ma gli esami successivi dimostrarono senza alcun dubbio la solidità delle apparizioni. In tema di locuzioni e visioni la Chiesa è sempre stata molto prudente, ed è bene sia così. La cosa importante è che i frutti non vengano ostacolati. Sono particolarmente colpito dal grande numero di opere sociali che sono nate dall'impulso di Medjugorje: per esempio la Comunità Cenacolo, che ha un incredibile successo con i tossicodipendenti, che trovano la guarigione in una forte vita cristiana. Medjugorje è diventata un trampolino di lancio per la Comunità Cenacolo, perché da questo luogo il messaggio di speranza si è diffuso tutto il mondo. Un secondo esempio è il Villaggio della Madre, fondato da Padre Slavko inizialmente per le donne vittime di stupro e della terribile guerra.
DT: Lei ha citato i buoni frutti - le conversioni, vocazioni, confessioni - e i contenuti che non sono in contrasto col Vangelo e con la dottrina. Cosa può esaminare ancora la Chiesa?
Schönborn: Certo è un elemento importante anche la credibilità personale dei testimoni. Può anche essere un segno dei tempi che i veggenti siano sposati e abbiano famiglia. Credo che dovremmo indagare Medjugorje alla luce del Concilio Vaticano II: il famoso "sensus fidelium", che non cerca tanto lo straordinario, bensì il rafforzamento della fede nella vita quotidiana. Nel messaggio di Medjugorje si tratta sempre della normale vita cristiana di tutti i giorni. Che cosa si impara dalla Madre di Dio? La fede nel quotidiano! Per me Medjugorje è una scuola di normale vita cristiana.
DT: Lei fa una distinzione tra lo slancio iniziale e gli eventi successivi. Perché?
Schönborn: Lo slancio iniziale ha messo in moto l'evento. Il fatto che i messaggi continuano, gioca sicuramente un ruolo importante per i pellegrini che rimangono in contatto con Medjugorje. Senza la spinta iniziale non ci sarebbe Medjugorje. Non voglio speculare sul riconoscimento. Per me, come vescovo, è importante che nei messaggi non ci sia qualcosa che contraddice la fede: che Maria in questo momento si manifesti come "Regina della Pace" è la loro firma; idem l'accento sulla conversione, perché c'è pace con l'altro solo quando c'è pace con Dio.
DT: Molte persone hanno cambiato la loro vita a e attraverso Medjugorje. C'è qualcosa di diverso che vuol fare dopo questa visita?
Schönborn: Se così fosse non lo direi. Ma una cosa ho capito attraverso gli anni di unione con Lourdes: che ci dobbiamo far guidare molto più concretamente dalla Madonna. Come raggiunge Maria il cuore degli uomini? Viviamo in un paese dove il numero di fuoriusciti dalla Chiesa costituisce il secondo più grande "gruppo religioso". Molte di queste persone però hanno nostalgia di Dio. Vediamo cosa succede alle persone che si recano a Lourdes e a Medjugorje: qui le ferite vengono guarite e il cuore si apre. Come lo fa questo Maria nel nostro tempo? Per me è diventato sempre più evidente, dobbiamo farci ispirare dalla pastorale di Maria. I messaggi contengono pochi appelli morali, ma se i cuori si lasciano toccare da Maria e si rivolgono a Dio, poi le cose si sistemano, allora il "sì" alla vita nasce da una evidenza interiore. Un cuore convertito a Dio trova anche la strada giusta nelle questioni morali.
DT: Il suo viaggio è stato concordato con la Santa Sede? Riferirà alla Santa Sede le sue impressioni in merito?
Schönborn: sono andato a compiere questo pellegrinaggio per motivi del tutto personali. Io non nascondo ai miei confratelli il mio atteggiamento verso Medjugorje, che qui si è approfondito. Con molti vescovi ne ho parlato e continuerò a farlo. Anche questa è parte della opinione e del giudizio della Chiesa. Per molti dei pellegrini venuti a Medjugorje per S. Silvestro, era già una consolazione il fatto che c'era anche un cardinale.
Autore :
Omelia del Cardinale Schonborn durante la S.Messa di fine anno a Medjugorje
Omelia del Cardinal Schönborn alla veglia di Capodanno,
Medjugorje 31 dicembre 2009
Notare come allude chiaramente della credibilità dei veggenti di Medjugorje e come sottolinei la necessità di ascoltare e guardare a lungo prima di parlare: evidente riferimento al Vescovo locale che non ha mai voluto incontrare i veggenti. (nostra trascrizione/traduzione, video completo - solo omelia)
Cari fratelli e sorelle, qui in chiesa o nei luoghi davanti alla chiesa o nel salone giallo, siamo tutti consapevoli che è un grande privilegio non dover festeggiare il nuovo anno con lo Champagne - forse più tardi - [applausi e risa] ma con Maria, Giuseppe, il Bambino nella greppia, con gli angeli.
Tutti noi siamo venuti a Medjugorje per essere in questo giorno in special modo vicini alla Madre del Signore. O più esattamente dobbiamo dire che siamo venuti qui perché sappiamo che la Madre del Signore vuol essere vicina a noi.
Con lei vogliamo iniziare il nuovo anno, e la prima cosa che mi commuove, se penso al presepio e ai pastori, è che non c'era nessun angelo. Qui [indica il presepio alla base dell'altare] ci sono due angeli sopra la grotta, ma nel vangelo non ci sono; erano nel campo dei pastori, una grande schiera di angeli, ma Maria e Giuseppe ne hanno solo sentito parlare, i pastori glielo hanno raccontato!
Neanche voi avete visto la Gospa, ma qui ci sono delle persone che ce lo hanno raccontato. E noi confidiamo che la Madonna ci è veramente vicina. La fede viene dall'ascolto e mi impressiona per prima cosa che nel vangelo di oggi si parla di ascolto. Prima di tutto dobbiamo ascoltare il lieto annuncio. Abbiamo due orecchie, due occhi e una bocca: questo significa che dobbiamo ascoltare molto, guardare molto e poi parlare. E cosa dobbiamo dire? Dobbiamo raccontare ciò che abbiamo visto e udito. Il mondo necessita di una nuova evangelizzazione, questa avviene solo se è impossibile che tacciano coloro che hanno visto e udito. Tutti noi abbiamo ricevuto la fede e nel battesimo abbiamo ricevuto il compito di comunicarla ad altri. I pastori hanno raccontato ciò che era stato loro detto e da questo tutto è continuato. Il vangelo, la buona novella, è stata raccontata, e quelli che l'hanno riferita erano credibili. Quelli che hanno udito, hanno anche visto che le parole erano in accordo con la vita, che ciò che i testimoni dicevano trovava corrispondenza anche nella loro vita.
Come possiamo diventare testimoni del vangelo? Prima di tutto in quanto guardiamo a Maria. Maria conservava e meditava nel suo cuore tutto quello che era accaduto. Fratelli e sorelle, ciò di cui urgentemente abbiamo bisogno nel nostro tempo è la preghiera. Lo dico con un po' di tristezza, so che prego troppo poco. So che la preghiera è la vita. Senza un vivo rapporto con Dio la nostra vita diventa arida e vuota. Perché la Madonna ci dice continuamente di pregare? Prendetevi il tempo per la preghiera. Un buon proposito per il nuovo anno, per noi sacerdoti, diaconi e per tutti. Tempo per la preghiera. C'è così tanta forza, così tanta gioia, troppo chiaro. Preghiamo Maria che ci aiuti a pregare di più. Se preghiamo le nostre parole sono piene di vita e poi la nostra testimonianza è credibile.
Vorrei spendere due parole su ciò che l'apostolo Paolo ci ha detto. L'anno paolino è già finito e ora siamo nell'anno sacerdotale, ma le parole dell'apostolo Paolo erano così forti perché erano piene di vita. Nella lettura di oggi ci dice che Dio ha mandato suo Figlio per farci diventare figli. Le figlie non sono escluse, si intende, figli e figlie insieme, ma Paolo dice che siamo chiamati a diventare figli, e non schiavi. Così come Gesù è figlio di Dio, così possiamo anche noi chiamarlo Padre. All'inizio di quest'anno l'apostolo Paolo ci dice: voi siete figli e non schiavi.
Io penso che Medjugorje è un posto dove si confessa molto e la confessione è la liberazione dalla schiavitù del peccato. Dio ci vuole avere come figli. Libertà dei figli di Dio, e per questo ci ha donato il sacramento della confessione. Dobbiamo avere un nuovo atteggiamento verso Dio, poterlo chiamare Abbà. Gesù ci ha chiamato ad avere fiducia in lui, ad avere fiducia in Dio. C'è troppa paura di Dio in noi, Jezu ufam tobie, Gesù confido in te - so anche il polacco - [alcune risate, quelli che capiscono la battuta], Jezu ufam tobie, Gesù confido in te [applausi].
Il Papa Giovanni Paolo II ci ha lasciato questo messaggio: abbiate fiducia nella misericordia di Dio, abbiate fiducia nella misericordia di Gesù. A volte, avere fiducia può essere eroico, quando la vita si fa difficile, quando un matrimonio diventa un peso, quando una malattia ci opprime, quando non sappiamo come andrà col nostro lavoro. Allora, dire Jezu ufam tobie, può essere eroico. Avere fiducia è veramente un atto di fede, e ancora guardiamo a Maria: chi ha donato un atto di fiducia, di fede, più grande di Maria? Jezu ufam tobie: questo sia il nostro programma per l'anno che viene.
E' quasi mezzanotte e si sentono i botti, ma noi non tiriamo petardi, noi cantiamo [applauso]. E un'ultima parola: i pastori tornarono glorificando e lodando Dio per quello che avevano visto e udito. Anche noi torneremo a casa e per poter essere testimoni della buona novella, dobbiamo prima di tutto glorificare Dio. I pastori glorificarono e lodarono Dio per quello che avevano visto e udito, spero che anche tutti noi torneremo a casa, faremo il viaggio di ritorno, dopo questi giorni passati qui, e glorificheremo Dio per ciò che abbiamo visto e udito. Allora crederanno anche a noi quando racconteremo, la nostra parola sarà degna di fede.
Adesso è quasi mezzanotte ed è il momento giusto per proclamare il nostro Credo. Con questa fede entriamo nel nuovo anno. Dio benedica il nuovo anno. [lungo applauso]
Autore : Cardinale Schonborn
«Salva te stesso e noi !»
L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».
(Luca 23,36-43)
Chi ama non bada a sè, se ne dimentica. Più importante di sè è l'altro, il fratello che gli sta accanto. Gesù anche sulla croce non si preoccupa di salvarsi. E' Amore. Lascia che lo si condanni per salvare noi. E' la quintessenza del dono di sé, anche nel limite estremo della morte e di una morte dolorosissima nel corpo e nello spirito.
La croce cambia la cultura: introduce la cultura del dono, del dare, dell'amore. E' un modo nuovo di essere uomini, di impostare la vita comune. E' la civiltà di Dio che scende sulla terra per portare la logica e il profumo del Paradiso.
Autore : don Carlo
La Croce
Cari amici, gli avvenimenti di questi giorni ci riconducono al centro del messaggio cristiano di salvezza. Per quanto negativi, possono darci uno scossone salutare. Innanzi tutto dobbiamo mettere la croce al centro della nostra vita, perchè è da essa che viene la salvezza del mondo. Dobbiamo adorarla, amarla, abbracciarla. Senza accogliere la croce non possiamo salvarci. L'impero delle tenebre odia la croce, perchè da essa è stato sconfitto. Non dobbiamo meravigliarci se esistono i nemici della croce che, con falsi pretesti, vogliono espellerla dal mondo. Essi però non possono nulla se noi la teniamo ben stretta alla nostra vita. Combattiamo la buona battaglia in difesa della croce. Dobbiamo non solo viverla, ma anche renderla visibile, perchè gli uomini, compresi quelli che la combattono, ne hanno bisogno per non perdersi. Mettiamo la croce nelle nostre case, nelle nostre stanze e su di noi, come segno di fede, di gratitudine e di salvezza. Mettiamola ovunque possibile, perché la croce è il più grande esorcismo di cui il mondo ha bisogno. Ripetiamo durante questa settimana questa bella invocazione: "Ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo, perchè con la tua santa croce hai redento il mondo".
Autore : PADRE LIVIO
L'isola dei sentimenti
C'era una volta un'isola, dove vivevano tutti i sentimenti e i valori degli uomini: la Ricchezza, l'Orgoglio, la Tristezza, il Buon Umore, il Sapere... così come tutti gli altri, incluso l'Amore.
Un giorno venne annunciato ai Sentimenti che l'isola stava per sprofondare, allora prepararono tutte le loro navi e partirono. Solo l'Amore volle aspettare fino all'ultimo momento.
Quando l'isola fu sul punto di sprofondare, l'Amore decise di chiedere aiuto.
La Ricchezza passò vicino all'Amore su una barca sfavillante e lussuosa e l'Amore le disse: "Ricchezza, mi puoi portare con te?", rispose: "Non posso, c'è molto oro e argento sulla mia barca e non ho posto per te". L'Amore decise allora di chiedere all'Orgoglio che stava passando su un magnifico vascello: "Orgoglio ti prego, mi puoi portare con te?", "Non ti posso aiutare, Amore...", rispose l'Orgoglio, "qui è tutto ordinato e perfetto, potresti rovinare la mia barca".
L'Amore chiese alla Tristezza che gli passava accanto: "Tristezza ti prego, lasciami venire con te", "Oh amore", rispose la Tristezza "sono così triste che ho assoluto bisogno di stare sola".
