giovedì 7 luglio 2016

S. Maria Goretti, l’Assassino e la Vendetta di Dio

Se uno sente parlare di Santa Maria Goretti pensa subito alla purezza, alla castità con tanto di frasi tipo: “mica so’ santa Maria Goretti!” che tradotto significherebbe: “guarda, non so’ santa manco pe’ niente”. Eppure non sono in molti a sapere che non si tratta di una storia di purezza, ma bensì di VENDETTA! Sì, avete capito bene. Perché questa non è semplicemente la storia di una santa: questa è la storia di un assassino.


La Storia

C’era una volta nelle Marche la famiglia Serenelli.
Era una famiglia con molti problemi: Giovanni Serenelli era alcolizzato, la moglie fu internata in manicomio dove morì pochi mesi dopo aver dato alla luce il piccolo Alessandro. Giovanni rimasto solo col figlio, dovette presto migrare nell’Agro Pontino per via della povertà in cui versavano. Lì furono assunti come mezzadri e conobbero la famiglia Goretti, anche loro provenienti dalle Marche ed anche loro migrati lontano per cercare lavoro.

La Vittima

La famiglia Goretti era una famiglia numerosa, composta da Luigi e Assunta ed i loro sei figli. La maggiore si chiamava Maria. Aveva 10 anni quando le due famiglie si conobbero ed iniziarono a collaborare. Era una bambina molto servizievole, dovette rinunciare agli studi e pensare al lavoro ed ai fratelli più piccoli per aiutare la madre, rimasta vedova. Amava pregare il rosario, e nonostante avesse poco tempo, riuscì a frequentare il catechismo per perseguire il suo desiderio di prendere la sua Prima Comunione un anno prima dell’età consueta.

L’Assassino

La famiglia Goretti
Alessandro invece era un ragazzo molto timido, taciturno. Era riuscito a frequentare la scuola per un po’ e ad imparare a leggere e scrivere. Era particolarmente attirato dalla vita mondana, dagli spettacoli, da certe riviste che trasmettevano “esempi cattivi”,come dirà lui stesso. Era solito accostarsi a questo tipo di letture, le quali hanno condizionato il suo modo di vedere le cose, di vivere certe passioni. Maria inizia a crescere ed a diventare oggetto dei suoi desideri e delle sue voglie. Così iniziarono i tentativi di sedurla, ma lei opponeva resistenza e temendo che parlasse con la famiglia, la minacciò di non raccontare nulla altrimenti l’avrebbe uccisa. Ma Alessandro ormai era stato preso da questa passione, e da lì non lo avrebbe più lasciato fintanto non l’avesse sfogata. Accadde perciò che un giorno, mentre Maria era presa a rammendare una sua camicia, lontani dagli altri, Alessandro tentò di convincerla ad entrare in casa. La ragazza si rifiutò e lui, che già aveva premeditato tutto, la trascinò dentro tentando di stuprarla. Lei disperata tentò di in tutti i modi di ritrarsi. Gli disse che così rischiava di dannarsi l’anima, ma senza sortirne effetti, anzi alterando ancora di più il ragazzo il quale già si era premunito di un punteruolo, proprio nell’evenienza di un rifiuto di lei. Così Alessandro vedendo che non c’era modo di farla cedere, prese a colpirla violentemente e ripetutamente sulla pancia per 14 volte. Maria viene trovata in una pozza di sangue e portata all’ospedale di Nettuno dove morirà il giorno seguente, dopo lunghe sofferenze.

La Vendetta

Come vi immaginate la vendetta? Probabilmente  la storia di Alessandro Serenelli se la dovessimo scrivere noi da qui in poi, sarebbe più o meno così:
“E così la folla lo linciò e morì di una morte lenta e dolorosa, come la piccola Marietta”
“Dopo questi fatti, venne arrestato ed in carcere soffrì le pene più atroci a causa delle vessazioni degli altri detenuti, finché un giorno non fu ritrovato morto”
“Uscito dopo 27 anni dal carcere, uno dei fratelli di Marietta lo aspettò per poterlo accoltellare sugli stessi punti in cui anni prima colpì la sorella, uccidendolo”
“Dopo il carcere fu emarginato da tutti, e morì di stenti e malato, dimenticato dal mondo”
E così via con altri scenari, sicuramente anche più cruenti e terribili di questi.
Dite la verità, il primo istinto è questo no? E Dio che è giusto dovrebbe fare così. Cioè, quel Dio un po’ alla Zeus e alla Giacomo e Giovanni (gli apostoli, non i comici, anche se pure loro certe risate… XD), che ad una certa je prudono le mani e tacchete! Se fanno scappare un fulmine che arrostisce tutti, perché “ben gli sta a questi infami, cribbio!”. Quanto ce piace ‘sto Dio oh. Finalmente un fetente in meno… tiè!
E invece no! Cioè magari a tanti piace, ma io trovo siano soluzioni banali, vendette per pivelli. Dio è più furbo di noi, Dio non si vendica con le bastonate: Dio si vendica con le carezze.

