venerdì 26 maggio 2017

Il segreto di Carlo era Gesù Eucaristia

Il suo motto era: “Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie”. Conosciamo meglio Carlo Acutis attraverso le parole di sua madre, la signora Antonia...

La figura di Carlo è affascinante. La sua vita rappresenta un messaggio e un esempio per i nostri giovani. Quando decido di incontrare sua madre la signora Antonia, cerco il suo numero di telefono su internet, e non mi è difficile rintracciarla.
Lei si lascia trovare facilmente e mi concede subito l’intervista. Nel giro di pochi istanti, però, il nostro colloquio diventa un incontro di anime e di intenti.

Antonia chi è Carlo Acutis? Cosa rappresenta il suo esempio per i giovani di oggi?

Carlo era un ragazzo assolutamente normale. Un ragazzo che faceva le cose che fanno tutti i ragazzi di oggi: il computer, il gioco con gli amici, una vita conforme a quella che svolgevano altri suoi coetanei. L’unica sostanziale differenza è che Carlo aveva messo al centro della sua giornata l’incontro con Gesù Eucarestia attraverso la Santa Messa, il Rosario e un po’ di adorazione che faceva sempre o prima o dopo la celebrazione.

Era talmente legato a quest’appuntamento quotidiano che quando facevamo dei viaggi, la prima cosa che chiedeva era se nei pressi dell’albergo c’era una chiesa dove poteva andare a incontrare Gesù. L’Eucarestia quotidiana era una vera e propria esigenza per lui. Ha iniziato dal giorno della sua Prima Comunione e non ha mai più smesso, nemmeno quando era malato. Diceva che l’Eucarestia era la sua autostrada per il cielo. Alla scuola del Redentore, Carlo ha imparato la virtù per eccellenza che è l’umiltà. Lui diceva sempre che noi siamo molto più fortunati rispetto a coloro che vissero duemila anni fa, perché loro per vedere Gesù erano limitati dallo spazio e dal tempo, mentre a noi basta scendere nella chiesa più vicina anche sotto casa e il gioco e fatto. Gesù è lì che ci aspetta.

Carlo diceva che tutti siamo chiamati ad essere discepoli prediletti come Giovanni l’apostolo, il grande cantore dell’Eucarestia. Per Carlo, Giovanni ci mostra come diventare discepoli prediletti. È lui, Giovanni, che posa la testa sul petto di Cristo, in direzione del cuore, come in una prefigurazione dell’Eucarestia di cui il cuore è il simbolo.

Il suo amore per Gesù Eucarestia lo portò anche a fare una mostra sui miracoli eucaristici?

Sì, Carlo fece una mostra sui miracoli eucaristici, tra i quali anche quello di Lanciano, le cui analisi hanno dimostrato che quella carne è il tessuto miocardico del cuore. Quella eucaristica, dunque, è una chiamata: noi tutti siamo chiamati a diventare amici di Gesù attraverso un’intensa partecipazione all’Eucarestia. Tutto questo è un messaggio anche per i giovani di oggi: l’Eucarestia non è un segno, è la presenza viva di Gesù. È importante per i giovani comprendere il valore dei Sacramenti. Carlo si era reso conto di questo vuoto tra i suoi coetanei, pronti a fermarsi al sacerdote senza guardare il mistero che essi rappresentano ed è anche per questo che ideò una mostra dei miracoli eucaristici riconosciuti dalla Chiesa.

Il 13 maggio scorso, il Papa ha canonizzato Francesco e Giacinta Marto, due dei tre pastorelli a cui la Madonna apparve a Fatima. Che peso ha la spiritualità di Fatima nella vita di fede di Carlo?

Carlo era molto mariano e allo stesso tempo, la spiritualità di Fatima è intimamente legata all’Eucarestia. Quando leggeva le biografie dei tre pastorelli, Carlo si commuoveva sempre, era affascinato dall’Apparizione dell’Angelo che ha preceduto le Apparizioni della Madonna. La prima volta che apparve l’Angelo chiese ai pastorelli di pregare per coloro che non credevano, non amavano e non speravano. Un richiamo a vivere una vita virtuosa, secondo le tre virtù teologali fede, speranza e carità che sono alla base della santificazione di una persona. Nella seconda Apparizione poi l’Angelo chiese ai pastorelli di riparare le offese verso il sacramento eucaristico.

