venerdì 3 luglio 2015

Il Cav Mangiagalli sull'orlo della chiusura. Salviamolo

Stavolta (ma non è la prima) nelle scomode fasce della creatura da salvare c’è finito lui: il Centro di Aiuto alla Vita della Mangiagalli, la più grande clinica delle mamme di Milano. Tutti lo conoscono come Cav, sigla che da 31 anni segna questa meravigliosa fabbrica degli angeli, bambini strappati all’ultimo minuto al limbo dei non nati. O degli uccisi nel silenzio chirurgico dei delitti abortivi, se le parole crude non ci scandalizzano.
Eppure oggi il Cav Mangiagalli è sull’orlo del default e sta messo peggio della Grecia senza nemmeno più una banca dove chiedere prestiti.

Tra qualche giorno si convocherà il consiglio di amministrazione in seduta straordinaria per decidere come affrontare l’emergenza del profondo rosso. La chiusura delle case alloggio e la vendita degli immobili figurano tra le opzioni da incubo. Insomma, uno dei momenti più drammatici della straordinaria storia del centro milanese, cominciata grazie al coraggio (e forse all’incoscienza) della sua fondatrice, Paola Bonzi, consulente familiare. Nel novembre del 1984, a pochi anni dall’approvazione della legge 194, Paola decise di aprire questo avamposto di resistenza all’aborto, proprio nell’ospedale che ospitava il primo ambulatorio in Italia per l’interruzione volontaria della gravidanza.

Sfogliamo il bilancio 2014: sono 1633 le nuove donne utenti e 922 i bambini nati e seguiti con progetti di aiuto. Un successo, che si unisce ai risultati consolidati in trenta anni: 23.000 donne incontrate; 18.000 bambini nati, 312 nuclei familiari ospitati fino alla raggiunta autonomia abitativa, 145 bambini iscritti ai nidi famiglia gestiti dall’associazione.  Oltre al supporto e alla consulenza di personale specializzato (psicologi, medici, ostetriche, educatrici), il Cav Mangiagalli si fa carico di tutto ciò che serve alla mamma e al bambino nel primo anno di vita, dai pannolini al corredino, dagli alimenti all’attrezzatura, fino ad arrivare all’ospitalità temporanea per chi ne ha bisogno. Tutto questo costa circa 5 mila euro al giorno, una cifra che il Centro ora non è più in grado di sostenere. Il “rosso” è già arrivato a quota 175 mila euro, cifra che potrebbe superare le 400 mila euro a fine anno. Poi la chiusura sarà inevitabile. 

Ma perché questo “buco”? Non certo per una cattiva o “allegra” amministrazione: no, la colpa è tutta della burocrazia e cattiva volontà politica delle istituzioni, Regione Lombardia in testa, che quest’anno hanno giocato al Centro davvero un brutto scherzo. Per farla breve: le donne assistitite usufruiscono del contributo Nasko della Regione, attualmente molto ridimensionato: 100 euro al mese fino al parto, 200 fino all’anno del bambino. Ma per arrivarci, ci sono ben 11 moduli da compilare e attese di settimane. A peggiorare le cose, quest’anno l’erogazione dei fondo Nasko è stata bloccata per diversi mesi, in attesa di una ridefinizione dei criteri di assegnazione. Così il Cav è stato costretto ad anticipare i quattrini alle mamme, insieme a tutta l’assistenza necessaria. Tenere aperti gli uffici e dare i contributi promessi alle donne già in carico costa 5.000 euro al giorno. Alla fine, il Centro ha sborsato di tasca propria la bella somma di 334mila euro, cifra mai più rimborsata dalla Regione. 

«Abbiamo molti progetti e casse disperatamente vuote», dicono al Centro. «Questa volta il gorgo è profondo perché i sussidi che eroghiamo alle nostre mamme sono finiti e non possiamo più dare nulla se non molti consigli e una fornitura di pannolini». Che fare? Al Cav Mangiagalli non resta che affidarsi alla generosità dei milanesi e di quanti hanno a cuore la difesa della vita contro la scelta mortale dell’aborto. 

Il modo più semplice e immediato per supportare il Centro è quello di effettuare una donazione on line sul sito web www.cavmangiagalli.it, oppure tramite bonifico bancario (IBAN IT47C0335901600100000002956) o bollettino postale (conto corrente n. 36114205, intestato a Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli, via della Commenda 33 20122 Milano). E le istituzioni? La prossima settimana, in Regione, ci sarà un convegno sulla riforma della Sanità in Lombardia con l’intervento del governatore Roberto Maroni: forse è l’occasione giusta per ricordargli che con poco più di 300mila euro si possono salvare ancora migliaia di vite. Il Cav l’ha già fatto per quei 18mila ragazzi che oggi girano per Milano, vivi e belli come il sole grazie alle madri che hanno avuto fiducia nella fabbrica degli angeli, inventata 31 anni fa da Paola Bonzi.

di Luigi Santambrogio tratto da La Nuova Bussola Quotidiana

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