mercoledì 24 ottobre 2018

Alberto e Carlo: amici per la pelle con la fama di santità

Alberto Michelotti e Carlo Grisolia sono due giovani amici che incontrano Cristo e restano a lui obbedienti e fedeli. La fedeltà a questa grande amicizia è ricambiata con la vita eterna, nell’aldilà, che incontrano al termine della loro giovane esistenza terrena: muoiono nello stesso anno, il 1980. Alberto aveva 22 anni ed è stato vittima di una tragedia in montagna.
Carlo aveva 20 anni ed è stato dilaniato da un cancro.
Una storia di amicizia che è via di santità, ancora più emblematica in questi giorni dedicati al Sinodo dei Giovani.

“C’è qualcuno che entra sempre più nelle mie giornate”
Alberto, genovese, classe 1958. Da ragazzo frequenta Azione Cattolica e parrocchia, fino all’esperienza nei Focolarini. Nelle sue lettere scrive: «Lentamente la mia vita sta cambiando: c’è “Qualcuno” che entra sempre più nella mia giornata, è Gesù. Certi giorni corro per tutta la città, in qualche chiesa c’è l’ultima messa della giornata: lì posso incontrarmi con “Lui” nell’Eucaristia; per riuscirci esco prima dall’università, salto da un autobus all’altro; a un tratto penso: “Alberto, un mese fa queste cose non le avresti fatte per nessuno, nemmeno per la tua ragazza”».

Il discorso con Gesù
In un’altra lettera le sue parole sono straordinarie: «Certamente è arrivata la stanchezza, la solitudine. Anche l’entusiasmo è andato via. Ma sento che tutto è in funzione di un discorso personale tra me e Gesù. Come se non esistesse altro. Lui e me. Mi fa sbattere, mi fa girare, mi fa andare avanti; non so, tante piccole grandi cose dove ho l’impressione di essere nelle mani di uno che ti lavora a suo piacere. E il gioco da parte mia sta nell’amore alla Croce».

Santa messa e Comunione
Alberto, brillante studente, dopo le scuole superiori si iscrive all’Università scegliendo la facoltà di Ingegneria. Di lui stupiscono la capacità attrattiva, la personalità, la sete di verità.
Pur avendo mille impegni, riesce a districarsi tra lezioni ed esami, appuntamenti dei Gen (espressione giovanile del Movimento dei Focolari), vita universitaria, opere di carità, incontri con gli amici… Irrinunciabile, però, è il suo appuntamento quotidiano con la santa Messa e la Comunione.

L’aneddoto del parroco
Racconterà il suo parroco: «Una sera, erano le 22, sento suonare al citofono: era Alberto, che mi dice: “Don, sono Alberto, potresti scendere a darmi la Comunione?”. “Sì Alberto, un attimo e scendo”. Sono sceso, gli ho dato la Comunione e siamo rimasti un po’ insieme. Gli ho chiesto: “Come mai non sei venuto alla Messa delle 19.30?”. Lui mi ha raccontato che aveva incontrato un giovane tossicodipendente e si era fermato ad ascoltarlo, poi lo aveva invitato in un bar, gli aveva offerto qualcosa da mangiare e gli aveva dato dei soldi, quindi era venuto a fare la Comunione. Mi ha detto: “Guarda Don, senza Gesù, se io non faccio la Comunione tutti i giorni, io non ce la faccio: Gesù è davvero la mia forza”».

Due caratteri opposti
Tra i tanti amici di Alberto spicca Carlo Grisolia, di due anni più piccolo. Si conoscono nei GEN, e pian piano approfondiscono un rapporto che è crescita umana e spirituale.
Sono diversi, quasi complementari: tanto il primo ha un carattere deciso e forte, quanto il secondo è più riservato e riflessivo; tanto il primo ha grandi capacità e propensione per le materie scientifiche, quanto il secondo ha spiccata passione per la poesia e la musica. Entrambi, peraltro, come la maggior parte dei coetanei, amano la compagnia, le battute e gli scherzi.

Bigliettini e appunti
Cioè che li accomuna è un amore profondo per il Signore: sono due ragazzi che puntano ad una santità quotidiana, “normale”.  I loro pensieri, fatti di bigliettini, di meditazioni, di appunti, di lettere, restano una delle più belle testimonianze di amicizia tra i giovani. La vita di entrambi scorre rapida e intensa, e nulla lascia presagire che la Chiamata è vicina.

La scalata fatale
Il 18 agosto 1980 Alberto, grande innamorato delle escursioni, decide, con un amico, di scalare una montagna (il massiccio dell’Argentera sulle Alpi Marittime). Pochi metri prima della cima, Alberto manca la presa della piccozza, perde l’appoggio sui ramponi e precipita nel canalone ghiacciato. Il tutto sotto gli occhi impotenti del suo amico che lo precede nella salita.

La diagnosi del cancro
Carlo non può partecipare al funerale di Alberto perché da qualche giorno si sente poco bene. Deve ricoverarsi in ospedale. Dalle analisi emerge la presenza di un tumore, tra i più aggressivi.
Agli amici che gli scrivono, lui risponde in un biglietto: «Carissimi GEN, di colpo Gesù mi dà la possibilità di unirmi a voi in modo più stretto. È sempre un bel gioco quello di vivere l’Attimo Presente, perché mi accorgo sempre di più che è l’unica realtà che si può vivere in un ospedale, come dovunque, al di là della bella esperienza di ieri in cui mi crogiolerei, del vuoto di questa mattina in cui mi perderei, e la paura di domani in cui mi lascerei andare. Vi saluto… Teniamo Gesù in mezzo!».

“Il momento del tuffo in Dio”
Le condizioni di Carlo si aggravano rapidamente. Quando sente avvicinarsi la fine, si rivolge a sua mamma: «Mamma, è giunto il momento del tuffo in Dio… Io so dove vado. Voglio essere tutto di Dio… È bellissimo andare incontro a Gesù».
Dopo soli 40 giorni dal ricovero, Carlo si affida definitivamente a Cristo Risorto. Prima di morire, raccogliendo le sue ultime forze, così scriveva a Chiara Lubich, fondatrice dei Focolarini: «Ciao Chiara. GRAZIE. Anch’io, insieme a te vivo per Incontrarlo. Carlo VIR».
Tratto da Aleteia



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