sabato 14 marzo 2015

Cos'hai fatto per me?

Dal giorno della mia ordinazione diaconale sono P. Alberto Zanetti. È difficile abituarsi a questo nuovo modo di essere e a sentirsi chiamare “padre”. I miei amici però mi chiamano ancora Albi o Zazà. Sono nato in una classica famiglia italiana, formata da papà, mamma e due figli, io e mia sorella minore, Manuela. Sono cresciuto tra il ristorante dei miei nonni e la pasticceria dei miei genitori, nel seno di una famiglia cristiana, anche se poco praticante.

Mia mamma dice che da piccolo ero abbastanza tranquillo e anche un po’ timido. Nonostante questo amavo la compagnia ed ero circondato sempre da amici e amiche. A sei anni ho avuto una prima “fidanzata”, che è durata pochi giorni, perché esigeva che stessi sempre con lei e non mi lasciava giocare con i miei compagni.

L’adolescenza

Ho frequentato la chiesa e il catechismo fino ai 12 anni, quando ho fatto la cresima, poi non ci sono più voluto andare perché neanche i miei genitori ci andavano. Nell’adolescenza ho cercato di sfuggire ad ogni responsabilità, pensavo a divertirmi e a godermi la vita. Oltre ad uscire con i miei amici, mi sono dedicato allo sport, ma senza costanza, ho preso lezioni di tennis, di equitazione, ho giocato in una squadra di calcio e in una di pallavolo. Ho studiato pianoforte per due anni. Per quanto riguarda la scuola, studiavo veramente il minimo indispensabile, e riuscivo a cavarmela abbastanza bene. Finché in prima liceo scientifico, dopo un anno molto travagliato nel quale ho studiato veramente poco e niente, sono stato bocciato. Quella sconfitta non mi ha scoraggiato, ho ricominciato e sono uscito dalla prima liceo con una media molto alta. Questo per dimostrare a me stesso e agli altri che con un po’ d’impegno ce la potevo fare.
Durante questo stesso anno, abbiamo avuto dei problemi nella nostra famiglia. Io mi sono gettato nella musica, nel teatro, nel divertimento per dimenticare e per non pensarci. Ho interpretato come protagonista un’operetta comica in vari comuni della provincia di Novara, e stavo già preparandone un’altra…

Gli amici

Comunque, facendo un salto indietro, devo parlare dei miei amici. Fino alle medie ho sempre avuto pochi amici e non uscivo molto, se non a qualche festa di compleanno o al mare, ma comunque sempre con i miei.
Dopo dei problemi familiari ho avuto il permesso per andare al mare con la famiglia di alcuni amici. Lì ho fatto un’esperienza che mi ha segnato. Il Signore mi ha fatto conoscere un amico che mi ha aiutato molto. Ho cominciato a vedere davanti a me, il mio futuro, a capire che era nelle mie mani, che dovevo costruire il mio carattere e farmi valere, che dovevo pensare a come realizzarmi e che non potevo essere un pecorone in più del gregge, che segue la corrente e fa quello che fanno gli altri semplicemente perché è di moda, o perché è uno sballo, o perché così fan tutti.
Tornato dal mare sono cambiato molto e anche i miei compagni di scuola se ne sono accorti. Mi sono impegnato molto di più nello studio, senza strafare comunque, mi sono unito a una compagnia di ragazzi con i quali uscivo la sera in discoteca e nei pub e ho avuto la mia prima fidanzata, ho cominciato anche a bere e a fumare. Insomma, mi sentivo già grande e mi sembrava di avere la vita tra le mie mani. Mi sono impegnato nel canto, e oltre a suonare il pianoforte ho anche cantato in qualche concerto, nelle piazze dei paesi e nei teatri. Facevo sport e ho cominciato ad andare in palestra per farmi un po’ i muscoli.

