martedì 5 aprile 2016

Se aiuti qualcuno, verrai aiutato: è una legge matematica

Lalalalalalla…lalalalalalla… Non so se avete capito ma questo è l’alert di WhatsApp. Ogni venerdì, dalle 14:30 in poi, questa musichetta mi tiene compagnia: lalalalalalla! È il segnale dell’arrivo dei messaggi di un gruppo di miei studenti.

Sono ragazzi che vanno dal primo al quinto anno. Alunni alti e bassi, bianchi e di colore, maschi e femmine, italiani e stranieri, timidi ed estroversi… con un solo punto in comune: hanno scelto di passare un giorno a settimana con i “ragazzi” del C’era l’acca (una Comunità Socio Educativa Riabilitativa) e in quel pomeriggio, mi inviano in diretta, foto e filmini per condividere con me ciò che stanno facendo là.



Tutto è partito a settembre, quando dissi: “Ragazzi, quest’anno non possiamo parlare del concetto di misericordia solo con gli strumenti mentali. Dobbiamo collegare mente e braccia. Dobbiamo pensare a “fare”. Dobbiamo creare una sinfonia, un collegamento…idea!!! Vi propongo di andare a conoscere i ragazzi del C’era L’acca e fare qualcosa con loro!”

E, come fosse stata una fortunata casualità, tirai fuori dal mio cilindro magico una serie di foto del centro educativo. Le camere colorate, i pesciolini di Adriano, i braccialetti fatti a mano da Lisa, l’orto sociale di Davide, il programma mensile di “piscinabocciecorsidiballoedicucinaealtroancora”, i biliardini, la palestra, le foto-ricordo appese dappertutto…

I ragazzi erano sorpresi. Si aspettavano qualcosa di serioso e triste e si ritrovavano colori e sorrisi sparsi un po’ dovunque.

“Qualcuno di voi vuole iniziare a fare questa esperienza?”

Il primo giorno li ho accompagnati io: era bellissimo vederli felici ed imbarazzati insieme, incuriositi ed intimiditi, entusiasti di iniziare e dubbiosi sulle loro capacità.

Erano frastornati soprattutto da tanta gioiosa accoglienza nei loro confronti. Volevano portare calore umano e ne stavano ricevendo di più. Volevano regalare abbracci e ne ritiravano a vagonate.

Questo meccanismo di dare e ricevere ancora di più, è stata la sorpresa più inaspettata.

Andreas mi ha scritto poco fa: “Prof, volevo ringraziarla di cuore per averci dato l’opportunità di entrare nel mondo del volontariato… Con il C’era l’acca ho capito che, in un certo senso, sono loro che fanno del volontariato nei nostri confronti. Ci aiutano a lasciare fuori dalla porta i pregiudizi perché, dentro quelle quattro mura, siamo tutti uguali”

Georges Ivanovič Gurdjieff ha detto: “Se aiuti gli altri, verrai aiutato. Forse domani, forse tra un centinaio d’anni, ma verrai aiutato. La natura deve pagare il debito. È una legge matematica e tutta la vita è matematica”.

Questa legge matematica è stata ribadita anche da S. Paolo che, chiedendo ai Corinti di fare una colletta per la comunità di Gerusalemme, diceva loro: “Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà”.

Anzi, lui addirittura specificava le cose belle che sarebbero tornate loro indietro. Per esempio incoraggiava i Corinti, affermando che “del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene”.

In pratica diceva che se qualcuno si metteva in testa di aiutare qualcun altro, la Provvidenza sarebbe arrivata anche con le cose materiali necessarie per quell’aiuto. Giuseppe Cottolengo lo sapeva e diceva “Io sono più sicuro e certo di questa Divina Provvidenza, che non se esista la città di Torino”.

E sempre san Paolo ribadiva (nel caso qualcuno non avesse capito bene il concetto): “Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia”.

Wow! Sembra di vederlo questo Dio che si diverte a gareggiare in generosità con noi.

Tu dai a qualche tuo fratello un po’ di quel che possiedi? Lui moltiplicherò nella tua vita ciò che hai appena donato e, visto che c’è, ti regalerà anche degli interessi, spargendo frutti di giustizia dentro e intorno a te.

E a chi, non piace, incontrare la giustizia nelle sue giornate?

Chi, non è entusiasta, all’idea di diventare un po’ più giusto nel proprio cuore?

È proprio quello che è successo ad Elisa: “Prof, io vado al C’era l’Acca perché amo le persone come quelle che sono ospiti lì. Perché loro, nonostante i problemi che hanno, regalano sorrisi a tutti! Ed io, quando sono con loro in quella CASA, sento sciogliersi tutte le cose negative che sono in me. Quando io esco da lì, mi porto dietro una POSITIVITA’ pazzesca. Ho messo queste due parole in maiuscolo perché per me, loro rappresentano questo: CASA e POSITIVITÁ. Loro non ti giudicano, ti apprezzano per come sei, non ti fanno i raggi x dalla testa ai piedi. Al contrario ti guardano nelle pupille degli occhi, perché tu non sei quel “qualcuno che deve fargli un po’ di compagnia”, ma un amico. Quando sono con loro, io so che il bene sconfigge il male e che l’amore è primo a tutto. Lì mi sembra tutto chiaro e tutto possibile, perché per loro la parola NEGATIVITÁ, NON ESISTE! Ed io, grazie a loro, ho anche scoperto di avere tanta fantasia e molto più amore di quanto pensassi. P.S. È normale che io mi commuova per la felicità, mentre scrivo queste cose?”.

Elisa ha già ricevuto un grande dono: uno sguardo sulla vita, più “giusto”.

Me lo scriverò bene nella mente: “Se aiuti qualcun altro, verrai aiutato… è una legge matematica”.

di Maria Cristina Corvo
[Fonte: www.intemirifugio.it]

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