sabato 21 novembre 2015

Attacchi di Parigi: lettera aperta di un giovane cattolico “Spero, cari terroristi, che queste parole vi raggiungeranno...”

Ho 18 anni e sono cattolico. Oggi, come ogni lunedì, dopo la scuola, sono andato a prendere un caffè nel cortile di un bar. Niente di sorprendente. Il caffè non aveva un sapore diverso rispetto alla scorsa settimana, il sorriso della cameriera non era diverso e i clienti sedevano agli stessi tavoli.
Come ogni lunedì, ho tirato fuori il giornale del giorno prima quasi meccanicamente e ho scorso i titoli.

Ma non riconosco il giornale che sfoglio ogni settimana. C’è un unico titolo: “Dolore e rabbia”.

Cosa dovrei fare?
La fotografia di un uomo che piange davanti a un mazzo di fiori, candele e una bandiera francese illustra il titolo. Un uomo, lacrime, dolore, rabbia, morte, persone innocenti, ferite. Non voglio leggere più. Metto giù il giornale, bevo il mio caffè e pago. Per la prima volta in quest’anno, ho lasciato presto questo posto in cui sono abituato a leggere il mio giornale in pace.

Cosa dovrei fare? Andare a casa come ci chiedono le autorità? No. Ho deciso di andare in un luogo familiare e prezioso per il mio cuore. Dopo cinque minuti di cammino eccomi qui.

Questo luogo è la mia parrocchia, la mia seconda casa, la casa del Signore. Entro. Ci sono molte persone. Vado verso l’altare dedicato alla Beata Vergine Maria. Non c’è posto. L’unico spazio libero è un inginocchiatoio davanti all’altare di Santa Rita, la santa delle cause impossibili e delle cose perdute.

Mi viene in mente un passo del Vangelo secondo Matteo: “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5, 44).

Non ho pregato per le vittime…
E così mi è venuta un’idea. Non ho pregato per le vittime o per i loro familiari, o per la salvezza della mia splendida patria. Oggi ho pregato per voi. Ho pregato Santa Rita di aiutarci a perdonare. Le ho chiesto di aiutare i francesi a perdonarvi. Ho pregato per le famiglie delle vittime perché un giorno possano perdonarvi, perché possano perdonare la vostra azione barbara e ingiustificata. Ho chiesto al Signore, con l’aiuto di tutta la mia fede, di venire in mio aiuto, di venire ad aiutarci a perdonare. Ho chiesto a Santa Rita di benedirvi e di effondere su di voi la grazia dello Spirito Santo.

Ho pregato la Beata Vergine Maria di proteggervi. Le ho chiesto di avvolgervi nel suo amore. Di farvi capire che siamo sulla terra per amare e non per uccidere. Di farvi capire la gravità e la stupidità di ciò che avete fatto. Ho pregato perché capiate che nessun uomo, non importa chi sia, da dove venga, cosa creda o quali idee lo muovano, merita di morire solo perché voleva divertirsi un po’ con i propri amici.

“Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa…”

Poi ho ricordato un altro passo del Vangelo di Matteo: “Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà”(Mt 18, 20).

E ho pregato di non essere l’unico cattolico a pregare per il vostro perdono. Ho pregato perché possiate imparare ad accettare il perdono altrui, qualcosa che la vostra ideologia non vi ha insegnato. Voi che come me vivete in Francia e avete una famiglia… possa il Signore Gesù Cristo mettervi sulla retta via. Possa insegnarvi il significato dell’amore e della fratellanza che unisce tutti noi.

Perché non avete fatto a pezzi la società francese; l’avete rafforzata. Non avete aumentato il razzismo; l’avete sradicato. Non avete ucciso la nostra fede; l’avete risuscitata.

Vorrei concludere citando alcune parole di Madre Teresa:

La vita è bellezza, ammirala.

La vita è un’opportunità, coglila.
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne una realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è una ricchezza, conservala.
La vita è amore, donala.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è felicità, meritala.
La vita è la vita, difendila.


Spero, cari terroristi, che queste parole vi raggiungeranno, perché possiate capire che l’odio e la morte non sono la soluzione.

Un giovane cattolico che sta cercando di perdonare.


Tratto da Aleteia [Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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