Anche il Buon Umore passò di fianco all'Amore, ma era così contento che non sentì la voce dell'Amore che lo stava chiamando.
All'improvviso una voce disse: "Vieni amore, ti prendo con me" Era un vecchio che aveva parlato. L'Amore si sentì così riconoscente e pieno di gioia che dimenticò di chiedere il nome al vecchio. Quando arrivarono sulla terra ferma il vecchio che aveva parlato se ne andò.
L'Amore si rese conto di quanto gli dovesse e chiese al Sapere: "Sapere, puoi dirmi chi mi ha aiutato?", il Sapere rispose: "È stato il Tempo". "Il Tempo?" si domandò l'Amore, "Perché mai il Tempo mi ha aiutato?", il Sapere, con la sua saggezza rispose: "Perché solo il Tempo è capace di comprendere quanto l'amore sia importante nella vita".
Autore : (fonte non specificata)
Dov’è Dio?
Racconto di una esperienza a L’Aquila
Dov’è Dio? Dov’è Dio quando la gente soffre? Dov’è Dio quando i bambini muoiono di fame? Dov’è Dio quando l’innocente grida per il dolore subito? Dov’è Dio nelle catastrofi naturali?
Sono queste le domande che spesso rendono le nostre notti un po’ movimentate, che offuscano i nostri pensieri quando facciamo esperienza del dolore del mondo, le domande a cui non sembriamo in grado di dare una risposta.
Dov’è Dio? E’ questo l’interrogativo che ha attraversato la mente di molti di noi in quella fredda notte di inizio aprile quando, alle 3,32, a L’Aquila e dintorni, la terra ha tremato. Dov’eri Dio?
E questa domanda mi è ritornata alla mente durante questa settimana di servizio nelle zona devastate dal terremoto alla vista di gente disperata, palazzi crollati, edifici disabitati. Quasi per “caso” mi ritrovo a prestare servizio con i giovani di Legambiente e i soprintendenti del Ministero dei Beni Culturali impegnati nel recupero dei beni artistici e di rilevanza culturale nelle chiese e nei palazzi dell’aquilano. Che strano! Cosa c’entro io che di storia dell’arte e beni culturali non capisco granché? Ma è vero che non ci sono coincidenze, ma provvidenze. Così quella mattina giunto ad Onna, la domanda che mi ronzava nelle orecchie in questi ultimi giorni si fa sempre più pressante. Dov’è Dio? Dov’è? Qui ad Onna è rimasto veramente poco. Macerie e silenzio ovunque. Lì in Chiesa ci sono le ultime suppellettili da recuperare. Tiriamo fuori qualche tavolo, il confessionale, frammenti interessanti. Ma non solo. Perché mi accorgo che i Vigili del Fuoco, in quella Chiesa sventrata dalla forza del terremoto, sfidando l’altezza delle macerie cercano ancora qualcosa…direi qualcuno. Da 4 mesi e un giorno sta sepolto lì sotto le macerie: Gesù Eucarestia dentro il tabernacolo. Quasi non ci credo quando me lo dicono e spero e prego che Gesù venga ritrovato. Così quando ormai il sole sta per calare il Bobcat del vigile si arresta improvvisamente; chiamano, c’è qualcosa. E da quelle macerie fredde e informi promana un alito di vita e speranza: è il Cristo riposto in quel tabernacolo all’apparenza fragile eppure rimasto “illeso” dopo la furia del terremoto. Non credevo ai miei occhi e ringraziavo Dio di avermi fatto testimone di questo ritrovamento. Non ho neanche il tempo di gioire che nella mia mente si materializza la risposta a quella domanda che mi ha da tempo angosciato. Dov’è Dio? Adesso posso rispondere. Eccolo Dio, sepolto sotto le macerie silenziose e pesanti. Eccolo il Cristo, anche lui terremotato, condividere fino in fondo la sofferenza della gente terremotata. Quel Cristo che dopo 4 mesi esce per ultimo è il segno di speranza che tutti aspettiamo. E’ il segno di un “Dio con Noi”. E se pure ce ne fosse bisogno, abbiamo anche le prove in quelle macerie che forse lo hanno nascosto ai nostri occhi ma non hanno minato la sua presenza viva e vera. Adesso il tuo posto diventa la tendopoli, insieme alla gente che soffre… Che il Cristo, terremotato anche lui, possa sostenere gli sforzi di rinascita della gente, possa ridonare speranza a chi ha il cuore ferito. Grazie Gesù perché sei vicino a chi soffre. Grazie Gesù perché sei terremotato anche tu.
Roma 10 agosto 2009
Autore : Salvatore Alletto
RIFLESSIONI PER L 'ANNO SACERDOTALE
Il Sacerdotedi Don Novello Pederzini Vive ed opera nel mondo,ma non appartiene al mondo.È figlio di uomini, ma ha l'autorità di renderli figli di Dio. È povero,ma ha il potere di comunicare ai fratelli ricchezze infinite. È debole,ma rende forti i deboli col pane della vita. È servitore,ma davanti a luisi inginocchiano gli Angeli. È mortale,ma ha il compitodi trasmettere l'immortalità. Cammina sulla terra,ma i suoi occhi sono rivolti al cielo. Collabora al benessere degli uomini,ma non li distoglie dalla meta finale che è il Paradiso.Può fare coseche neppure Maria e gli Angeli possono compiere:celebra la S. Messa e perdona i peccati.Quando celebraci sovrasta di qualche gradino, ma la sua azione tocca il cielo. Quando assolverivela la potenza di Dioche perdona i peccati e ridona la vita. Quando insegnapropone la Parola di Gesù:« Io sono la Via, la Verità e la Vita». Quando prega per noiil Signore lo ascolta,perché lo ha costituito "Pontefice", cioè ponte di collegamentofra Dio e i fratelli. Quando lo accogliamodiventa l'amico più sincero e fedele.È l'uomo più amato e più incompreso; il più cercato e il più rifiutato.È la persona più criticata, perché deve confermare con il suo esempio l'autenticità del messaggio. È il fratello universale,il cui mandato è solo quello di servire, senza nulla pretendere. Se è santo, lo ignoriamo;se è mediocre, lo disprezziamo. Se è generoso, lo sfruttiamo;se è "interessato", lo critichiamo. Se siamo nel bisogno, lo assilliamo; se vengono meno le necessità, lo dimentichiamo. E solo quando ci sarà sottratto comprenderemoquanto ci fosse indispensabile e caro. Del Sacerdote,tanto grande e tanto fragile, hanno detto:S. Agostino - Il Sacerdote è il vertice di tutte le grandezze .Monsabré - Nessuno è più grande di questo povero, piccolo uomo che celebra i Sacramenti. S. Francesco - Se incontrassi simultaneamente un Angelo e un Sacerdote, saluterei prima il Sacerdote, perché egli è un altro Cristo. Fulton Sheen - Il Sacerdote non si appartiene perché è tutto e solo di Dio e dei fratelli. S. Giovanni Bosco - Il più grande dono che Dio possa fare a una famiglia è un figlio sacerdote .S. Giovanni Vianney - Lasciate per vent'anni una parrocchia senza pretee vi si adoreranno le bestie. S. Padre Pio - Quando celebro la S. Messa sono sospeso sulla croce con Gesù.--------------------
Autore : un sacerdote
«Se qualcuno vuole venire dietro a me,
«Se qualcuno vuole venire dietro a me,
rinneghi se stesso,
prenda la sua croce ogni giorno e mi segua»
Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso? Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi. In verità io vi dico: vi sono alcuni, qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».
(Luca 9,23-27)
Ogni giorno ha la sua fatica. Prevista o più spesso imprevista. La croce di cui parla Gesù è in particolare quella legata al seguirLo, sulla strada dell'amore verso tutti.
Tanto spesso durante la giornata occorre decidersi per qualcosa di scomodo, tacere una parola di troppo, parlare quando non se ne avrebbe il coraggio o la voglia, pazientare nelle ingiustizie, deviare lo sguardo senza seguire l'istinto, ascoltare per amore discorsi poco interessanti...e la lista potrebbe essere infinita.
Se viviamo tutto questo come occasione per seguire Gesù ci scopriamo e ci sentiamo più profondamente suoi discepoli.
Autore : un sacerdote
un sacerdote racconta
Oggi Festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, inizia l'anno sacerdotale, un particolare periodo dedicato alla riflessione e alla preghiera attorno, e sui sacerdoti. Forse sono presuntuoso (anzi sicuramente lo sono) ma vorrei riscattare un pò l'identità sacerdotale da quei luoghi comuni che molto spesso troncano ogni discorso sui preti fermandosi appena alle pieghe della nostra tonaca.
Per capire qualcosa dei "preti", bisogna capire qualcosa di Gesù Cristo, e in particolare del Suo cuore. Io sono certo che chiunque di voi sà a cosa mi riferisco quando parlo di cuore. Mi riferisco a quella parte di noi che percepisce la gioia, la tristezza, l'amore, l'odio, la sofferenza, il piacere. Il cuore è la parte di noi che "sente" la realtà misurandola con ragioni a volte più profonde di quelle della nostra semplice razionalità. Quanto tu ti innamori di qualcuno lo fai non alla fine di un calcolo fatto con la tua tesa. Tu ti innamori perchè il tuo cuore percepisce in maniera tutta sua che quella persona, che quella realtà è per te. Il cuore ratifica immediatamente che quella persona ti dà gioia, ti dà senso, di fa risplendere per ciò che sei veramente. Poi, e ripeto, poi, si aziona il cervello, e meno male, perchè senza la nostra ragione saremmo vittime del nostro cuore. Ma è vero anche il contrario che senza cuore la nostra ragione sarebbe inutile, ragionerebbe a vuoto.
Ho fatto questa premessa per precisare una cosa: di Cristo, solitamente, noi sentiamo le ragioni, il Vangelo, la predicazione, le regole, le direzioni, le riflessioni, ma ci dimentichiamo che Cristo non aveva solo delle buone ragioni, aveva anche un cuore. Attraverso di esso, Egli ha gioito, ha pianto, ci ha capiti, si è fatto vicino a tutti e a ciascuno. Attraverso il Suo cuore, Egli ha sentito e amato il mondo. E sopratutto l'argomento vincente del Suo annuncio era, non innanzitutto nelle ragioni ma nel cuore. Chi incontrava Cristo si sentiva prima di ogni cosa guardato con un amore, con una considerazione, con una libertà, con una fiducia, con una verità che da quell'istante in poi tutto cambiava. Su questo sentirsi amati poi Lui parlava, dava le ragioni, guidava, chiedeva, liberava, guariva, salvava. Senza questo amore, tutto risultava chiaro ma non vero, o per lo meno non vero per me.
Ecco perchè quando istituisce gli apostoli e li manda ad annunciare il Vangelo, si preoccupa di inviare persone che hanno prima di tutto sperimentato questo amore.
I sacerdoti sono un pò il prolungamento di questa esperienza di Cristo nel mondo. Essi nascono dal cuore di Cristo, dal Suo amore, poi passano attraverso l'esigente strada della ragioni, per arrivare sull'umanità ferità degli altri. Liturgicamente tutto questo si condensa nella celebrazione dell'Eucarestia. Nella vita di ogni giorno, poi, ognuno di essi deve tradurre questo protocollo di azioni (cuore, ragioni, altri) come meglio può, adattandosi alla circostanze che vive e che serve. Un prete che lavora nelle favelas di San Paolo do Brasil, non può fare le stesse scelte di un prete che lavora nelle parrocchie della nostra Italia. Un prete incultura il proprio sacerdozio asseconda di dove vive tenendo però ferme alcune cose: la celebrazione dell'eucarestia, l'annuncio della Parola, l'esercizio del sacramento della confessione. C'è un antidoto perchè non faccia troppe scelte fai da te e magari anche sbagliate: l'amore per la Chiesa.
Se sfogliassimo un pò tutta la storia della Chiesa troveremmo figure di cristiani e di sacerdoti che non sono rimasti chiusi tra i profumi delle sagrestie e i colori dei paramenti, ma che hanno rischiato, hanno annunciato, hanno alfabetizzato, hanno curato, hanno aiutato a far crescere paesi, nazioni e continenti con la loro opera. Proprio perchè il sacerdozio serve l'uomo, tutto l'uomo, non solo la sua anima. Ecco perchè mi fa sempre un pò male sentire che noi siamo "in cura d'anime". Cristo non si è preoccupato solo dell'anima della gente che ha incontrato, anzi, ha toccato la loro anima passando attraverso i corpi, le storie, le scelte, i contesti etc etc. La Chiesa serve la persona nella sua interezza e non solo una parte di essa. Diversamente rischieremo di salvare le anime a discapito dei corpi, delle storie, delle relazioni, dei contesti, e così via. Aveva ragione Aristotele: possiamo dividere la realtà nella nostra testa, ma in concreto essa si presenta come una totalità e non come la somma delle parti. Ci dovrebbe pensare anche il sistema scolastico nazionale: non si può preparare egregiamente degli studenti insegnando loro solo saperi che nutrono la mente. Facendo questo lasciamo al caso l'educazione emotiva, quella spirituale, quella etica, quella sociale. Così la nostra scuola sforna mostri sociali: persone competenti con un'emotività di bambini di 11 anni, la spiritualità new age, l'etica relativistica, e capacità relazionale basata sull'utile e sul piacere.
La Chiesa corre il medesimo rischio: possiamo avere persone che hanno un grande bagaglio spirituale che poi si manifesta in frustrazioni sociali, mancanza di cittadinanza, integralismo talebano, emotività repressa etc. etc.