Una vendetta “da Dio”

Finora questa storia è solo una tragedia: un giovane che prova a violentare una bambina di 12 anni, premeditando di ucciderla qualora lo rifiutasse, finché preso dall’ira all’ennesimo rifiuto si scaglia su di questa pugnalandola a morte per 14 volte. Non è molto lontana dalle tante storie di violenza e
Il dialogo del perdono fra Maria
ed il suo confessore
morte che si leggono anche oggi sui giornali. Eppure è una storia diversa. Perché se dovessi dire di che parla, non direi che tratta di un omicidio, direi che parla di una cosa strana: di una bambina di 12 anni che salva la vita al suo assassino, e lo fa con una semplice e scandalosa frase:
-Maria, volete perdonare anche voi al vostro uccisore?
-Sì, per amore di Gesù, gli perdono e voglio che venga in paradiso con me
E se la vendetta di Dio fosse…il paradiso?

Bella roba, allora facciamo tutti il male mi direte XD. Infatti la questione nella sua semplicità è più profonda. Vi faccio un esempio: pensate di incontrare una persona. Non la sopportate, la vostra avversione per essa cresce sempre di più finché non iniziate ad odiarla ed a farle tutto il male possibile, di qualsiasi tipo: fisico, verbale, morale. Un giorno però dopo tutto il male che le avete fatto, lei si prende carico di un vostro problema greve, e vi aiuta ad uscire fuori e senza chiedere niente in cambio. Così rimanete spiazzati ed iniziate a vedere qualcosa di buono in lei, iniziate a vedere che forse avete esagerato, vi intenerisce…e senza capire come, iniziate ad amare davvero tanto questa persona. Quel giorno però non siete solo felice di questo, ma vi si spezza il cuore, perché? Perché vi ricordate di tutto il male che le avete fatto. Quel male lo iniziate a comprendere davvero, fino in fondo, ed ora che amate e lo vedete chiaramente, vorreste con tutto il cuore non averlo mai commesso. Cos’è dunque questo paradiso con cui si vendica Dio? Già l’avete capito: è la capacità di amare.  Dio non cancella il male che facciamo, ma lo usa per liberarci il cuore. Fa soffrire questo? Terribilmente, tanto che non a caso i santi dicono che il Purgatorio, che sarebbe il luogo in cui veniamo definitivamente liberati dal male prima di essere in Paradiso, equivale in sofferenze all’Inferno, la cui differenza sta solo nel fatto che in Purgatorio le sofferenze sono temporanee.
Come si è vendicato dunque Dio di Alessandro Serenelli?
Il sogno di
Alessandro Serenelli
Un giorno Alessandro, in carcere, dopo anni in cui era in preda a profonde angosce, sogna Maria Goretti. In quel sogno vide che lei gli stava preparando la strada per il paradiso:
“Mi sveglio di soprassalto e dico a me stesso: ormai mi salvo anch’io, perché sono certo che Marietta è venuta a trovarmi e a darmi il suo perdono. Da quel giorno non sento più l’orrore di prima per la mia vita”. E da quel giorno Alessandro si converte. Uscito dal carcere troverà il coraggio di chiedere perdono alla madre della santa, che glielo accorderà. Successivamente chiederà ai frati minori di Macerata di potersi ritirare fra di loro. I frati lo accoglieranno come un fratello, facendolo lavorare come giardiniere. Alessandro, da assassino e stupratore, morirà in pace con Dio.

Conclusione

Se fosse per noi, la vendetta finirebbe con la fine dell’altro, il suo annientamento. Ma Dio pare abbia modi diversi di agire (Ez 33,11) . In ultimo ecco a voi il testamento di Alessandro, come lui racconta la storia di Vendetta che Dio ha compiuto nella sua vita:

«Sono vecchio di quasi 80 anni, prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia prima giovinezza infilai una strada falsa: la via del male, che mi condusse alla rovina. Vedevo attraverso la stampa, gli spettacoli e i cattivi esempi che la maggior parte dei giovani segue senza darsi pensiero: io pure non mi preoccupai. Persone credenti e praticanti le avevo vicino a me, ma non ci badavo, accecato da una forza bruta che mi sospingeva per una strada cattiva. Consumai a vent’anni un delitto passionale del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l’angelo buono che la provvidenza aveva messo avanti ai miei passi per salvarmi. Ho impresse ancora nel cuore le sue parole di rimprovero e di perdono. Pregò per me, intercedette per il suo uccisore. Seguirono trent’anni di prigione. Se non fossi stato minorenne, sarei stato condannato a vita. Accettai la sentenza meritata, rassegnato: capii la mia colpa. La piccola Maria fu veramente la mia luce, la mia protettrice; col suo aiuto mi comportai bene nei ventisette anni di carcere e cercai di vivere onestamente quando la società mi riaccettò fra i suoi membri. I figli di S. Francesco, i Minori Cappuccini delle Marche, con carità serafica mi hanno accolto fra loro non come servo, ma come fratello. Con loro vivo da 24 anni. Ed ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore ed alla sua cara mamma, Assunta. Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliono trarre il felice insegnamento di fuggire il male e di seguire il bene sempre, fin da fanciulli. Pensino che la religione con i suoi precetti non è una cosa di cui si può fare a meno, ma è il vero conforto, l’unica via sicura in tutte le circostanze, anche quelle più dolorose della vita. Pace e bene»
Macerata
5 maggio 1961
Alessandro Serenelli

Tratto da Cattonerd







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