Conversione

In quegli anni mia mamma si è avvicinata molto alla fede. Ha cominciato a frequentare un gruppo di preghiera mariano e io l’ho seguita qualche volta. Mi colpiva molto una cosa: la pace che sperimentavo in quei momenti di preghiera, pace che non mi davano le uscite in discoteca e i momenti con la mia ragazza o con i miei amici. Ho cominciato poco a poco a pregare il rosario, all’inizio di nascosto da mia mamma, poi apertamente.
Un giorno siamo andati in pellegrinaggio al santuario mariano di Tortona e dopo tanti anni senza confessarmi ho sentito come un richiamo a farlo per liberarmi dal fardello che portavo sulle spalle e nel cuore. Ho trovato un santo sacerdote che mi ha ascoltato e mi ha accolto come un padre e cosa strana, mi ha raccontato la sua vocazione, che mi è rimasta impressa nel cuore. Quel giorno ho ricevuto la comunione dopo tanti anni e ho sperimentato una gioia indicibile, era come se mi fossi liberato da un macigno che portavo nell’anima e che mi rendeva pesante la vita. La misericordia di Dio faceva sì che iniziassi un nuovo capitolo della mia esistenza.
Da lì a poco ho deciso di lasciare la mia vecchia compagnia e anche la mia ragazza, perché vedevo che l’unica cosa che mi univa a loro era lo stare insieme la sera per fare un po’ di casino e fumare e bere ma non c’era nient’altro, non era una vera amicizia, che nasce dal Signore, non era un vero amore che condivide cose più profonde.
Ho dato vita a un’altra compagnia, formata in gran parte da figli e figlie di colleghe di mia mamma, una compagnia veramente affiatata: non abbiamo lasciato il divertimento, le battute, le uscite, ma ci volevamo veramente bene, eravamo veramente in sintonia. È anche il periodo del teatro, delle prime messe in scena. Il teatro mi dava tante soddisfazioni, mi faceva stringere vincoli di amicizia profondi con altre persone, mi permetteva di superarmi giorno dopo giorno.Allo stesso tempo ho cominciato a frequentare un gruppo di preghiera del rinnovamento dello Spirito Santo e ho conosciuto meglio il Signore, lo vedevo e lo sentivo come il vero Amico. Sentivo sempre di più la necessità di dare un senso alla mia vita e di costruire qualcosa che sarebbe rimasto, e avevo la certezza che ci sarei riuscito solo rimanendo unito a Lui.

Vocazione

Era, insomma, un periodo bellissimo della mia vita, con le difficoltà normali di un ragazzo di 19 anni. Si avvicinava la maturità, mi stavo chiedendo cosa avrei fatto, pensavo a qualcosa che mi avrebbe fatto guadagnare un bel po’ di soldi con poco tempo di studio, perché affrontare 5 anni di studi universitari più la specializzazione mi spaventava. Mi decisi per la fisioterapia, a Pavia, una laurea breve di tre anni, più, eventualmente, due anni di specializzazione negli Stati Uniti. Per concludere bene l’anno proposi ai miei amici di fare un paio di settimane di vacanze al mare in un villaggio turistico che conoscevo, prenotando con molto anticipo per assicurare i posti. Questi erano i miei piani…
Il 25 marzo del 1996 i legionari di Cristo festeggiavano 50 anni della fondazione del primo noviziato in Messico. Il noviziato che la congregazione ha in Italia commemorava questo evento con una festa aperta a tutti gli amici. A novembre del 1995 si erano trasferiti a Gozzano, a 2 km da casa mia. Io non avevo mai sentito parlare dei legionari, spinto dalla curiosità quel giorno mi sono affacciato, e la mia sorpresa è stata veramente grande quando ad accogliermi ho visto un’orchestra che suonava Obladì-Obladà dei Beatles, formata da giovani seminaristi in tonaca. Ho conosciuto i primi legionari e mi hanno colpito molto la loro sincera allegria, il loro entusiasmo, la loro simpatia e soprattutto vedere che erano uniti da uno stesso spirito e da una stessa missione e che ne andavano fieri. Un fratello in quella occasione mi invitò a Roma per trascorrere la Settimana Santa insieme alla comunità e io accettai, forse per la voglia di conoscere meglio Roma, forse perché mi erano simpatici, non lo so, il fatto è che il Signore stava guidando i miei passi verso di Lui.
A Roma ho trascorso giorni di una spiritualità intensa, ricordo l’impressione che mi ha causato la basilica di San Pietro, le catacombe, ma soprattutto la comunità di padri e fratelli che mi hanno accolto. Un giorno mentre stavo pregando nel coro della chiesa, il mio sguardo si è fermato sul crocifisso. In questa contemplazione ho sentito dentro di me una voce: “Io ho fatto tutto questo per te, cos’hai fatto per me?” Era la prima volta che ci pensavo, normalmente credevo che ciò che mi dava il Signore era perché me lo meritavo o perché mi voleva felice, ma non avevo mai pensato che me lo stesse dando per una missione.
Tornato a casa, la mia vita proseguiva in modo normale. Continuavo sì a frequentare i legionari, ma in mezzo a tanti altri impegni: il teatro, gli amici, gli studi, lo sport, il rinnovamento. Però quella voce che avevo sentito dentro di me a Roma risuonava costantemente nel mio cuore. Avevo davanti a me il mio progetto, ma avevo anche davanti a me l’esempio di Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”. Non avevo mai pensato prima alla vocazione, ma pensavo che se il Signore mi chiamava era per farmi felice, e io avevo imparato a fidarmi di Lui, perché non avevo ricevuto altro che bene. Avevo saputo che durante l’estate si poteva fare con i legionari a Roma un corso vocazionale per chiarirsi le idee sulla vocazione e mi decisi a partecipare.