Ugualmente per la famiglia: possiamo anche far laureare i nostri figli che però oltre ad essere stati nutriti e assecondati sono cresciuti soli e hanno paura di fare delle scelte, di prendersi delle responsabilità, di fare cose definitive, di impegnarsi in rapporti a lunga durata, di dialogare con gli altri, di avere un atteggiamento positivo verso il mondo.
Forse sono uscito fuori tema, ma era solo per dire che il sacerdozio, l'essere preti, nasce non da una strategia di marketing lunga 2000 anni ma dal Cuore di Cristo, da questo Suo continuo farsi presente attraverso l'umanità della Chiesa. Ecco perchè quando un prete sbaglia ha una risonanza più grande, perchè assieme al suo fallimento si sente l'eco dell'assenza di Cristo, una sorta di tradimento, di mancanza di senso. Ma non dobbiamo dimenticarci che noi preti siamo anche e sopratutto umani. Come tutti. Siamo strumento non fine. E come ogni strumento la cosa che conta perchè funzioni è la manutenzione.
Questa manutenzione passa attraverso una cura personale che ognuno di noi preti deve avere nei confronti di se stesso, ma passa anche attraverso una cura che viene dagli altri. Volere bene sinceramente a un sacerdote significa abilitarlo a sbagliare meno, e a renderlo più all'altezza di ciò che fà. Giudicarlo e basta significa condannarlo a sbagliare senza diritto di replica, senza risurrezioni dell'ultimo momento.
Ho scritto e detto tutto ciò per dirvi che amare Cristo significa attaccarsi a Lui. E attaccarsi a Lui significa avere personal trainer in grado di guidarvi in questa operazione. Questi personal trainer li manda Cristo ma sono affidati a tutti. Se non funzionano la colpa non è della ditta ma della gestione. Fortunatamente l'Amministratore delegato (Cristo) trova sempre una maniera di rimborsare per vie traverse.
Autore : un sacerdote
Cari amici,
i messaggi accorati della Regina della pace, dati attraverso la veggente Mirjana in questi primi mesi dell'anno, hanno sorpreso alcuni, che, pur nel diffondersi dell'incredulità e dell'immoralità, vedono anche tante persone che si convertono e pregano.
Non c'è dubbio che, se la Madonna dice che ci siamo persi e che la rifiutiamo, questo significa che sta avvenendo davvero così, almeno per quanto riguarda la maggioranza delle persone. All'occhio premuroso della Madre non sfugge nulla di ciò che avviene nel cuore dei figli.
Noi però possiamo e dobbiamo cambiare la situazione. Sono convinto la Madonna, come ha già fatto in passato, si rallegrerà se ci daremo una svegliata e usciremo dal sonno stanco delle nostre anime. Non serve lamentarsi, guardando gli altri, ma agire su noi stessi.
Incominciano tutti a fare un passo concreto: alla sera, dopo aver visto la prima parte del telegiornale ( la seconda è generalmente frivola) spegnamo la televisione e recitiamo in famiglia, o da soli se ciò non è possibile, il santo rosario e la coroncina della divina Misericordia per le intenzioni della Madonna. Inoltre facciamo ogni giorno una piccola rinuncia per amore suo.
Alla Madre basta il fervore di pochi per consolarla e per concedere tutte quelle grazie che vuole dare al mondo, benché così immeritevole.
" Cari figli, vi ringrazio perché nei vostri cuori avete incominciato a pensare di più alla gloria di Dio. Oggi è il giorno in cui volevo cessare di darvi dei messaggi, perrchè alcuni non mi hanno accolto. La parrocchia, ad ogni modo, ha fatto progressi, e desidero darvi dei messaggi come mai è avvenuto in nessun luogo nella storia dall'inizio del mondo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata" ( Giovedì 4 Aprile, 1985).
Autore : Vostro Padre Livio
Dal Messaggio dato a Mjrjana il 18 Marzo 2009
Cari amici,
Nel messaggio a Mirjana del 18 Marzo la Regina della pace ci dà uno straordinario suggerimento per proseguire con frutto il nostro cammino quaresimale.
Innanzi tutto ci invita a guardare "in modo sincero" e "a lungo" nei nostri cuori per vedere che cosa c'è in essi. Lasciamo che venga alla luce tutto il sommerso: non respingiamolo, non addomestichiamolo, non giustifichiamolo, anche se ci fa orrore.
Poi la Madre ci chiede: " Dov'è in essi mio Figlio e il desiderio di seguirmi verso di Lui?" La Madonna è qui da così tanto tempo per questo, perchè il nostro cuore si apra all'amore di Gesù. Se questo non è ancora avvenuto, è giunto il tempo di deciderci, perché non siamo noi i padroni del tempo.
La vera rinuncia, alla quale tutte le altre devono condurre, è quella al peccato. Per questo la Madonna ci chiede di ascoltare il cuore domandandoci: " Che cosa vuole Dio da me personalmente? Che cosa devo fare?" Ascoltiamo e decidiamo.
Facciamolo alla luce di un amore sconfinato: "La Madonna ha guardato tutti i presenti e ha continuato: " Di nuovo vi dico: Se sapeste quanto vi amo piangereste di felicità".
Proseguiamo il cammino quaresimale con la preghiera, il digiuno e le opere di misericordia. Vivremo una Pasqua indimenticabile.
Autore : Vostro P. Livio
Dal caso Englaro al caso CameronCominciata
ECCO IL VALORE DI UNA
VITA SENZA VALORE
� passata purtroppo inosservata la lettera che David Cameron, leader dei Conservatori inglesi, ha inviato via mail a tutti coloro che hanno espresso solidariet� a lui e a sua moglie Samantha dopo la morte del figlio Ivan, di sei anni. Ieri solo il Corriere della Sera l�ha riportata, a pagina 19. Peccato, perch� quella lettera ha molte risposte da dare a quanti in queste settimane hanno avanzato dubbi sul valore della vita di persone gravemente handicappate, oppure in coma. �Ma � vita, quella?�, si chiedono in molti, dando per scontata la risposta: no, non � vita. �Vivere cos� non ha senso�, dicono.
Il piccolo Ivan era, dalla nascita, affetto da paralisi cerebrale ed epilessia. Era destinato a una morte certamente prematura, come infatti � avvenuto, e non ha potuto godere nulla delle gioie dell�infanzia: n� giochi n� corse, n� parole n� pensieri, almeno nel senso che intendiamo noi per pensieri. Ma quale �senso� abbia avuto la sua breve vita l�ha scritto suo padre, in quella mail, con parole commoventi: �Abbiamo sempre saputo - ha scritto - che Ivan non sarebbe vissuto per sempre, ma non ci aspettavamo di perderlo cos� giovane e cos� all�improvviso�.
La sua morte, per i genitori, non � stata affatto quella �liberazione� invocata da altri genitori che hanno vissuto drammi simili. �Lascia un vuoto nella nostra vita - ha scritto ancora David Cameron - cos� grande che le parole non riescono a descriverlo. L�ora di andare a letto, l�ora di fare il bagno, l�ora di mangiare: niente sar� pi� uguale a prima�.
Vado avanti: �Ci consoliamo sapendo che non soffrir� pi�, che la sua fine � stata veloce, e che � in un posto migliore. Ma, semplicemente, manca a noi tutti disperatamente. Quando ci fu detto per la prima volta quanto fosse grave la disabilit� di Ivan, pensai che avremmo sofferto dovendoci prendere cura di luima almeno lui avrebbe tratto beneficio dalle nostre cure. Ora che mi guardo indietro vedo che � stato tutto il contrario. � stato sempre solo lui a soffrire davvero e siamo stati noi - Sam, io, Nancy ed Elwen(la moglie e gli altri figli,ndr) - a ricevere pi� di quanto io abbia mai creduto fosse possibile ricevere dall�amore per un ragazzo cos� meravigliosamente speciale e bellissimo�.
�Ricevere�: in questo verbo semplice e straordinario c�� tutto il mistero della potenza di uno dei pi� grandi - forse il pi� grande - tab� del nostro tempo, la sofferenza. In queste settimane in cui mi sono dovuto occupare del caso di Eluana Englaro, ho ascoltato attentamente le argomentazioni di tutti, politici e filosofi e prelati, ma quella che mi ha convinto di pi� � contenuta nelle pochissime,scarne parole che mi ha detto, durante una chiacchierata sotto la sede del Giornale, un nostro collega, Felice Manti: �Eluana � stata eliminata perch� era Cristo in croce. Era un segno visibile e tangibile dell�ineluttabilit�, nella nostra vita, della sofferenza�.
La sofferenza � lo scandalo supremo, e di fronte ad essa reagiamo cercando (invano) di espungerla dal nostro orizzonte. Ma David Cameron ci dice ora quello che molti altri hanno sperimentato: e cio� che la sofferenza (oserei dire: forse nulla pi� della sofferenza) pu� avere il potere di renderci migliori, pi� attenti al dolore degli altri; di scoprirci capaci di amare e di sentirci amati. Chi vive situazioni del genere fa spesso esperienza di una fraternit� che mai, prima, avrebbe immaginato possibile. Ecco �a che cosa serve� una vita come quella di Ivan Cameron. Una vita lontana anni luce dai criteri di felicit� e benessere del nostro tempo: eppure capace di produrre una catena di amore che chiss� quando cesser� di dare frutti. Una vita breve.
Ma che cosa � breve e che cosa durevole? �Davanti al Signore un giorno � come mille anni e mille anni come un giorno solo� (Seconda lettera di Pietro, 3,8). [...]
Autore : Michele Brambilla, Il Giornale, 3 marzo 2009
Prima ero un cristiano tiepido
Prima ero un cristiano tiepido, grazie a Medjugorje mi sono infervorato. Quel posto apre nuovi orizzonti di fede. La Chiesa ha bisogno di maggior comunicazione
Lunedì 23 Febbraio 2009 00:00
Pontifex parla con Nek, nome di arte di Filippo Neviani da Sassuolo, la stessa cittadina che ha dato i natali al Cardinale Camillo Ruini e al genio del giornalismo religioso apologetico Vittorio Messori: insomma buon sangue,non mente. Nek è un ragazzo sensibile e dotato di grande fede, che,inutile girarci attorno, è stata ulteriormente aumentata dalle sue visite a Medjugorje. “ In quel posto ci sono stato ben tre volte e le assicuro, senza con questo cadere nella sterile ed inutile retorica, che la mia fede prima era molto,ma molto più tiepida, poi si è riscaldata e mi sono infervorato. Del resto, a Medjugorje ho toccato con mano che cosa vuol dire,in un luogo tanto lontano,ma nello stesso tempo geograficamente accessibile, la fede in Dio, grazie all’opera della Madonna che, come instancabile mediatrice, opera autentiche grazie”. Eppure su Medjugorje molti sono scettici, anche all’interno della Chiesa. “ guardi, ...
... io metterei da parte le polemiche che non portano da nessuna parte e guardo al lato positivo. Bisogna considerare che in quel santuario avvengono tante, tantissime conversioni, si amministrano sacramenti, insomma si crea la aspettativa del sacro e di Dio e questo mi pare un frutto buono e lodevole, da rimarcare”. Ma la posizione della Chiesa ufficiale sul tema non è ancora apertamente per il sì: “ ma neppure per il no. Io comprendo e forse anche giustifico la saggezza e la calma della Chiesa che davanti a fatti inspiegabili,visioni e miracoli si è sempre manifestata cauta. Del resto occorre riconoscere che, nel caso di Medjugorje, le veggenti hanno ancora visioni,parlano, quindi penso che la cautela della Chiesa, da questo punto di vista ,sia lecita. Poi come in ogni cosa umana gli scettici esistono sempre e dappertutto. La mia esperienza è positiva e dico grazie a Medjugorje che ha rafforzato la mia fede”.
Inoltre lei ha avviato in quel posto un nobile progetto si solidarietà: “ lei sa che in quel posto esiste molta,tanta miseria che rappresenta una grave ingiustizia sociale. Grazie ad un amico imprenditore di Modena, abbiamo iniziato ed avviato un progetto di aiuto concreto che spero possa dare buoni frutti. La Madonna a Medjugorje chiede preghiera,pace,ma anche aiuto e solidarietà concreti. Bisogna mettere in pratica con le opere buone, la parola del Signore e tutto questo a Madjugorje avviene”. Che cosa la ha colpito maggiormente di Medjugorje?: “ il lato spirituale. Sei stato due ore, ma sembra che la tua sosta duri da anni, il tempo ,come per incanto, si ferma in una estasi quasi mistica. Ecco, questa è la vera spiritualità che porta con sé stessa pace ed amore. Io consiglio a tutti l’esperienza di Medjugorje”.
Ma lei era già in precedenza uomo di fede: “ certo,non dico che in quel posto ci sia stata una conversione,per carità,ma la mia fede si è come infuocata. Indubbiamente devo fare ancora molta strada,ma sono sulla via giusta”. Che cosa le piace della Chiesa attuale?: “ vedo una Chiesa attiva, concreta, vicina alle esigenze di chi soffre. Ma vorrei, da giovane, anche una Chiesa maggiormente attenta ai problemi della comunicazione, che sappia pensare in grande e il fatto di aver oprato ultimamente per i social network le rende onore”. Le piace la messa antica?: “ dal punto di vista dell’eleganza e del mistero, senza dubbio. Non la capisco come molti miei coetanei,ma ha una sua indubbia eleganza, valorizza l’idea del mistero e del sacrificio. Una messa che non banalizza il gesto,ma per altro verso comprendo le tesi di chi vuol vivere la messa, comprendendola e partecipando attivamente”.
Autore : Bruno Volpe
Mi sono convertito a Medjugorje.
