venerdì 2 febbraio 2018

Il bambino che ha vissuto solo per 45 minuti, è stato una lezione d’amore

Che senso ha partorire un bambino che morirà dopo una dozzina o qualche dozzina di minuti? È la domanda che a volte devono affrontare alcune persone, e non implica una discussione sulla possibilità di porre fine a una gravidanza, ma una riflessione molto più profonda sul significato della vita e della morte in generale.



Il bambino vissuto 45 minuti
Anche se sono domande per le quali non esistono risposte facili, a volte è la vita stessa a spiegare molto, offrendo le lezioni più preziose. Gli impiegati dell‘Ospedale Speciale Pro-Familia di Łódz, in Polonia, hanno ricevuto una lezione di questo tipo quando nell’hospice perinatale è nato questo bambino.

Tutta la famiglia stava aspettando la sua nascita – la madre e il padre, due fratelli pieni di regali, due nonne, due nonni e la sorella della madre. Sono venuti da lontano per conoscere il piccolo. Insieme a loro ho testimoniato 45 minuti di vita. È stata questa la durata della lezione, questa lezione non scolastica che mi ha insegnato che l’amore per un bambino è incondizionato e la bellezza è negli occhi di chi guarda. “I genitori non potevano dare al figlio delle radici, e quindi gli hanno dato delle ali”, si legge sulla pagina web della Fondazione Gajusz, che gestisce l’hospice perinatale.

“Siamo grati per un altro miracolo, che trasforma il momento drammatico in un intimo addio”, ha aggiunto lo staff del centro.

Il bambino possa lasciare questo mondo con dignità
L’obiettivo di questa organizzazione è compiere ogni sforzo possibile per assicurare che nella situazione delicata della nascita di un piccolo essere umano che sta per morire si possano offrire le condizioni più confortevoli per un addio pacifico. Si vuole “assicurare che la donna abbia la propria privacy e che il bambino possa andarsene con dignità”, mi ha detto un’ostetrica esperta, Nikoleta Broda, commentando l’iniziativa delle ostetriche dell’Ospedale Universitario di Wrocław di creare un’ala speciale per le donne che decidono di dare alla luce un bambino malato terminale.

Di cosa hanno bisogno queste donne e i loro cari? Innanzitutto di rispetto e privacy, venendo separate dalle madri che partoriscono bambini sani.

“Come ostetriche, trattiamo il bambino che nasce semplicemente come un bambino. Se il piccolo è vivo la madre riesce ad abbracciarlo e a nutrirlo, se è morto lo puliamo, lo vestiamo e lo diamo alla mamma, di modo che lei e la famiglia possano dirgli addio”, ha affermato Nikoleta.

La compassione e l’amore per la vita che si testimoniano ogni giorno in luoghi come questo hospice ci ricordano che la nostra dignità non dipende da quanto viviamo né da quello che riusciamo a ottenere, ma da ciò che siamo: esseri umani, creati a immagine e somiglianza di Dio. Più riconosciamo e amiamo questa dignità in tutti, soprattutto nei più deboli, nei più poveri e nei più vulnerabili, più esprimiamoquella dignità che anche noi abbiamo ricevuto per il semplice fatto di esistere e ne diventiamo degni.

tratto da Aleteia



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