Il corso vocazionale

Non volevo che si sapesse in giro che partecipavo a un corso vocazionale, quindi mi decisi a dirlo solo a mia mamma e ai miei amici più cari, anche perché dovevo dare qualche spiegazione del fatto che non sarei più andato in vacanza con loro dopo aver organizzato tutto io…
Sono partito per Roma con una grande serenità, e durante quel mese di riflessione e preghiera, di convivenza e di amicizia, che ho condiviso con altri 15 ragazzi come me, ho capito che il Signore mi chiamava ad essere suo sacerdote. Altri 8 ragazzi sono tornati a casa sereni e tranquilli, dopo aver capito che la loro vocazione non era il sacerdozio, la maggior parte di loro sono già sposati e hanno formato una bella famiglia. Che pace dà al cuore sapere esattamente che sei sulla barca giusta, che stai facendo ciò per cui Dio ti ha creato!
Tornando a casa ho dovuto affrontare i miei genitori, i miei parenti, i miei amici: ho trovato qualche opposizione, ma si sono trovati disarmati davanti a quella sicurezza e a quella determinazione che mi venivano certamente dallo Spirito Santo, dalla grazia speciale che avevo ricevuto insieme alla vocazione. Mi sono ritrovato con i miei amici e durante una cena ho tirato fuori una valigia e ho regalato a ognuno di loro un vestito, perché ormai non li avrei usati più, il mio vestito sarebbe stato, d’ora in avanti, la talare del sacerdote. Ci sono state lacrime, sorrisi, abbracci, ma non un addio, perché durante tutti questi anni li ho portati sempre con me nella preghiera e nel cuore e ho cercato di stare vicino ad ognuno di loro.

Sono legionario!

Fin dall’inizio della mia vita come novizio e poi come religioso, sono stati presenti tre elementi: il desiderio di conoscere e amare sempre di più il Signore; il desiderio di aiutare tutte le persone, ma soprattutto i giovani, ad incontrarsi con la Madonna e con il Signore; e la presenza e l’aiuto di questa grande famiglia religiosa della legione di Cristo.
Del noviziato ricordo la grande gioia che avevo nel cuore e la fiducia nel Signore che poco a poco plasmava la mia persona, scolpendo l’opera che Lui voleva formare per prepararmi al momento della consacrazione sacerdotale. Mi è sempre costato molto alzarmi presto, affrontare tanti anni di studi dopo i miei calcoli precedenti per studiare il meno possibile, però sono sempre andato avanti con grande fiducia.
Quando dopo il noviziato e i primi due anni di filosofia mi è stata affidata la missione di economo di due scuole nella Città del Messico e di direttore spirituale dei ragazzi di 1° e 2° liceo, non mi sentivo assolutamente preparato a ricoprire un tale incarico. La fiducia nel Signore, la preghiera e la pazienza per prepararmi e imparare dalle persone che mi sono accanto ha fatto veramente miracoli e ricordo quel periodo come uno dei migliori della mia vita. Ho organizzato missioni giovanili, esercizi spirituali per i giovani, ho imparato a lavorare in equipe con i miei confratelli, e il Signore è arrivato a tante anime solo grazie a un po’ di fiducia e a un sì ripetuto giorno dopo giorno.
Dopo tre anni in Messico sono tornato a Roma e mi sono laureato in filosofia con una tesi sull’antiteismo in Feuerbach, Compte e Nietzsche. Allo stesso tempo ho ricevuto per 4 anni l’incarico di economo del nostro Centro di Studi a Roma.
Da oltre tre anni sto collaborando nella pastorale giovanile e vocazionale, prima a Roma e adesso nel Triveneto, il Signore ha così voluto colmare quel mio desiderio di aiutare tutte le persone, ma soprattutto i giovani ad incontrarsi con la Madonna e con Lui. Chiedo le vostre preghiere per essere un buon strumento nelle mani del Signore e di fare la sua, non la mia volontà.

Tratto dal sito Regnum Christi

Preghiamo per questo Sacerdote, per il suo apostolato e la sua comunità. 

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