In quel Santuario ho ritrovato slancio e voglia di credere. Il mio stile di vita non mi piaceva più, solo un cattolicesimo di facciata. Ora ho la gioia della vera fede. In alcune foto vedo luci particolari
Giovedì 19 Febbraio 2009 00:00
Lo aveva già accennato in una precedente intervista a Pontifex. Oggi Paolo Brosio, giornalista e uomo di spettacolo è esplicito: “ grazie a Medjugorje ho ritrovato la fede e mi sono convertito, oggi sono un’altra persona, mi sento vivo”. Brosio è stato il primo febbraio a Medjugorje e racconta così la sua esperienza: “ guardi, non è che io fossi ateo. Ma il mio era un cattolicesimo rituale, vuoto, anche stanco. Quello classico, ereditato dalla famiglia, messa di prima comunione, a Natale, Pasqua, e basta. Insomma, ero insoddisfatto del mio stile di vita, non piacevo a Cristo”, né a me stesso”. In più, due situazioni personali gravi ne avevano minato fede e certezze: “ vero. Ho passato anni difficili. Prima la scomparsa di mio padre al quale ero molto legato,poi la separazione da mia moglie Gretel, molto dolorosa. Ero ridotto male”. Grazie a quattro valenti e santi sacerdoti, Brosio si è avvicinato al pianeta Medjugorje: ...
... “ devo a questi bravi preti se, prima sui libri,poi in pratica, ho conosciuto la realtà di Medjugorje”. Lei è stato a febbraio,come è tornato?: “ diverso,trasformato. Oggi credo davvero e voglio fare del bene. Devo dire che a Medjugorje la Madonna mi ha fatto avvicinare a Suo Figlio, la mia vita, grazie alla preghiera e al Santo Rosario è cambiata, si è stabilizzata sia in senso emotivo ed etico,che professionale. Certo, non voglio peccare di presunzione, ma dopo la separazione da mia moglie Gretel mi ero quasi abituato alla logica pagana del chiodo scaccia chiodo, ed essendo un personaggio famoso, forse anche benestante,le occasioni non mi mancavano. Ma non era questa la vita vera che cercavo. Nel Rosario e nell’Avemaria ho trovato la mia bussola. Ora voglio restituire a Dio quello che mi ha dato”.
In concreto che cosa intende fare?: “ aiutare e lo ho promesso a Gesù ,una struttura di suor Cornelia, presente a Medjugorje che si occupa di bambini orfani e di anziani, l’alfa e l’omega, la fine e l’inizio della nostra vita”. Spiega anche come farà: “ a maggio, con tutta probabilità, organizzerò da Pisa un volo Charter per Medjugorje, e oltre alla quota di iscrizione, da fissare, vi sarà un contributo da destinare appunto alla struttura di accoglienza per orfani ed anziani di suor Cornelia”. Una comunicazione di servizio. I particolari non sono ancora del tutto noti, ma chi volesse saperne di più potrà contattare la Onlus di Brosio a Milano denominata Fondatori Olimpiadi del Cuore al telefono 02 48 18 123, un bella e nobile iniziativa che vi segnaliamo e che merita ogni favore. Dice ancora Brosio: “ credo che sia giusto dire: la mia, a Medjugorje, è stata davvero una conversione fulminante, ho compreso la bellezza della fede, l’importanza dei sacramenti e dell’aiuto fraterno. Credo che questa esperienza vada divulgata e fatta conoscere. La Madonna ci parola, ci invita alla pace e alla solidarietà”.
Sorosio non lo dice apertamente, lo rivelerà a giorni,ma nelle foto scattate vi è qualche segno strano: “ preferisco mantenere prudenza, può darsi che sia un difetto di luminosità della macina fotografica. Ma dagli scatti fatti nella Chiesa emergono inspiegabili macchie luminose difficilmente spiegabili. Ora non ne parlo, lo farò solo dopo attento studio tecnico per non dare appigli ai soliti scettici e denigratori. Una cosa è certa: a Medjugorje la mia vita è cambiata e mi sono convertito”.
Autore : Bruno Volpe
LA NOTTE E’ OSCURA, MA LA MADONNA VIENE IN NOSTRO SOCCORSO: RIFLETTANO GLI ECCLESIASTICI 23.02.2009
Una storia emblematica. Come Paolo Brosio è andato a Medjugorje…
Pronto, Paolo? Sto cercando Paolo Brosio, uno dei volti più noti della televisione. Dall’altra parte del telefono si sentono forti folate di vento e un respiro affannoso. Infine un lontano: “Pronto, chi è?”. Dico il mio nome e chiedo dove mai si trovi.
“Sono a Palermo” mi spiega “per una puntata di Stranamore, ma in questo momento sto salendo il Monte Pellegrino col rosario in mano alla ricerca del santuario di santa Rosalia”.
Ma che ti è successo? Si dice di una folgorazione sulla via di Damasco.
“Ma io sono stato a Medjugorje”, dice ridendo. “Ero provato da una grande sofferenza; ora però vivo un’immensa gioia, Antonio, perché ho trovato Gesù”.
Puoi raccontarmi come è successo o – visto il fiatone che hai – rischi di stramazzare a terra?
“No, ce la faccio. Ti dico subito. La mia vita, fino ai 50 anni era trascorsa spensierata, con un certo connotato ludico da eterno ragazzo, anche se molto dedita al lavoro. Certamente senza problemi di fede o di coscienza. Ma cominciamo dall’inizio della storia: venti anni fa ho conosciuto una ragazza e me ne sono innamorato”.
Poi cosa è successo?
“Per raggiungere lei, che lavorava a Milano, dalla Liguria, dove ero giornalista del Secolo XIX, nel 1990 sono andato al Tg di Emilio Fede. Avevo già fatto alcune cose buone, come la Moby Prince, ma con Mani Pulite cominciò la mia notorietà televisiva. Tuttavia già lì feci il primo naufragio. Io dico sempre – scherzando – che il mio primo matrimonio finì perché mi ‘misi’ con Fede e lasciai mia moglie”.
In senso professionale…
“Sì, si lavorava tutto il giorno, praticamente la mia vita coincideva col lavoro. Sia chiaro, sono grato a Fede che mi ha permesso di crescere professionalmente. Ma ho fatto veramente 900 giorni sul marciapiede, come poi ho titolato il mio libro”.
Il marciapiede davanti al Palazzo di giustizia da dove facevi i collegamenti.
“Esatto”.
Poi nel 1996 approdi al salotto di “Quelli che il calcio…” e fai l’inviato per Fabio Fazio.
“Sì, le cose vanno a gonfie vele. Scrivo libri che vendono un sacco di copie, faccio fior di programmi in Rai, dal Giro d’Italia a Domenica in, da Linea verde all’Isola dei famosi. Poi torno a Mediaset con lo sport, le prime serate, Stranamore. Insomma una carriera fortunatissima, durante la quale incontro un’altra ragazza che mi fa innamorare e che diventa mia moglie”.
Stavolta una storia felice?
“In realtà seguono quattro anni di scontri familiari. Nel frattempo era morto mio padre. E’ stato un dolore fortissimo. Era una persona meravigliosa, al contrario del figlio scellerato che sono io. Era il mio punto di equilibrio”.
Anche tua mamma è una persona straordinaria.
“Sì, un carattere forte, combattente, toscana verace, donna simpatica e sincera, di grande fede. Ma, come tutti quelli che hanno una forte personalità, non è facile starle vicino. Io ci ho litigato di continuo. Mio padre però era perfetto per lei, calmo, buono, umile pur essendo molto colto, un grande esperto di letteratura inglese antica. Era il pilastro della mia vita”.
La sua perdita è stata una mazzata per te.
“Terribile. Ma poi è arrivata l’altra, il naufragio con mia moglie. Ognuno per la sua strada. Per me un dolore infinito. A cui ho reagito nel modo peggiore”.
Cioè?
“Con la logica mondana che dice ‘chiodo scaccia chiodo’, cose contrarie al cammino con Gesù”.
Era un tentativo di dimenticare, di lenire il dolore?
“Sì, accusavo un grande vuoto, sempre più grande. Io sono andato in crisi su tutto. Quell’abbandono mi ha spaccato il cuore. Oggi però ho capito che proprio da quella mia disperazione sono sbocciate sulle mia labbra quelle parole che mi hanno salvato: Ave Maria”.
Eri religioso?
“Ma figurati. Ogni tanto capitavo distrattamente in chiesa, ma la mia vita era altrove. Ricordavo a fatica tre preghiere. Neanche il Gloria al Padre. Il Credo lo sto imparando ora. Ma quelle “Ave Maria” ripetute fra le lacrime, tante e tante volte, mi hanno salvato perché stavo percorrendo sentieri scuri, veramente brutti, credimi”.
Di che tipo?
“Beh, sentieri brutti per dimenticare mia moglie. In realtà però, in quel modo, le cose per me andavano sempre peggio e l’angoscia era sempre più dilaniante”.
Sai che ci sarà qualche sciocco che ironizzerà?
“Guarda, io non sono nessuno e non ho da insegnare niente, ma spero che raccontare questa mia vicenda possa servire anche ad altri, perché quando precipiti nel dolore sei più vulnerabile e rischi di più di finire a fare cose brutte e irrecuperabili”.
Dicevi di quelle Ave Maria gridate nel pianto…
“Sì, mi è venuto naturale cercare la sua protezione perché di Gesù, di Dio avevo timore, invece sentivo lei come una mamma buona. La sua natura umana la sentiamo più vicina a noi, alle nostre sofferenze. Lei ha una pena infinita per chi soffre”.
Ti eri raccomandato a lei altre volte?
“Io non avevo mai pregato. Ho cominciato a pregare continuamente la Madonna perché stavo male da piangere, non riuscivo più a lavorare e più cercavo di dimenticare più combinavo guai e stavo peggio. Non avere più mio padre e mia moglie al mio fianco mi aveva fatto smarrire me stesso…”.
Poi cosa è successo?
“E’ successo che, pregando, ho sentito il bisogno fortissimo di incontrare la Madonna. E dov’è che si può incontrare? In un posto solo: a Medjugorje”
(Medjugorje è il villaggio della Bosnia Erzegovina dove dal 24 giugno 1981 la Madre di Gesù appare ogni giorno a sei ragazzi. Milioni di persone vi si recano).
Quel tuo “bisogno di incontrarla” che hai avvertito – secondo chi è più esperto di Medjugorje – è la sua chiamata. Dunque colei che hai invocato fra le lacrime ti ha risposto, come una madre che prontamente tende le braccia al figlio caduto a terra e ferito…
“Sì. Prima di partire mi sono procurato dei libri su Medjugorje e ho letto tutto, subito, con un’avidità che ho provato solo da bambino quando leggevo Salgari”.
In effetti iniziava un’avventura tutta nuova…
“Infatti mi sono detto: questa è la mia strada. Ho perfino rimandato di sei giorni l’inizio delle puntate di Stranamore”. E Mediaset?
“ (Ridendo) Quando alla riunione ho detto: ‘no fermi, io il 3 ho un appuntamento con la Madonna a Medjugorje’, tutti mi hanno guardato chiedendosi se ero impazzito. Ma alla fine hanno dovuto cedere”.
A Medjugorje cosa è successo?
“Là, guidato da Milenko e Mirella, una quantità inimmaginabile di emozioni, di incontri, di storie. Non so come sia stato possibile in così pochi giorni. Un’esperienza fortissima della presenza della Madonna. Una pace, un silenzio, una gioia… Ho conosciuto anche Vicka (una dei veggenti). E poi i tanti ragazzi ex tossicodipendenti che là sono stati recuperati. I bimbi orfani di suor Cornelia. Insomma non ci sono parole umane per una cosa tanto sconvolgente. Appena sono tornato l’ho raccontato al mio amico Andrea Bocelli perché lui mi poteva capire: c’è stato anche lui e lì ha pure cantato”.
Il luogo che più ti ha colpito?
“Tutti, ma davanti al crocifisso di bronzo che sta dietro la chiesina, davanti a quelle gocce d’acqua, quelle lacrime, che inspiegabilmente scendono da Lui, ho abbracciato le gambe di Gesù e piangendo non l’ho più mollato. Io mi ero affidato a Maria e lei mi ha portato a stringermi a suo Figlio. E lì, Antonio, ho trovato la pace”.
E cos’hai fatto?
“Ho ricevuto i sacramenti e ho scritto su un foglio tutti i nomi delle persone amiche e dei malati che gli raccomandavo e l’ho dato a Vicka perché la Madonna li benedicesse durante l’apparizione. E l’ha fatto”.
E ora?
“Ora voglio fare tutto quello che posso per quella terra che mi ha salvato. Anzi, tramite te lancio questo appello: a maggio farò un aereo per portare più gente possibile a Medjugorje. Il prezzo del viaggio organizzato, seppure basso, sarà maggiorato di un po’ di euro che verranno donati all’orfanotrofio di suor Cornelia”.
Non ti ferma più nessuno… E tua madre? Chissà quanto avrà pregato quando tu stavi male?
“Oh sì, lei sente sempre Radio Maria. Da anni mi parlava di Medjugorje: guarda quanto tempo ho perso…”.
Da Libero, 22 febbraio 2009
Autore : Antonio Socci
La vera storia della pillola abortiva Ru486 (I)
ROMA, lunedì, 2 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Mentre in Italia si aspetta il parere finale del Consiglio di Amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA) per la distribuzione e vendita nelle farmacie e l'autorizzazione all'uso ospedaliero della pillola abortiva Ru486, è disponibile nelle librerie un libro che rivela molte delle realtà nascoste in merito alla pillola abortiva da molti chiamata “la pillola di Erode”.