Carlo era rimasto colpito anche dalla frase del 19 agosto della Madonna, in cui dice che molte anime vanno all’inferno perché non c’è chi prega e si sacrifica per loro. Per Carlo questa frase divenne una specie di ossessione. Lui aveva tutta la consapevolezza di quanto noi su questa terra, possiamo fare per le anime dei defunti. Nel suo piccolo offriva delle piccole penitenze alla scuola dei tre pastorelli. Piccole rinunce come la merenda ad esempio, talvolta saltava un pasto o evitava di vedere il suo film preferito. Piccole penitenze che offriva alla Madonna per chi non c’era più.

C’è stato un momento preciso in cui lei ha compreso che in Carlo e nella sua vita si nascondeva una grande mistero?

Noi come genitori assistevamo alla vita di Carlo e ci eravamo resi conto che in lui c’era un grande amore per la Vergine Maria e per Gesù. Fin da piccolo appena vedeva una chiesa voleva entrare per mandare bacini a Gesù. Se andavamo a fare una passeggiata in un bosco ad esempio, raccoglieva fiori da portare alla Madonna. Ha sempre avuto un grande trasporto verso le cose sacre, leggeva le biografie dei santi, le catechesi. Certamente la sua profonda pietà ci colpiva come genitori, emergeva una certa differenza tra lui e i suoi coetanei. Era mite, obbediente. Non ho mai dovuto sgridarlo ad esempio. Dopo la morte di Carlo ho avuto altri due bambini e pur essendo meravigliosi, rispetto a Carlo sono più birichini, fanno capricci, talvolta per farmi ascoltare sono costretta ad alzare un po’ la voce, ma questo non capitava con Carlo. Io all’epoca non avevo grossa esperienza con i bambini, con il senno di poi mi sono resa conto che c’era un’eccezionalità in lui.

Carlo era anche molto generoso…

Sì, era un ragazzo generoso oltre ogni misura. Si fermava a parlare con tutte le persone che incontrava per strada quando passeggiava sulla sua bicicletta. Si era organizzato per portare da mangiare ai clochard. Portava loro coperte, pasti caldi. Pensava sempre agli altri, se doveva comprare due paia di scarpe ne acquistava uno solo e l’altro lo donava ai poveri. Aiutava la domestica a fare le faccende, per consentirle di tornare a casa prima che facesse buio. Il giorno dei suoi funerali la chiesa era piena. Erano tutte persone che io non avevo mai visto, extracomunitari, clochard, gente che non conoscevo. Ogni persona per Carlo era interessante. In ognuno vedeva il volto di Gesù. Noi pensavamo che sarebbe diventato un sacerdote, non potevamo immaginare tutto questo.

Ma è stato anche un ragazzo molto interessato alle nuove tecnologie…

Era un genio con l’informatica e pur essendo un ragazzino di Milano, col suo computerino ha viaggiato in lungo e in largo. Un po’ come santa Teresa di Lisieux che pur non essendo mai uscita dal suo convento, è stata nominata patrona delle missioni.

Se penso alla funzione che hanno assunto i social network ora come ora, mi accorgo che il messaggio di Carlo è veramente grande.

Quella su internet è diventata una specie di vita parallela, con tutta una serie di sconcertanti impoverimenti, dalla perdita di tempo, all’alterazione dei rapporti umani fino alla pornografia che accanto alla droga, è diventata forse il male peggiore per i giovani di questo secolo. Il 60 % dei ragazzini fra gli 8 ai 16 anni frequenta siti porno. Questo vuol dire che la loro sessualità è completamente alterata perché la pornografia è dannosa per la loro crescita emotiva e affettiva. Per Carlo, internet è stato un mezzo apostolico, un modo per viaggiare oltre i limiti del possibile, per portare il Vangelo ovunque.

“Tutti nascono come originali ma molti muoiono come fotocopie” è una frase celebre di Carlo. Cosa intendeva dire?

Per Carlo ogni persona nasce come un essere unico e irripetibile. Noi tutti siamo capolavori dell’estro creativo di Dio. Nel corso della vita però e dato l’insegnamento del mondo, tendiamo a volerci omologare a degli stereotipi. Carlo diceva sempre che l’unico modo per mantenere la nostra originalità è restare ancorati a Cristo attraverso l’Eucarestia. Questo ci permette di conservare intatta l’originalità della creatività di Dio iscritta nelle nostre radici.

Ida Giangrande
tratto da donboscoland.it


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