mercoledì 21 febbraio 2018

Un'esperienza che ha cambiato la mia vita

Alcuni giorni fa, mi sono recato al cimitero, dovevano riesumare il corpo di mia madre per porlo in una piccola celletta.
Il cuore mi batteva forte perché era la prima volta che assistevo ad una simile operazione e per giunta di un familiare molto stretto.
Gli operai hanno incominciato a togliere il marmo che copriva la tomba, hanno poi divelto quelli laterali ed hanno scavato nella terra sino a giungere alla bara per portarla in superficie.

In quei momenti di estrema tensione, mentre gli operai scavavano, tanti pensieri passavano per la mia mente, ricordi di una infanzia felice e di una mamma molto dolce, bella, piena di vita e rigogliosa nel suo fisico statuario.

Sono stati tanti i ricordi che si sono accavallati nella mia mente, che non sono riuscito a soffermarmi su nessuno di essi.
Ho rivissuto il periodo della sua malattia e il lento ed inesorabile disfacimento delle sue carni cosi’ rosee e piene di prorompente vitalita’.
E mentre ero assorto in questi lontani ricordi, la bara è stata adagiata sul terreno bagnato da una sottilissima pioggia, tipica di quelle giornate fredde ed umide di un autunno pallido e senza sole.

E cosi’mentre tentavo di farmi forza, la bara è stata aperta, e quel che ho visto, rimarra’ per sempre scolpito nella mia mente: Di quella donna bella e affascinante che aveva fatto innamorare tutti quelli che l’avevano frequentata non restava altro che un mucchio di ossa ricoperte da qualche lembo di vestito lacero e polveroso.
Per non farmi vedere, ho girato la testa, e per la commozione ho pianto, ma non solo per lei, ma anche per me, per una scena talmente devastante e inimmaginabile a cui non avevo mai assistito, e piangevo soprattutto al ricordo di una mamma piena di vita e che ora non esisteva piu’.
Era tutto li’ in quei poveri resti.

In quel momento per la prima volta, avevo la nuda e cruda percezione di cosa sia esattamente la nostra vita, e la fine che faremo dopo morti.
Un grande senso di tristezza e di smarrimento si sono allora impossessati di me, ed immediatamente ogni cosa ha perso il suo valore : impegni, denaro carriera, progetti, tutto mi è apparso vuoto ed effimero.
Dicevo a me stesso: a che serve lottare, sudare, litigare e accumulare, se questa è la fine che dobbiamo fare?
In me è come se si fosse spenta una luce, perché anche se queste operazioni avvengono quotidianamente nei cimiteri, quando ti colpiscono da vicino soprattutto negli affetti familiari, allora tutto ti appare in una luce diversa.
Tentavo con l’immaginazione di costruire attorno alle ossa di mia madre il suo fisico, il suo volto, i suoi lineamenti, i suoi capelli, ma è stato tutto inutile, quel che vedevano i miei occhi mi impedivano questa ricostruzione.
Quelle ossa cancellavano nella mia mente le sembianze di mia madre di quando era in vita per lasciare il posto ad un teschio e altri resti sparpagliati nella nuova piccolissima cassa che li accoglieva.
Ho pagato gli operai e sono uscito dal cimitero completamente trasformato, direi abbattuto, come se avessi ricevuto tanti pugni nello stomaco.
Mentre mi avviavo verso l’uscita ho avvertito l’irrefrenabile desiderio di entrare nella Chiesetta del cimitero, sono entrato e mi sono seduto avanti al primo banco, non c’era nessuno e un gran senso di smarrimento interiore misto a tristezza mi ha letteralmente pervaso.
Ho incominciato a pensare alla mia vita ai miei impegni, e con una gomma virtuale ho incominciato a cancellare tutte quelle cose che prima di entrare al cimitero sembravano di primaria importanza.

Promettevo a me stesso di cambiar vita e di pensare di piu’ alla cura della mia anima e al mistero della morte.
Mentre ero assorto in tali pensieri, ho intravisto un Sacerdote, mi sono avvicinato e ho chiesto di confessarmi, poi mentre uscivo dalla Chiesa ho avvertito che in me qualcosa era cambiato, ero convinto che mia madre fosse stata l’artefice di questo cambiamento interiore sicuramente positivo.
Mentre guidavo l’auto che mi riportava a casa, pensavo che tutti dovremmo assistere a queste scene per comprendere cosa realmente siamo sulla faccia della terra e dare cosi' ad ogni cosa il giusto peso.
Si puo’ correre e nascondersi finchè si vuole, ma prima o dopo tutti finiremo sotto terra per ridurci poi in un mucchio di ossa putride e piene di polvere.
Ecco cosa bisogna fare, entrare nei cimiteri, sostare un po’ di tempo, e riflettere, perché solo in quei luoghi puoi veramente capire che tutta l’arroganza, la supponenza che spesso domina la nostra vita, si infrangono contro questa ineludibile realta’.

Ho pregato il Signore di accrescere la mia fede, darmi la forza di vincere la paura della morte, non essere preda dell’angoscia e di soccorrermi negli inevitabili momenti di smarrimento nel quale spesso cadiamo nel corso della nostra breve vita.
Ora, prego di piu’ e penso sempre alla salvezza della mia anima, e mi aggrappo all’unica certezza di questa nostra vita: Gesu’.

Tratto da Sulle orme di San Francesco



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