Il libro in questione ha per titolo “La storia vera della pillola abortiva RU 486” (Edizioni Cantagalli; pp. 288, Euro 21,00) ed è stato scritto da Cesare Cavoni e Dario Sacchini.
Dario Sacchini è ricercatore in Bioetica presso l’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Coautore di diversi volumi tra cui “Etica e giustizia in sanità. Questioni generali, aspetti metodologici e organizzativi” (2004) e “La vecchiaia e i suoi volti. Una lettura etico-antropologica” (2008).
Cesare Davide Cavoni, è invece giornalista professionista presso l’emittente SAT 2000; è laureato in Lettere ed ha conseguito il Master in Bioetica presso la Pontificia Università Lateranense di Roma.
È docente di Bioetica e Mass media per i corsi di perfezionamento in Bioetica presso l’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e presso l’Istituto “Giovanni Paolo II” della Pontificia Università Lateranense di Roma.
I due autori, con una documentazione precisa e dettagliata, rivelano i tantissimi rischi per la salute e per la società di un farmaco il cui obiettivo non è di “curare una malattia bensì di porre fine alla vita umana”.
Cavoni e Sacchini non solo respingono l’idea che la gravidanza sia una malattia da curare con pillole tossiche per i concepiti e per le madri, ma denunciano quello che sarebbe l’obiettivo dei sostenitori dell’Ru486 e cioè “quello di demedicalizzare, togliere il più possibile dalla competenza e dall’influenza del medico l’aborto, per trasformarlo in un fatto del tutto privato e personale”.
Per spiegare i contenuti e le finalità di un volume così attuale e scottante, ZENIT ha intervistato Cesare Cavoni.
Che cos’è la pillola Ru486? E’ un farmaco? E quale malattia cura?
Cavoni: Il mifepristone, chiamato Ru486 dall’industria farmaceutica Roussel-Uclaf che per prima ne sponsorizzò la ricerca, compare in letteratura nel 1982 ed è un ormone steroideo sintetico che provoca l’aborto.
Esso agisce su una tipologia di molecole denominate recettori, specifiche per il progesterone che è un ormone i cui organi bersaglio sono quelli coinvolti nella dinamica riproduttiva con lo scopo di favorire l’annidamento dell’embrione nell’utero e la prosecuzione della gravidanza.
L’alterazione indotta dall’Ru486 consiste nello sfaldamento delle cellule endometriali, nel sanguinamento e nel conseguente distacco dell’embrione.
Ma per poter portare a compimento l’aborto, oltre alla Ru486 viene somministrata anche un’altra pillola: si tratta di una prostaglandina che serve a stimolare le contrazioni e a espellere l’embrione.
Questa combinazione di farmaci poi deve essere utilizzata entro il 49° giorno, in un periodo cioè in cui i levelli di progesterone sono ancora bassi perché poi in una fase successiva tale ormone non potrà essere ‘intercettato’ dal mifepristone.
L’Ru486 è quindi un farmaco. Uno strano tipo di farmaco visto che per farmaco noi intendiamo qualcosa che curi, che lenisca un dolore o rallenti o guarisca da una malattia non certo una sostanza che possa causare la morte di qualcuno.
Credo sia la prima volta che venga utilizzato un farmaco per uccidere deliberatamente un essere umano. Perché l’embrione è un essere umano. Ogni donna quando è incinta, fin da subito parla di colui che porta in grembo come del proprio figlio; non dice alle amiche: “quando il feto nascerà lo chiamerò Marco”, oppure “sto preparando la stanza per l’embrione”.
Di conseguenza è facile capire come l’Ru486 non curi alcuna malattia poiché non c'è alcuna malattia da curare, a meno che non si voglia considerare la gravidanza come una malattia.
La gravidanza è una malattia?
Cavoni: Questo farmaco è davvero terrificante: per la prima volta constatiamo la messa a punto di un farmaco il cui obiettivo non è di curare una malattia bensì di porre fine ad una vita umana. O, meglio, sembrerebbe che la gravidanza venga annoverata, più o meno esplicitamente nel sentire comune, come una patologia, nella misura in cui una donna, non scegliendola, è costretta a subirla.
L’aborto, allora, potrebbe configurarsi, secondo questa visione, come la liberazione da una malattia o, più propriamente, da un male di vivere. È questa una visione perversamente drammatica della vita umana.
Così come è perverso il fatto che si decida di somministrare alle donne un farmaco, che porta con sé pesanti effetti collaterali, come se le donne fossero cavie su cui sperimentare indisturbati e, anzi, cercando di far passare una sperimentazione selvaggia come un diritto delle donne.
Da decenni si sperimentano sulle donne farmaci tossici di cui non si conosono o non si percepiscono fino in fondo i rischi a breve, medio e lungo termine. Di norma, si può agire così quando non vi siano ragionevoli alternative, quando cioè non usare una terapia sperimentale avrebbe come unica alternativa la morte della persona. Ma in questo caso – non trattandosi di malattia – il termine “sperimentale” cade per definizione.
Con l’utilizzo della pillola Ru486 l’aborto viene di fatto tolto dalla sfera della medicalizzazione, ricondotto totalmente nella sfera privata dell’individuo e, quindi, anche svincolato da ogni responsabilità sociale (oltre che morale) in nome di un nuovo concetto di “privacy”, il quale è applicato a qualsiasi decisione riguardo al proprio corpo. Così si spalancano le porte ad un’assolutizzazione del principio di autonomia (il rispetto dell’autodeterminazione del soggetto), togliendo ogni diritto al nascituro e investendo anche la relazione con l’altro (l’embrione, il feto, il figlio) in base a tale principio.
L’aborto può essere compiuto nel chiuso della propria casa. E compare fin da subito l’opzione contraccettiva dell’Ru486, vista come il migliore anticoncezionale, sul quale si scatenano (e si scateneranno) interessi commerciali e guerre aziendali.
I sostenitori della Ru486 affermano che questa pillola eliminerebbe l’aborto chirurgico così da diventare una pratica che si può gestire individualmente. Qual è il suo pensiero in merito?
Cavoni: L’esperienza francese e quella americana ci mostrano che questo non è vero; vale a dire che proprio laddove si pensava che la Ru486 potesse sostituire l’aborto si è visto l’esatto contrario.
Chi abortisce in genere sceglie l’aborto chirurgico e questo per due motivi; uno perché dura poco, viene effettuato sotto anestesia e la percezione del dolore, fisico e psichico, è inferiore e poi perché psicologicamente l’iter della Ru486 diventa un vero calvario, estenuante; ci vogliono giorni prima di poter completare l’aborto e c’è il rischio, alto, di dover comunque ricorrere all’aborto chirurgico poiché in molti casi il cocktail Ru486 e prostalgandina non funziona e allora bisogna intervenire d’urgenza con l’aborto chirurgico.
Il peso psicologico di due, tre giorni o addirittura di una settimana in attesa dell’aborto dopo aver assunto la pillola, rende questa modalità snervante per la donna e le ripropone ad ogni istante esattamente l’atto che sta portando avanti, che lei lo voglia o no; cioè quello di stare per sopprimere una vita umana.
Si può giustificarlo come si vuole, si può far finta di non vederlo, ma è così. E in ogni caso sarà comunque un trauma che prima o poi riaffiorerà nella vita di quella donna. E poi il dolore fisico che accompagna questa attesa è micidiale; sanguinamenti molto più abbondanti di una normale mestruazione, dolori lancinanti.
La letteratura scientifica registra numerosi casi di emorragie fortissime. Tutto questo è ben chiaro, per esempio, dalla testimonianza della prima paziente che negli Stati Uniti decise di abortire con la Ru486.
Il suo racconto è lucido e privo di qualsiasi aspetto moraleggiante. La giovane donna in questione fu la prima paziente che si sottopose alla sperimentazione dell’aborto tramite Ru486 negli Stati Uniti, presso l’ospedale di Des Moines in Iowa; ella non se ne dichiarò pentita. La donna, 30 anni, con un marito e due figli, era terrorizzata dall’aborto chirurgico a causa di una brutta esperienza vissuta da una sua amica:
«Sono stata per la prima volta a Des Moins. Tutti erano molto eccitati mercoledì quando mi è stata somministrata la prima dose di farmaci. Scherzando dicevo che ci sarebbe dovuta essere una cerimonia col taglio del nastro. Loro continuavano a dirmi che stavo facendo la storia. In un paio d’ore ho cominciato a provare nausea, ho tirato avanti per tre giorni e sono andata a lavorare. Per fortuna c’è una saletta per riposarsi nel mio ufficio; mi muovevo un po’ più piano. Di norma sono sempre molto su di giri ma per quei tre giorni non lo sono stata. Mi sembrava come se avessi mangiato del cibo avvelenato.
Sono tornata di venerdì e ho preso la seconda dose di farmaci; dopo cinque minuti ho cominciato a sentire dei crampi un po’ meno forti di quelli delle mestruazioni. Dopo due ore i crampi sono diventati più forti e ho cominciato ad usare un cuscinetto riscaldante sulla pancia. Sono andata nella stanza di riposo; quando però ho provato ad alzarmi mi sentivo come se mi avessero aperto un rubinetto. C’era un continuo flusso di sangue e poi mi è passato un grumo di sangue della grandezza di una pallina da golf, che mi ha terrorizzata.
Pensavo che fosse il feto. I crampi sono rimasti stabili. Negli ultimi quindici minuti della mia visita mi sentivo sdoppiata e l’emorragia era molto pesante, più di quella mestruale. Mia madre mi ha portato a casa; in quel momento sanguinavo molto e ho avuto la diarrea. Mi ha fatto tornare in mente il modo in cui sanguini dopo il parto. Forse una donna che non ha partorito potrebbe essere un po’ più rilassata.
Ho abortito alle 6.30 di venerdì notte. L’ho sentito cadere nella tazza. Sembrava come un grumo di sangue. Ho gridato quando mi sono resa conto che era uscito, in parte perché mi sentivo sollevata, in parte perché mi sentivo triste. Capii che era finita».
Quando poi si sostiene che l’aborto tramite Ru486 sia meno costoso e più veloce mi sembra proprio che le evidenze affermino proprio il contrario. Anche su questi punti parlano le donne e non i bioeticisti, i medici.
La situazione è stata anche in questo caso ben fotografata da una inchiesta realizzata dalla più nota giornalista scientifica statunitense, Gina Kolata, che di certo non passa per una fondamentalista cattolica.
Ebbene la Kolata, nel 2002 ha scritto sul New York Times, riportando il parere di molti specialisti, che l’aborto con la Ru486 richiede un tempo maggiore ed è più costoso dell’aborto chirurgico. Le donne poi non sembrano essere interessate dal momento che vengono richieste tre visite in ambulatorio per due settimane, due diversi farmaci, qualche emorragia e crampi.
Qualche fornitore fa pagare oltre 100 dollari in più per un aborto medico rispetto a quello chirurgico, spiegando che ogni pillola di Mifepristone costa 100 dollari. Molti usano un dosaggio più basso, somministrando una pillola invece delle tre che l’azienda produttrice raccomanda, ma aggiunge che il costo extra dell’aborto indotto tramite pillola, è ancora un peso gravoso per molti pazienti.
Ma ciò sui cui inciderà di più l’uso dell’Ru486 è la sanità pubblica: un risparmio di medici dedicati solo a quel servizio, così poco ambìto e che non consente di fare certo brillanti carriere.
Dunque per la sanità pubblica ci sarebbe un risparmio di medici dedicati solo a quel servizio, più letti a disposizione ma, a questo punto, un costo non proprio lieve se si chiede allo Stato di passare gratuitamente il farmaco.
Pensate che la vecchia azienda produttrice voleva piazzarla, all’epoca, siamo negli anni ’80, a non meno di 500 franchi francesi.
Per quanto si possa scendere di prezzo, il costo per la sanità pubblica resterebbe comunque altissimo, a fronte di risultati non proprio incoraggianti e, anzi, a fronte di ulteriori spese per tutti quegli aborti non riusciti tramite Ru486 e che quindi devono rientrare per la ‘consueta’ prassi chirurgica.
Anche per questo si è cercato di spingere molto perché si approfondissero ulteriori studi sulle proprietà del farmaco per curare malattie di tipo neurologico ad esempio, facendolo diventare un farmaco compassionevole per malati senza alternativa oltre la morte.
Riuscire a far approvare l’Ru486 per altri usi rispetto all’aborto, significa rendere legale il farmaco che, in un secondo momento, potrebbe essere utilizzato, fuori prescrizione, anche per l’aborto.
Credo sia questo l’obiettivo dei sostenitori di questa pillola mortifera. D’altronde avviene già lo stesso procedimento con l’altro farmaco che serve per completare l’aborto: esso è, infatti, registrato ufficialmente come antiulcera ma poi, siccome favorisce l’espulsione del feto-figlio, viene utilizzato all’occorrenza.
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Autore : di Antonio Gaspari
Cari amici,
mi giunge a volte da parte di qualcuno di voi un interrogativo angoscioso: "Perchè da quando mi sono messo sulla retta via sono così tribolato?" Nel cuore si insinua così il dubbio che la vita con Dio diventi più difficile.
In reatlà è proprio così. Infatti Dio, nella sua sapiente pedagogia, dopo che le persone si sono affidate a Lui, le purifica con molte prove, come l'oro grezzo che si raffina passando attraverso il fuoco.
Il cammino dell'amore passa necessariamente attraverso molte prove, senza le quali rimarremmo deboli e poco affidabili. Accettiamo volentieri che Dio ci plasmi e ci renda forti per le sue battaglie e per la gloria che vuole donarci in cielo.
