venerdì 19 giugno 2015

"Le insidie della teoria del gender", spiegate dal vescovo di Ascoli-Piceno

"Come pastore di questa Chiesa, non posso non invitare i cristiani e gli uomini di buona volontà a riflettere sul grave pericolo che sta correndo anche il nostro Paese con l’introduzione della teoria del gender che si cerca di veicolare nelle scuole attraverso la “strategia nazionale per combattere le discriminazioni basate sull’orientamento e sull’identità del gender”.


Inizia così la lettera di mons. Giovanni D’Ercole, con la quale il vescovo di Ascoli-Piceno mette in guardia tutti i fedeli dalle ideologie che si insinuano sempre di più nel nostro paese. "Il grave rischio - scrive il presule - è che l’uomo dimentichi di essere creato a immagine di Dio, e pretenda di diventare creatura del suo stesso istinto rinnegando persino la sacralità del proprio corpo. Dietro una terminologia asettica si nasconde purtroppo una visione antropologica secondo la quale è finito il tempo in cui l’umanità si divide naturalmente in due sessi: maschio e femmina, uomo e donna".

"Questa riflessione, che investe in pieno la famiglia, non può e non deve lasciarci indifferenti", afferma D'Ercole, "ma deve piuttosto interessarci tutti e in modo serio, credenti e non credenti". Il vescovo invita calorosamente, quindi, a partecipare alla manifestazione promossa dal Comitato Difendiamo i nostri figli, in programma sabato prossimo 20 giugno, in piazza San Giovanni in Laterano a Roma, a partire dalle ore 15.30. 

Una iniziativa promossa "da quanti hanno a cuore le sorti della famiglia e il futuro delle nuove generazioni al di là delle appartenenze religiose e culturali", dice, alla quale "invito quanti possono a prendervi parte" e "do la mia piena personale adesione".

Essa, prosegue il presule marchigiano, "costituisce un momento di grande valore per L’Italia; è forse l’ultimo appello per impedire che anche nelle nostre scuole, come già si è tentato di fare, venga introdotta quest’educazione sessuale, fondata sulla teoria del gender. Qualora questo avvenisse, verrebbe di fatto tolto alle famiglie il diritto costituzionale di educare autonomamente i propri figli all’affettività e alla sessualità".

"Data la gravità del momento - aggiunge - parteciparvi è importante per manifestare il chiaro dissenso di una buona fetta della società verso questa nuova forma di aggressione contro la difesa della identità della natura umana. Spesso, chi difende la famiglia resta in silenzio e forse non riesce nemmeno a capire le tante minacce sottese a queste leggi e interventi politici, al contrario di coloro che le propugnano con molteplici mezzi di persuasione e forza mediatica".

"Ma è tempo di aprire gli occhi; é ora di svegliarsi!", esclama mons. Giovanni D'Ercole, perché "si è giunti ad un momento della storia del nostro Paese dove è necessario scendere in piazza per difendere la bellezza e la grandezza della famiglia, per dissentire pacificamente da tutte le forme di educazione che vorrebbero distruggere le coscienze violando la sacralità del corpo umano".

"Come pastore di questa Chiesa, e come cittadino italiano - conclude - avverto il dovere di denunciare che è in corso un oscuro tentativo di imporre una cultura che non lascia la libertà di scelta alla famiglia. Qualcuno desidera trasformare la scuola, che normalmente è sempre stata la culla della formazione umana e culturale delle nuove generazioni, in un luogo che viola gravemente la purezza della coscienza e la sacralità del corpo umano. Chi crede nella famiglia, non può non riaffermare la bellezza della differenza tra l’uomo e la donna, differenza da sempre fondamento e principio di arricchimento per la famiglia e per l’intera società. Differenza che non significa solo diversità ma esprime soprattutto complementarietà e reciprocità, valori costitutivi per la nascita dei figli e per la loro educazione".

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