sabato 6 giugno 2015

Tra Expo e movida, la chiesa by night di don Pino

Il logorio della vita moderna, certo. I mille impegni, gli appuntamenti, gli affanni. E poi il lavoro e la famiglia, per carità sacrosanta… E allora un posticino per la preghiera, un attimo di meditazione e di raccoglimento, una breve visita al Santissimo in Chiesa? Belle cose, ci mancherebbe; ma chi ce la fa più? Anche per la Messa domenicale scarseggia il tempo.
Ci sono i mestieri da sbrigare, i compiti da portare a termine, quel lavoretto che mi manca solo tanto così per finirlo, i parenti da visitare, la gita per svagarsi… Nessuna di queste cose è in sé cattiva, ma tutte assieme rischiano di travolgerci, fornendoci alibi di ferro. Non abbiamo più il tempo e il tempo ci tiranneggia dettando l’agenda. Per questo san Bernardo di Chiaravalle le cose sane e buone (quelle malvage non le prendeva nemmeno in considerazione) la apostrofava così, «maledette occupazioni».

Ma a Milano non ci sono scuse. La chiesa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio, costruita sul Naviglio Grande nel 1556 intorno agli ex voto di un’immagine della Madonna (e ricostruita nel 1909 in stile neogotico incompiuto) e per questo nota in dialetto come gesa de la riva, fa gli straordinari nel cuore della nuova movida. Dal martedì alla domenica resta aperta fino a mezzanotte, fino alla mezzanotte ci si può confessare (c’è un prete sempre presente, un prete che non riceve su appuntamento, un prete che quel giorno non ha scartoffie da compilare) e il sabato sera c’è la Messa alle 23.30 celebrata da don Fabrizio Bazzoni, cremonese, Legionario di Cristo, vicario parrocchiale della chiesa di san Gottardo al Corso di Milano e responsabile dell’oratorio San Giovanni Nepomuceno dipendente da Santa Maria delle Grazie al Naviglio, il quale domina alla perfezione pure l’inglese e lo spagnolo per stranieri. Sabato sera, notate: così nessuno può dire che la mattina dopo c’è la sveglia, la scuola, il metrò che incalza, il cane da portar fuori. L’idea è del parroco, don Marcello Barlassina, che ha pensato di sfruttare l’Expo con una offerta irrinunciabile. Cibo per l’anima. Sì, perché l’iniziativa è nata per scompaginare sanamente i piani delle migliaia di turisti che da ogni angolo d’Italia, e non solo, giungono in città per visitare i padiglioni dell’esposizione universale e che nel serratissimo calendario potrebbe rischiare di non avere più un rigo libero per Dio. 

E assieme a loro, noi tutti che pencoliamo avanti e indietro lungo l’Alzaia del Naviglio Grande o che ’sta domenica proprio non siamo riusciti a trovare nemmeno un orario Messe comodo in tutta la grande e brulicante metropoli del Nord produttivo. Del resto, nella chiesa del Sacro Volto (quartiere Isola, altro pezzo di Milano rimesso benemeritamente a nuovo, poco lontano dalla futuribile Piazza Gae Aulenti, altro pezzo della movida milanese), ogni giovedì dalle 7,00 alle 8,30 c’è l’EXPOsizione eucaristica silenziosa (da diversi anni la parrocchia è aperta tutti i giorni dalle 7,00 alle 19,00 per i molti che passano da lì). L’iniziativa di Santa Maria delle Grazie al Naviglio ha comunque un passato, legato al nome di monsignor Giuseppe Pellegrini. 88 anni compiuti in gennaio, più di 26mila messe celebrate in 65 anni di sacerdozio compiuti il 3 giugno, nel 2010 don Pino decise di aprire le porte della parrocchia le sere dei fine-settimana (clicca qui). Allora i Navigli non erano ancora il gioiellino che sono adesso; sapevano di vecchio, muffa e degrado. Ma don Pino, nato a due passi da qui, in viale Coni Zugna, sui Navigli ci aveva trascorso l’infanzia e alla fine (dopo 22 anni alla chiesa di San Simpliciano e 11 alla Madonna di Fatima al Vigentino) sui Navigli ci è tornato per lanciare questo sasso nello stagno. Alla sua veneranda età, dice don Bazzoni a La nuova Bussola Quotidiana, «è ancora tutte le sere in confessionale!».

Oggi la zona è rinata. La bella darsena finalmente restaurata torna a raccontare un pezzo del nostro bel passato legato alla Fabbrica del Duomo, e quindi alla Madonnina protettrice dei milanesi. Nonostante la crisi economica che morsica, la gente torna a incontrarsi, a visitare le botteghe artigiane, a riempire ristoranti e localini. Tutto è svago e colori, profumi e sapori. Ma proprio per questo la chiesa del Gesù che non dorme sulla Riva (così è nota popolarmente l’Alzaia del Naviglio Grande) è più necessaria che mai. Le famiglie passeggiano, le coppie escono dal locale alla moda, qualcuno si sofferma ad ascoltare il rantolo cadenzato di una chitarra blues e là dove l’umanità c’è, quale che essa sia, bella o brutta, devota o no, ben vestita o con troppa birra addosso, c’è anche Cristo. Che apre le porte. Andateci stasera se siete qui per l’Expo, sui Navigli o anche solo a zonzo per la città. Nella navata di destra trovate santa Edith Stein, in quella di sinistra santa Margherita Maria Alacoque e la sua consacrazione al Sacro Cuore di Gesù. Può essere l’occasione per domandare al parroco il certamente grande ma benedetto sforzo di spalancare le porte della nostra pigrizia e della nostra frenesia a Gesù tutto l’anno. Pensate se un giorno ricordassimo l’Expo anche per questo.

di Marco Respinti  tratto da La Nuova Bussola Quotidiana

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