Non bisogna dimenticare che il demonio non disturba coloro che, camminando via della perdizione, sono già suoi. Anzi, fa di tutto perchè la percorrano fino in fondo senza ostacoli e difficoltà. Al contrario assale quelli che sono sulla retta via, cercando di farli deviare o di sfiancarli perchè desistano dal cammino.
Ma se il demonio si accanisce contro di te, è un buon segno. Vuol dire che sei di Dio e che cammini sulla strada giusta. Rallegrati e segui Gesù con coraggio e fiducia, tenendo ben stretta la mano della nostra Madre celeste.
Autore : Vostro Padre Livio
ELUANA E NOI… 12.02.2009
Una cosa è certa: abbiamo bisogno della “carezza del Nazareno”, come ha detto Enzo Jannacci. Senza di Lui siamo perduti, disperati… E preghiamo che Eluana sia stata abbracciata dalla Nostra Madre
Il signor Beppino Englaro a “El Pais” aveva dichiarato: “la Chiesa non mi può imporre i suoi valori”. Ma la Chiesa non imponeva niente, esortava semmai a non imporre la morte a Eluana. Nessuno fino a ieri sera ha potuto affermare che l’ordinamento italiano, a partire dalla Costituzione, permetteva – come dice brutalmente Giuliano Ferrara – “l’eliminazione fisica di una disabile”.
Nessuno. E’ noto infatti che la legge punisce addirittura chi fa morire di fame e di sete un gatto o un cane (lo si è visto proprio in un caso dell’estate scorsa).
Ora però, a un essere umano, questa morte orribile è stata inflitta. Per legge? No. Non c’è nessuna legge che lo consenta. Meno che mai la Costituzione. E nessuno – dicasi nessuno – dei progetti di legge in discussione finora (neppure i più estremisti) prevede che un caso come Eluana possa finire con la morte per fame e per sete. Non solo, ma il disegno di legge del governo che salvava espressamente Eluana in Parlamento aveva una enorme maggioranza, più grande dello schieramento di centrodestra. E allora come è potuto accadere? Per un pronunciamento della magistratura? Tutto sembra surreale. Ognuno ha le sue responsabilità (compreso il Parlamento che ha aspettato fino all’ultimo).
Ma che spettacolo tragicomico quello di intellettuali che, mentre una giovane donna stava morendo, si sono messi a strillare contro il presunto attentato alla Costituzione da parte di Berlusconi. Qua si rovescia la frittata in modo plateale. A noi sembra che Berlusconi, coraggiosamente e generosamente, abbia cercato di rimettere le cose al loro posto, restituendo all’esecutivo le sue prerogative, derivanti dal mandato popolare e a Eluana i suoi diritti. Ci sembra che l’anomalia sia il ruolo assunto in questo caso dalla sentenza magistratura, diventata, per il veto pronunciato contro il governo dal presidente Napolitano, intangibile più del Corano.
Il quale Napolitano – detto per inciso – ha manifestato la sensibilità alla vita che può avere chi come lui viene dalla storia comunista, di dirigente del comunismo internazionale del Novecento. Questa tragedia però impone adesso una svolta alla politica italiana. E speriamo che Berlusconi non si fermi. Bisogna restituire la sovranità al popolo italiano e al governo eletto dagli italiani, per restituire a tutti i propri diritti: è questione vitale per questo Paese.
Ma, tornando alla tragica storia di Eluana, in quell’intervista il signor Englaro ha aggiunto, sempre in riferimento alla Chiesa: “non mi sono rivolto alla Chiesa, ma ai tribunali di giustizia. A loro non ho chiesto niente, né glielo chiederò”. Qui sorge una domanda: è proprio sicuro il signor Englaro di non aver chiesto niente alla Chiesa? Vorremmo capire meglio. La figlia Eluana non è stata forse accudita per circa 17 anni dalle affettuose e delicate suore misericordie di Lecco?
Non so se il signor Englaro le abbia mai ringraziate pubblicamente. Le suore che hanno amato Eluana come una sorella e una figlia sono state sempre silenziose, ma - sommessamente e umilmente – quando la situazione si è fatta pesante hanno chiesto che Eluana fosse lasciata a loro, che avrebbero continuato ad accudirla con tenerezza come hanno fatto per anni. Non so se siano state ritenute meritevoli di una risposta pubblica (io non ne ho viste). Queste suore sono testimoni importantissimi fra l’altro della situazione di Eluana, il cui stato era un mistero per la medicina. Infatti nessuno può dire fino a che punto veramente la giovane donna fosse assente, fino a che punto non abbia capito tutto.
Una di queste suore ha rivelato che la ragazza sembrava avere un respiro più affannoso e un battito più veloce quando nella sua stanza si parlava della controversia relativa a lei. Ci sono poi dei fatti strani accaduti in concomitanza con quel suo trasferimento che da Lecco, dove aveva vissuto per anni con le suore, l’ha portata alla casa di cura di Udine dove dovrebbe morire. Pare che chi ha viaggiato con lei sia rimasto molto impressionato dalla sua improvvisa e persistente tosse. La domanda che sorge spontanea è la seguente: Eluana ha cercato di comunicarci qualcosa?
Il sospetto non è affatto campato per aria. Ormai la medicina si interroga seriamente sulla condizione di queste persone. Tempo fa il “Sunday Times” riferiva di un nuovo studio medico secondo cui “il 40 per cento dei pazienti in coma in ‘stato vegetativo’ possono essere mal diagnosticati”. Cioè possono avere una certa coscienza di sé.
In realtà alcuni esperimenti lo hanno già dimostrato. La “Risonanza magnetica funzionale” del neurologo Adrian Owen dell’università di Cambridge, con Steven Laureys, del’università di Liegi, ha spalancato alla medicina nuovi orizzonti (vedi “Science”, settembre 2006) facendo clamore in tutto il mondo. Il professor Owen ha monitorato le parti del cervello che si attivano quando si rievocano certi ricordi o si chiedono certe azioni. Lo ha fatto in una ragazza di 23 anni in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale in cui aveva riportato un grave trauma cranico. Con uno scanner per la risonanza ha scoperto che in lei vi era un’attivazione delle aree cerebrali identica a quella che accade in una donna in perfetta salute.
Ha dimostrato così che il cervello del paziente in “stato vegetativo”, finora ritenuto completamente disattivato, in realtà funziona. L’eccezionale scoperta di Owen prospetta addirittura la possibilità di mettersi in contatto con queste persone che continuano a mantenere un certo livello di coscienza, ma non riescono a dare ordini al corpo.
Finora la medicina aveva brancolato nel buio, perché resta misterioso il luogo in cui veramente risieda la coscienza. Adesso scopriamo che in realtà la coscienza può permanere (e la cosa è dimostrabile con l’attivazione del cervello), ma non riesce a comunicare.
E’ la Chiesa che – contrariamente ai luoghi comuni – esorta la scienza ad andare avanti in queste ricerche. Un primo passo è stato fatto quando, è cosa recente, la medicina ha deciso di non definire più “irreversibile” lo stato vegetativo. E in effetti sono tanti coloro che si sono risvegliati sconvolgendo le previsioni infauste. Che finora la medicina abbia sottovalutato quella condizione è provato anche da diverse testimonianze di persone che – pure in ospedali italiani (parlo per conoscenza diretta) - trovatesi in coma, in una condizione nella quale secondo i medici non potevano assolutamente sentire cosa veniva detto, hanno ascoltato precisamente i discorsi che intercorrevano fra i diversi dottori durante quelle ore e li hanno poi riferiti (al loro risveglio) per filo e per segno lasciando sconvolti quegli stessi medici.
Giuseppe Sartori, ordinario di Neuroscienze cognitive all’Università di Padova, tempo fa ha dichiarato: “Da quando è stato dimostrato che i pazienti in stato vegetativo possono mantenere qualche forma nascosta di consapevolezza dovrebbe valere il principio di precauzione: non possiamo far morire una persona che forse ci sta sentendo e capisce che cosa accade a lei e intorno a lei”.
Probabilmente Eluana in queste ore ha sopportato una sofferenza fisica enorme (tanto che si è dovuto sedarla), ma – se aveva un certo grado di coscienza (come i nuovi studi dicono) – chi può dire la sofferenza morale che ha vissuto? Ora la tragedia si è consumata. La Chiesa tanto vilipesa, la Chiesa che ha abbracciato Eluana in questi 17 anni con l’amore materno delle suore, ora invoca per lei “la carezza del Nazareno”, come diceva poeticamente Enzo Jannacci. Una ricompensa eterna alle sue sofferenze. Ma il nostro Paese? Un brivido ci corre nella schiena.
Da Libero, 10 febbraio 2009
Autore : Antonio Socci
L’amore è più forte della morte
Domenica scorsa, Giornata della Vita, un gruppo teatrale che opera nel territorio dellamia diocesi ha rappresentato un bellissimo atto unico dedicato al dramma dell’Alzheimer.Sul filo rosso della musica struggente e delicata della Sonata in fa maggiore op. 24 perviolino e pianoforte di Ludwig van Beethoven, conosciuta come “La Primavera”, sicostruiva un singolare ricamo di dialoghi che - al di là dell’apparente incomunicabilità -univano la paziente, chiusa nella prigione del suo silenzio inespressivo, e chi le stavaintorno, dal figlio, al medico, all’assistente sociale. La tesi della “pièce” era tantosemplice, quanto forte: se c’è una forza che vince la morte, anche la mortedell’impossibilità di esprimersi, pur quando restano in funzione gli organi vitali dellapersona, questa forza è l’amore. Non a caso, la musica era del grandissimo Maestro, chel’ha composta senza mai averla potuta ascoltare: Beethoven era sordo! L’amorecomunica dove altrimenti non c’è che solitudine e rinuncia: l’amore intesse dialoghi nonverbali, fatti anche soltanto del contatto di una mano sull’altra, di una prossimità attenta ediscreta, di un essere accanto con la tenerezza infinita che si ha verso la creatura amata,anche quando questa vive in uno stato solo vegetativo. L’amore ti fa sentire la musica chele orecchie non odono, e dire le parole che le labbra non sanno pronunciare. “Forte comela morte è l’amore”, dice Shir ha-Shirim, il Cantico dei Cantici (8,7). E la via del dialogo.attraverso cui far vincere la vita sulla morte, non sono le parole, ma la prossimità:“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio”. È questo il dialogointessuto per diciassette lunghi anni dalle Suore, che nel silenzio e nella discrezione sisono prese cura giorno e notte di Eluana Englaro. La notte scorsa, l’applicazione di unasentenza ha sottratto la Ragazza a questo colloquio di semplici gesti, di silenzi eloquenti.Per operare lo strappo si è scelta la notte, quasi a coprire del buio l’atto che si compiva.Si è cercato il pudore rispetto a un gesto che non può non suscitare immenso clamore.Ora Eluana è in una stanzetta. Per tre giorni sarà ancora nutrita, sembra che dica ilprotocollo. Poi, non lo sarà più: né acqua, né alimenti. Morirà così, in silenzio, con unaagonia che durerà giorni. Soffrirà? Chi dice di no, deve spiegarci perché il protocollopreveda la continua somministrazione di tranquillanti, di analgesici: conferma evidenteche il dolore di Eluana non può essere semplicemente escluso, che il suo organismo èvivo e vitale, e la sentenza che consente di farla morire si applica a una persona umana inuno stato comune a migliaia di altre persone solo in Italia. Che qualcuno gridi qui allavittoria dello Stato di diritto, proprio non riesco a capirlo: ciò che nei prossimi giorni saràsotto gli occhi di tutti è una casa di cura - un centro deputato a promuovere, custodire ecurare la vita - dove una giovane Donna è lasciata morire di inedia. Per ironia della sorte,quella Clinica porta un nome che si carica in questo caso di un amarissimo sapore: “LaQuiete”… Chi vincerà se Eluana morirà così? Non certo la dignità della persona umana,di qualunque persona umana, quale che sia la sua condizione fisica o mentale, economicao sociale, la nazionalità, il colore, la storia. La dignità di tante persone diversamente abili,con gradi a volte altissimi di disabilità, come di tanti pazienti in stato vegetativo, il valoredella vita personale, di ogni vita personale, è qui fortemente messo in questione, è anziperfino minacciato. Se una sentenza può decidere di togliere acqua e cibo a qualcuno perfarlo morire, stabilendo che questo è legale, mi sembra che una voragine si apra davanti anoi, un buco nero nella nostra convivenza civile. Non si tratta di sospendere una terapiasproporzionata, di fermare una forma di accanimento terapeutico. L’alimentazione, anchequando è forzata, non è terapia: è necessità vitale! Basti solo pensare ai bambini o aidisabili o agli anziani nutriti in maniera non autonoma! Una volta, un Papà che vedevamorire sua figlia in uno stato simile a quello di Eluana, alla Sorella che pregava perchéquella ragazza morisse, rispose con fermezza: “Taci, Tu non sai quanto vale davanti aDio ogni istante della sua esistenza!”. Comprendo Peppino Englaro che non riesce aparlare così: la sofferenza è stata ed è troppo grande! Ma non comprenderò mai unaLegge che consenta a un medico di porre fine alla vita di Eluana come si sta per fare. Perchi crede, quella vita viene da Dio e spetta a Lui solo chiamarla a sé. Per chi non crede,quella persona viva e vitale, anche se priva di ogni apparente coscienza, è un fratello, unasorella in umanità. E questo dovrebbe bastare per riconoscere che la sua vita è unassoluto davanti a cui è necessario arrestarsi con rispetto, cura e attenzione d’amore.Anche se a ogni gesto dovesse rispondere - come è stato per anni - soltanto il silenzio.Forse, “la Primavera” di Beethoven potrebbe essere suonata anche per Eluana. E il Suosilenzio - ben più di qualche dichiarazione fatta tanti anni fa, quando era nel pieno delleforze e dell’entusiasmo della giovinezza - risuona oggi come un grido assordante…
diBruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto
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PER ELUANA
Al di là delle disquisizioni scientifiche e mediche da un lato, sui temi dello “stato vegetativo persistente”, di “coma reversibile o irreversibile”, di “accanimento terapeutico”, e, dall’altro lato sulle implicazioni giuridiche conseguenti, quali il “testamento biologico”, la “dichiarazione anticipata dei trattamenti” o l’implicita o esplicita “eutanasia”, vorrei richiamare la nostra attenzione sulla radice ideologica e culturale, cioè sul nostro comune modo di pensare che sempre più spesso sembra arrendendersi alla cultura della morte.Nell’enciclica “Evangelium Vitae”, ai paragrafi 11, 12 e 15 in particolare – che invito a leggere- sono espressamente e chiaramente indicate le componenti principali del pensiero moderno che scatena in modo sempre più aperto una “congiura contro la vita”, quella contro il soggetto più fragile ed inerme, quale è il bambino concepito e non ancora nato, la persona gravemente colpita da disabilità, come Eluana, o quando è affetta da malattia inguaribile. Alla base di tali atteggiamenti ostili alla vita, emerge con sempre maggiore evidenza una pericolosa mentalità: la dignità della persona umana non sarebbe “inerente”, come è scritto nel preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, cioè insita e connaturata alla persona in quanto semplicemente appartenente alla specie umana. No: il valore di una persona, la sua dignità, non sarebbero assoluti, ma semplicemente dipendenti dalla sua autonomia, dalle sue capacità di “produrre”, dalla “qualità” della sua vita, da criteri di valutazione di efficienza del tutto relativi, stabiliti o magari sanciti per legge da terze persone (giudici, magistrati, medici, politici o maggioranze politiche), secondo le tendenze etiche del momento storico.Questo pensiero è stato nella storia (ricordiamoci del Nazismo) ed è, ancora oggi, principio di gravi discriminazioni e di ingiustizie tra gli uomini, di una “guerra” ormai senza quartiere “dei potenti contro i deboli” (Ev. V. ,12) Indubbiamente, il dolore e la sofferenza fanno sempre più paura al nostro modo individualistico, utilitaristico ed edonistico di concepire la vita. Il dolore e la sofferenza hanno perso il loro significato o valore, “anzi sono considerati il male per eccellenza, da eliminare ad ogni costo; il che avviene specialmente quando non si ha una visione religiosa che aiuti a decifrare positivamente il mistero del dolore” (Ev. V., 15). Conseguentemente, accogliere la vita in tutta la sua drammacità che include la sofferenza e il dolore proprio ed altrui, e quindi il sacrificio della propria persona che si prende cura dell’altra più debole, è sempre più concepito come un gesto straordinario, quasi di eroismo, ma da scongiurare più che da imitare.Anche per questa ragione: si fa fatica ad accettare una gravidanza indesiderata, specie se comporta particolari disagi materiali; si esclude dalla vita bambini segnati da anomalie cromosomiche o malformazioni congenite mediante l’aborto volontario detto eufemisticamente “terapeutico”; si lasciano morire senza assistenza medica adeguata neonati fortemente prematuri o riconosciuti tardivamente affetti da più o meno grave disabilità; si chiede la sospensione delle cure ordinarie, cioè alimentazione ed idratazione, ai malati come Eluana o Terry Schiavo negli Stati Uniti.C’è dunque un terribile e diabolico “filo rosso” che sottende questa volontà omicida verso le persone più deboli del nostro tempo, i bambini non ancora nati e i malati gravemente disabili come Eluana, o quelli terminali, come già avviene in alcuni Stati dell’Unione Europea. Oltre ad una decisa opposizione “politica” in senso stretto, il modo più efficace, alla portata di tutti noi, per spezzare definitivamente questo “filo rosso”, che si insinua subdolamente anche nelle nostre teste, sia nel caso dell’aborto volontario, come in quello di morte decretata dai giudici per Eluana, consiste nella nostra sempre maggiore disponibilità all’accoglienza e alla cura della persona più “povera tra i poveri”; anche se, paradossalmente, la legge (la 194 per l’aborto o una eventuale disposizione legislativa sul “termine della vita”) vorrebbe rendere inutile o, addirittura, impedire questa nostra offerta di aiuto.“Coloro che ritengono già morta Eluana, lascino che possa essere ancora curata e amata da chi la sente viva”. Con queste parole e con la loro concreta solidarietà le Suore di Lecco che assistono da 16 anni la “povera” Eluana, all’indomani della sentenza della Corte di Cassazione di Milano, danno testimonianza del valore assoluto e incondizionato della vita umana.Alberto VirgolinoTerni, 05.02.2009
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Pellegrinaggio a Medjgorie
Testimonianza del pellegrinaggio a Medjugorie compiuto dal 9 al 14 settembre 2008 con tre pullman di pellegrini di Campobasso e di Terni.
Siamo giunti a Medjugorie che era ormai sera e da lontano si vedeva la grande croce del Krizevac illuminata. Mi sono ricordato allora che quelli erano giorni particolari perché erano di preparazione alla festa dell’Esaltazione della Santa Croce che si sarebbe celebrata il 14 settembre e che a Medjugorie si celebra con particolare solennità.
Sulla collina di fronte, il Podbrodo, la collina delle apparizioni, abbiamo trovato invece nei giorni seguenti la grande statua di Maria nell’atteggiamento di invitare i figli a rispondere alla sua chiamata, mutilata e sfigurata. Qualche settimana prima infatti era stata mutilata della mano sinistra che tende verso i suoi figli e anche il volto era stato sfregiato con la rottura del naso.
Se il segno della croce luminosa riempie il cuore di gioia perché ci ricorda come l’amore di Dio trionfa su ogni male, la statua mutilata di Maria ci fa vedere come il male sia ancora una realtà che va affrontata e Maria partecipa ai nostri combattimenti. Maria è madre di tutto il popolo di Dio e continua la sua missione materna nel generare alla vita della grazia ogni membro del corpo del suo Figlio Gesù, anche quelli che sono ancora mutilati, cioè lontani da Lui e non conoscono il suo amore che salva e risana, invitandoli con i suoi dolci legami di amore materno.
I pellegrini che giungono a Medjugorie trovano questa presenza materna di Maria che invita ad aprire i loro cuori all’amore di Gesù specialmente nella preghiera. Il ritornello “pregate, pregate, pregate” si concretizza nella preghiera del Rosario, nella Santa Messa, nella Confessione, nell’Adorazione, nella Via Crucis. Non sono preghiere nuove, ma diventano nuove perché ognuno le accoglie come un dono personale che rende nuovi. Nessuno ritorna da Medjugorie a mani vuote, ma sa di portare con sé un tesoro che colma il suo cuore di gioia, e il tesoro è quello di aver incontrato Gesù e sa che il suo amore è più forte di tutte le difficoltà che fino a quel momento hanno allentato il suo cammino e reso stanca e triste la sua vita.
Come sacerdote posso testimoniare questa grazia, oltre a tutti i momenti di preghiera, specialmente nella Confessione. Il Sacramento della riconciliazione viene riscoperto da tante persone come un incontro con Gesù, con la sua misericordia che risana e guarisce, con la potenza della sua Parola che dona la capacità di camminare al suo seguito come discepoli, col il dono del suo Spirito che infiamma il cuore e rende l’amore di Gesù una realtà viva.
La vita è vocazione. Ho incontrato diversi giovani che si sono accostati al sacramento della Confessione con il desiderio sincero di conoscere la volontà di Dio per la loro vita e le loro scelte. La chiamata di Dio non rimane qualcosa di lontano, ma la rivelazione di un amore che richiede una risposta personale e un coinvolgimento in questo amore delle scelte di tutta la vita. Da chi è alla ricerca e da chi ha già trovato, ho visto il loro volto illuminarsi e il loro cuore aprirsi ad un incontro che è capace di segnare e mettere in moto tutta la loro vita.
La Confessione come dono. Si può dire che tutti coloro che vanno a Medjugorie non ritornano a casa senza prima confessarsi. Ciò che colma il cuore di gioia è vedere come questo sacramento viene vissuto come conversione e rinascita, non come “dovere” o “peso”, ma come “dono” e “liberazione” che permette un nuovo rapporto vitale con Dio. Nell’ultimo giorno ho confessato per qualche ora all’aperto accanto alla chiesa, perché i confessionali erano già occupati. Il tempo incerto all’inizio si tramutò in una leggera pioggia e poi in un violento temporale con lampi e tuoni che facevano sussultare. All’inizio ero riuscito a ripararmi con l’ombrello che avevo portato, poi mi sono spostato nella cavità della porta laterale della chiesa cercando sempre di ripararmi come meglio potevo, ma la gente non si allontanava e continuava sempre ad attendere il suo turno incurante della pioggia scrosciante. Giunta al suo turno, una signora mi disse che lei aveva sempre avuto una gran paura dei tuoni e dei lampi, ma il desiderio di confessarsi era più forte della sua paura.
Maria causa della nostra gioia. Una costante che noto sul volto di coloro che pregano, che aprono il loro cuore a Dio, è la luce che sgorga dal loro cuore e che dona ai loro occhi una serenità e una pace profonda. Questa gioia che pervade le persone che incontrano Dio si rende percepibile specialmente nella confessione. Con piacevole sorpresa più di una persona mi ha detto che a Medjugorie ha provato una gioia così intensa paragonabile a quando è diventata padre o madre. Effettivamente Maria è causa della nostra gioia perché come madre ci genera a una vita nuova in quanto ci unisce a Gesù e come sue membra riscopriamo la gioia della vita vera.
Autore : P. Pierangelo Casella
SE FOSSE...
SE FOSSE…
Se fosse un colore sarebbe il BIANCO PIÙ SPLENDENTE,
se fosse un suono sarebbe il SILENZIO PIÙ ARMONIOSO,
se fosse un odore sarebbe quello FRESCO e INTENSO del MUSCHIO,
se fosse una parola sarebbe PACE!
Questa per me è Medjugorje…un pezzetto di PARADISO che Dio ha voluto donarci per farci
scoprire come può cambiare in meglio la nostra vita se soltanto aprissimo il nostro cuore al Suo INFINITO AMORE.
Non è facile descrivere ciò che si vive lì: le parole non riescono a catturare l’essenza di ciò che passa davanti ai nostri occhi…potrei pensare ad una canzone ma qualsiasi melodia sarebbe poco emozionante se paragonata all’armonioso e penetrante SILENZIO che aleggia tra le colline di Medjugorje.
Ho perfino lo sensazione che il parlarne troppo rimpiccolisca le sconfinate e meravigliose sensazioni di pace vissute in quei giorni e questo mi intimorisce un po’ ma voglio provare ugualmente a tirar fuori quello che sento nel mio cuore spinta del desiderio di condividerlo con voi.
Non posso stupirvi con effetti straordinari o raccontarvi di avere visto strani fenomeni naturali perché non è successo niente di tutto questo.
L’ “UNICA” testimonianza che posso darvi è che Medjugorje riesce a scuotere le coscienze di tutti: è come un seme che la Madonna lascia nel cuore dei pellegrini che rispondono alla sua chiamata; questo seme germoglierà e darà più o meno frutti ma non appassirà: è questo il più grosso miracolo che avviene a Medjugorje: nessuna anima torna a casa così come era partita!
A Medjugorje si impara ad ASCOLTARE IL SILENZIO: lo stesso silenzio che normalmente associamo a solitudine e tristezza, lì diventa lo strumento più prezioso per arrivare fino agli angoli nascosti del nostro cuore e raggiungere l’intimità con Dio.
E’ nel raccoglimento dell’adorazione Eucaristica che il Signore ci parla, è grazie a quella meditazione e quella condivisione della preghiera che si riescono ad allontanare per un po’ dal cuore e dalla mente gli affanni quotidiani per far posto a quel Dio misericordioso che tanto ci ama e che viene a portarci la pace.
Vi chiederete: c’è bisogno di andare fino a Medjugorje per trovare il silenzio? Ovviamente per trovare il silenzio no ma per trovare QUEL SILENZIO SÌ!
Non nego che mi manca da morire quel piccolo paesino della Bosnia, mi manca terribilmente quella serenità e quella condivisione della preghiera con i fratelli venuti da ogni parte del mondo: lì ci si sente veramente parte di un’UNICA e GRANDE FAMIGLIA, figli dello stesso Padre, membra dello stesso CORPO.
La messa tradotta alla radio in molti idiomi, l’adorazione eucaristica vissuta con i pellegrini di ogni parte della terra…tante lingue, tante culture, tanti cuori e tante speranze ma un’UNICA FEDE, un’UNICA VERITA’, UNA SOLA e PROFONDA STRETTA DI MANO al momento della PACE quando il nostro pensiero arriva ad abbracciare anche i nostri cari.
Partirei immediatamente se potessi ma credo che sia troppo comodo e troppo facile ricercare quel calore e quella fede in quel piccolo angolo di paradiso dove la Madonna ci tiene per mano in ogni momento della giornata.
Ciò che dovrò e vorrò fare, invece, sarà custodire quelle sensazioni nel mio cuore e coltivarle quotidianamente per evitare che restino soltanto un ricordo bello ma circoscritto.
