mercoledì 1 aprile 2015

Il sacrificio di Terri sta salvando molte vite

Ieri era il decimo anniversario della morte di Theresa Maria Schiavo, e il fratello, Bobby Schindler, direttore esecutivo della Terri Schindler Schiavo Foundation, vuole ricordare con tempi.it «il calvario di mia sorella, tradita dal marito e condannata a morte da un tribunale».
La ricorrenza della morte della donna che il 31 marzo del 2005 morì a Pinellas Park, in Florida, in seguito alla sentenza che ordinò la sospensione dell’idratazione e l’alimentazione dopo una lunga battaglia legale tra l’ex marito e la famiglia che voleva salvarla, cade proprio durante la Settimana Santa. Schindler ammette che «penso che sì, la morte di mia sorella sia stata simile a quella del Signore: un’agonia così terribile che mi risulta difficile descriverla a parole».

L’AGONIA. Theresa, detta Terri, morì il 31 marzo del 2010 dopo due settimane senza poter mangiare né bere: «Essere obbligati ad assistere a una tortura simile è di una crudeltà terribile. Mia sorella, innocente e inerme, si decomponeva davanti a noi: dopo una decina di giorni senza cibo né acqua, aveva le labbra piene di vesciche. La sua pelle raggrinzita e disidratata era diventata gialla e, in certe parti, blu. Il suo respiro era irregolare e si lamentava con voce rauca mentre sopportava un dolore che pareva davvero insopportabile. Alla fine era diventata uno scheletro, le sporgevano i denti in avanti e i suoi occhi infossati erano pieni di sangue». Impotenti di fronte all’esecuzione, gli Schindler rimasero vicini a una donna «che moriva innocente, soffrivamo con lei e piangevamo, senza mai lasciarla. E dicendole quanto la amavamo pregavamo accanto a lei. Non so dire a parole cosa significhi un dolore simile ma, per capirci, mio padre non ha più superato quell’atrocità».

L’URLO DI AIUTO. Pensare che l’America democratica abbia permesso una cosa simile per «me era semplicemente incredibile». Ma in realtà, la via dolorosa di Terri era già cominciata quindici anni prima. Collassata nel 1990, la ragazza era stata assistita dal marito, Michael Schiavo, che però nel 1992 «quando mia sorella cominciò a rispondere alle terapie e a migliorare», decise di sospendere qualsiasi cura «forse pensando che così sarebbe morta». Per la famiglia Schindler, allora speranzosa per i miglioramenti di Terri, fu «la seconda batosta, a cui ne seguirono altre, quando per ben due volte suo marito cercò di ucciderla». Cosa mosse un marito a ingaggiare una battaglia di 15 anni pur di vedere la moglie morta, anziché lasciarla alle cure della sua famiglia, Schindler se lo spiega così: «Credo c’entri l’eredità di mia sorella e il fatto che lui si fosse fatto una nuova famiglia. Forse per questo ebbe paura dei suoi miglioramenti». Dunque Terri, prima dell’agonia finale, aveva dovuto portare per 15 anni la croce del tradimento di Michael, «ma, sebbene soffrisse per questo, era serena, sentendosi amata da noi e da tante altre persone». È sicuro che sua sorella preferisse questo amore alla morte? «Una volta, alla domanda se volesse vivere, cercò di rispondere urlando forte “Voglio vi….” e, anche se purtroppo non riuscì a terminare la frase, la sentirono tutti fin fuori dalla stanza».

I FRUTTI. Anche gli Schindler ora vedono il frutto del sacrificio di Terri: «Grazie alla fondazione Terri Schindler Schiavo, in dieci anni, oltre 500 persone in condizioni simili si sono salvate». La fondazione, che offre appoggio e assistenza legale in contenziosi analoghi a quelli di Terri, è stata contattata da migliaia di persone che hanno trovato conforto e assistenza. «Sì, la morte di mia sorella Terri sta salvando tante vite».

di Benedetta Frigerio  tratto da Tempi.it

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