Come una piantina che ha bisogno di continue cure e attenzioni così la nostra fede per crescere ha bisogno delle preghiere e del contatto quotidiano con Dio.
L’augurio più grande a tutti i miei compagni di “viaggio” è che questo sia soltanto il punto di partenza per un profondo cambiamento della nostra vita; l’invito per chi non è ancora andato è quello di rispondere alla chiamata della nostra Madre celeste…non importa il motivo che vi porta ad andare…se sentirete anche una piccola spinta (che sia desiderio, che sia curiosità o fede) vi consiglio di non esitare…chiamatemi e PARTIAMO ;-)
Autore : Simona Carabeo (Alviano Terni)
Mai avrei potuto immaginare....
Mai avrei immaginato di essere chiamata a collaborare con la Mamma Celeste ad un progetto cosi' bello!Sono infatti impegata a coordinare l'Associazione "Famiglie di Maria",che ha come finalita'la santificazione della famiglia.L'impegno che sta alla base di questa Associazione si e' concretizzato nei primi di giugno dell'anno 2000,in un Pellegrinaggio a Medjugorje con il Gruppo Regina della Pace,ma nacque come risposta di Maria ad un profondo desiderio che io e la mia amica RosY avevamo da sempre:avere una famiglia che fosse unita nella fede e la vivesse apertamente.Fino ad allora la fede nelle nostre famiglie era sentita come un fatto privato,che ciascuno viveva a modo suo e non c'erano nella giornata momenti di preghiera in comune.Nel pellegrinaggio ci veniva continuamente ripetuto che la Madonna desidera che nella famiglia si preghi insieme,ma per noi,con i figli ormai grandi,sembrava un traguardo impossibile.Ad un certo puntotutto il gruppo fu ricevuto da Mjrjana e,nel colloquio,lei ci ripete' ancora che la Madonna desidera la preghiera nelle famiglie.Una signora le chiese come poteva fare, dal momento che i suoi non erano abituati a pregare ed i figli eranoormai grandi.Mjrjana rispose queste testuali parole:-NON VI PREOCCUPATE DELLA FEDE DELLA VOSTRA FAMIGLIA.AFFIDATELA A MARIA CHE CI PENSA LEI.VOI FATE IL VODTRO CAMMINO DI FEDE SERENAMENTE.Sembrava che Mjrjana rispondesse proprio a noi!Ci dicemmo:se la Madonna desidera la preghiera in famiglia e ce la chiede,si vede che cio' e'possibile da raggiungere!se ci dice di affidare le nostre famiglie a Lei,facciamolo ed aiutiamoci a vicenda.Fu li' che stabilimmo come un patto tra me e Rosy:"Dovunque saremo,ogni martedi' pregheremo il Santo Rosario con l'intenzione di affidare tutte e due le nostre famiglie".Sembrava una piccola cosa,solo per noi due,ma ci venne spontaneo di parlare della nostra decisione ai nostri amicipiu' stretti che erano in pellegrinaggio con noi e subito si formo' un gruppetto,che,una volta tornati a casa,comincio' a crescere sempre piu'.Ora sappiamo con certezza che c'era un bellissimo progetto di Maria,che noi non immaginavamo e che si sta ancora realizzando.L'Associazione "Famiglie di Maria" comprende ormai migliaia di famiglie,residenti in tutte le regioni italiane ed anche all'estero.Ha un assistente spirituale nel sacerdote Don Francesco Paolo Vaccarini ed e' incoraggiata dal Vescovo Sua Ecc.Mons.Vincenzo Paglia,che anche quest'anno ha partecipato al Convegno Annuale che si e' tenuto a Terni,nella Chiesa di San Pietro Apostolo,lo scorso 31 Maggio 2008.Moltissime sono le Grazie che la Madonna continuamente ci da' e molti sonoi frutti anche visibili che vediamo.Oltre alla Preghiera silenziosa che si leva da tanti cuori uniti spiritualmente anche da lontano,si sono formati tanti gruppi di persone che si riuniscono ogni martedi' nelle case o nelle chiese,per pregare insieme,per affidare insieme le famiglie a Maria,in comunione con tutti coloro che sono legati da questo impegno.Sono nate tante belle e fraterne amicizie,si e' formata e si sta consolidando sempre piu'come una grande famiglia di famiglie,che si sostengono nella fede e che sono inserite nella Chiesa Cattolica.Personalmente,nel settembre scorso,in un nuovo Pellegrinaggio a Medjugorje,ho avuto la gioia di poter raccontare a Mjrjana quanto sia stata di stimolo per noi la risposta che ci diede indirettamente nell'anno 2000 e le ho parlato delle "Famiglie di Maria".Lei ci ha confermato che quello che facciamo non puo' non essere gradito alla Madonna,che e' la nostra Madre e chiama a collaborare ciascuno dei suoi figli.Chiede solo che le apriamo il cuore.
Autore : Graziella Rasile Responsabile "Famiglie di Maria"
Medjugorie
Per me Medjugorie non è stato qualcosa di stravolgente o sensazionale (nel senso che a tali termini si da comunemente), è stato come tornare alla normalità dopo un periodo di "agonia interiore" causata da una grossa sofferenza durante la quale ho utilizzato tutte le mie energie per non cedere alla morte (spirituale)... è stato un riprendere a respirare... e di conseguenza a vivere... è stato un sentirsi nuovamente amati (e non più abbandonati)da un Papà che è lassù.
Se dovessi parlare di Medjugorie direi che è stato come liberarsi da maschere e macchinari che mi aiutavano a sopravvivere, è stato come sentire l'ossigeno entrare liberamente e delicatamente attraverso le vie respiratorie, risvegliare i polmoni, far battere di nuovo il mio cuore, darmi la forza di aprire gli occhi e... tornare a vivere e ritrovare quella che era la mia meravigliosa normalità...
dove c'era un Dio che mi amava e ci amava e un grande desiderio di contagiare gli altri con un po' ci questo amore che sentivo...
Ecco cosa è stato per me Medjugorie: il vento tiepido della primavera che riscalda e dà vita.... è l'aria che respiriamo... e che è impregnata di amore anche per noi...
E chi si sente amato, non può non desiderare che tutti si sentano amati... di qui l'adorazione del 2, nella convinzione profonda che... attraverso la preghiera del cuore "il vento di Dio" farà sbocciare anche il cuore più gelido e arido....
Medjugorie è... la normalità... che si è persa o non si è mai conosciuta, ma... è quella meravigliosa normalità che Dio ha pensato per ognuno di noi.....
Un grande abbraccio
Autore : Emily
Appunti di viaggio
Spalato, ore 7. C’è molto più ordine qui che in Italia, perlomeno al porto. Il cielo? Qualche nuvola, nulla più. E’ da Terni che le nuvole coprono il sole e ci fanno respirare, qualcuno aveva paura del caldo; nessuna lamentela. Bisogna pesare le parole quando si colloquia con la gente di qui, e ricordarsi che loro parlano croato e non slavo, che siamo in Croazia, non in Jugoslavia. Ammesso che la Jugoslavia esista ancora. Si parte. Di nuovo in pullman, piccola sosta alla piccola Lourdes e poi diretti verso quel luogo la cui pronuncia è tuttora un mistero ma che di sicuro si scrive Medjugorje. Questo viaggio sembra un tuffo nell’oceano, si va e non se ne conosce il motivo ma non siamo tutti uguali e ognuno ha un motivo diverso, una spinta, una strada differente. E’ in questo viaggio che non riconosci più te stesso, non sai più leggere tra le righe e non ti viene nemmeno da porti il problema, si va e basta perché da che l’uomo è uomo tuffarsi non è mai stato un gesto razionale, un tiro preciso, una traiettoria calcolata. No. Si sa solo che si arriverà nel punto esatto sotto di noi. E’ la forza della gravità, questo grande mistero fatto di nulla capace di incollare tutto ciò che è tangibile al suolo. Questa è la vera forza: andiamo a Medjugorje sicuri di essere già arrivati (ma con una grande e profana curiosità).
Medjugorje, ore 13. Siamo quasi alle porte del paese, le nuvole continuano a coprire il sole ma qui hanno le forme e la disposizione che i bambini danno quando disegnano il cielo. Pecore grandi, pecore piccole, una qui, una più in fondo, un bianco gregge dipinto su di un azzurro intenso che solo a guardarlo ti fa venire voglia di volare. Comincia qui il viaggio. A tratti, senza spiegazione, ci siamo tutti distratti ad ascoltare il silenzio; non è che quaggiù abbia un sapore particolare, ma ci si è accorti dell’importanza, per tutti noi, di sentirlo addosso sulla pelle, in corpo, più dentro ancora. Cosa ci sarà mai più in fondo dell’ultimo atomo del nostro amato corpo… chissà.
Cos’è Medjugorje? Un paesetto di contadini e di piccoli commercianti che vendono souvenirs (e che probabilmente non abitano qui), forse non è niente di più. E’ comunque un universo di persone che ruota intorno ad un santuario, non immenso, dove le messe si celebrano in sei-sette lingue, dove alle adorazioni si canta in sei-sette lingue. E’ bello cantare perfino in croato, ma in tedesco è impossibile. C’è molto da fare qui, pregare, cantare, camminare, visitare e soprattutto ascoltare. Dovrebbero mettere un cartello vicino a quello del paese: “qui si impara ad ascoltare”.
La storia di Medjugorje è un po’ fuori dal comune anche se siamo abituati a non stupirci più di niente. Dalle persecuzioni della polizia comunista nei confronti dei preti, dei frati, generatrici di torture e stragi, alla resurrezione di questa terra portata a compimento dalla volontà di una donna, una donna che pochi hanno visto, la quale si è rivelata affinché la Pace (Mir) venisse rispettata anche sulla Terra. E quella donna ha anche parlato e continua a parlare, pochi la ascoltano, e lei parla di un piano, una specie di progetto volto alla Salvezza. Probabilmente in questo momento, che sia giorno o che sia notte, sta dicendo qualcosa a qualcuno che dovrebbe interessare tutti.
Coloro che vedono e ascoltano la Madonna sono privilegiati e privilegiate. Tuttavia non suscitano troppa invidia. Quasi tutti i giorni o tutte le sere sono costretti ad arrampicarsi su per la collina per l’incontro che paradossalmente avverrà ad un orario preciso. Questa cosa ci rende perplessi, ma puntuali ad assistere all’apparizione come fosse una diretta TV, ci capita invece di trovarci in un silenzio, una quiete che tutti, animali compresi, e perfino l’aria sembrano rispettare. La donna che ha direttamente assistito all’apparizione torna in se, un cane comincia a latrare, padre Ulisse sente gelarsi la pelle, la Madonna ha parlato: benedice tutti, tutti quelli che in quel momento l’avrebbero desiderato, anche senza saperlo ed anche senza essere li.
La collina e il sentiero pietroso e impervio che raggiungono il luogo, sono rimasti gli stessi dalle prime apparizioni, quelle che hanno dato a Medjugorje la fama di posto incantato. Anche la gente è la stessa. In più ci sono gli “indefinibili”: pellegrini? Turisti? Curiosi? Cristiani? Fedeli? Fedeli sì, ma fino a che punto? In fondo sono, siamo solo anime. E qui te ne rendi conto veramente. Finalmente.
Quello che viene definito pellegrinaggio è un percorso breve ma intenso di vita, nel quale può succedere qualcosa di misterioso a chiunque, non esiste un momento preciso per tutti, ognuno ha il suo orologio nascosto. Succede quindi di trovarsi davanti, dentro, dietro, sopra qualcosa che non sappiamo, e ce ne accorgiamo, e sorridiamo, e piangiamo. Ma esistono anche momenti che si condividono anche se siamo immersi tutti nel proprio dolore. Ad esempio durante una adorazione o una messa, non ricordo bene, nel santuario con duemila persone di nazionalità diverse, ho visto un ragazzo ferito nel corpo piangersi addosso sotto l’altare, per guarire le sue ferite; ho visto adulti toccati dalla preghiera, lacrimare e sorridergli, ho visto altri adulti, impassibili, cuori di pietra, piangersi dentro, per sciogliere i sassi, altri ancora decidere di lasciare l’Italia per vivere qui. Ho visto un Gesù in ognuno di loro. E piangeva più di loro. E così Maria. Immagino la sua voce, la voce più dolce e melodiosa del mondo che ti chiama per nome; ed è come se ti prendesse sulla sua mano e ti portasse in cima a non so che cosa per rivelarti che ti adora più di non so che cosa. E scommetto che fa così per tutti. Sarà così per tutti. E’ stato così per chi ha sentito il bisogno di venire qui per trovarsi un palmo più vicino a Dio ed ha scoperto di essere stato chiamato per nome ed essere atteso per comprendere di essere venerato come un semidio, e allora ho capito: se siamo veramente semidei, siamo capaci di miracoli. Questo è un posto dove il più misero, il più lurido o semplicemente il peggiore, scopre di non essere e di non essere mai stato solo.
Infine, dobbiamo tutti un ringraziamento particolare a questo posto. Grazie per averci accolto a braccia aperte, per averci regalato degli istanti di vita eterna, per i sassi della collina che non ci hanno fatto cadere, per il cielo che non ci ha fatto sudare, per l’aria che non ci ha fatto sentire mai stanchi.
Spalato, ore 22. Stiamo rientrando. Mi chiedo: sto veramente tornando a casa? Ora siamo realmente spossati, personalmente mi sento triste. Ho dimenticato qualcosa a Medjugorje, cosa?
Terni, ore 13. Cielo sereno, poco nuvoloso.
Autore : Francesco Sebastiani
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