sabato 15 marzo 2014

I pastori chiamati ad annunciare il profumo di Cristo

Testimonianza di  Pietro Meloni Vescovo emerito di Nuoro

Il “buon pastore” è Gesù! “Le pecore ascoltano la sua voce ed egli le chiama per nome” (Gv 10,3). Il buon pastore “dà la vita per le sue pecore” (10,11). Nella mia terra di Sardegna vi sono ancora oggi pastori che chiamano le pecorelle per nome, una ad una, e le pecore sono felici quando il pastore è con loro e sono tristi quando il pastore è lontano.
Nella Bibbia la pecorella evocata dal profeta dormiva nello stesso letto del suo pastore ed era per lui come una figlia. Gesù “buon pastore” ha scelto tra gli uomini i suoi “pastori” e ha promesso di donare in ogni tempo all’umanità “pastori secondo il suo cuore”.

Gesù aveva “l’odore delle sue pecore”! L’immagine del buon pastore che porta la pecorella sulle sue spalle, nelle Catacombe faceva sentire Gesù presente nell’amore dei pastori della Chiesa, che erano i vescovi e i presbiteri. E anche i padri e le madri di famiglia, che custodiscono nell’ovile casalingo il piccolo gregge dei figli. Quando il Papa Francesco ha esortato i pastori ad avere “l’odore delle pecore”, il mondo si è meravigliato, ma subito ha capito che lui invitava i pastori ad avere il cuore di Cristo. Il “pastore” è chiamato a vivere in familiarità con la sua comunità, come il “padre” con la sua famiglia. E la gente deve sentire che egli vive giorno e notte con il suo “gregge”.        

Nel “giovedì santo”, il 28 marzo 2013, pochi giorni dopo la sua elevazione al pontificato, nella “Messa del Crisma” il nuovo Papa fece emergere “il desiderio della nostra gente di essere unta con l’olio profumato” con il quale sono unti i sacerdoti, e ha accostato il “profumo del crisma” al “profumo delle pecore”. Poi ha supplicato i ministri dell’altare: “io vi chiedo: siate pastori con l’odore delle pecore!”.         

L’olfatto guida al riconoscimento. Nei nostri ovili, se si avvicina una “madre” alle pecorelle che non sono state generate da lei, non viene riconosciuta e viene allontanata, perché non ha l’odore del gregge. Solo sentendo il profumo materno i piccoli accolgono l’affetto e l’alimento che dà la vita. Senza la mamma morirebbero.

La natura è legge per l’uomo. ”I sensi sono i messaggeri della realtà”, dice Sant’Agostino riecheggiando Cicerone (Sul Vangelo di Giovanni 99,4, da La natura degli dei 2,140). Il senso dell’olfatto è tra i cinque sensi il principale strumento di comunicazione, per la sua forte qualità affettiva ed emozionale. La sua perdita crea un disagio maggiore della perdita degli altri sensi, come la vista e l’udito, che possono trovare una compensazione. L’olfatto è più sviluppato negli animali che negli uomini, perché li difende dai veleni di morte. E la scienza ha scoperto che se l’uomo “non ha naso”, significa che è la sua “centralina cerebrale” che non trasmette alle narici la percezione degli odori.         

L’olfatto è indispensabile alla vita. San Paolo esortava i cristiani a effondere “il buon odore di Cristo” (2 Cor 2,14-16). I padri della Chiesa affermavano che Dio “Padre” è “il profumo perfetto”, e ha donato il suo profumo al “Figlio” nell’unzione dello “Spirito Santo” perché trasmetta agli uomini il profumo divino (Atenagora e Ireneo). San Policarpo vescovo di Smirne, arso vivo per la fede, emanò un profumo “simile a una nube d’incenso e a un aroma prezioso”. Il Papa invita i pastori a vivere sempre accanto al gregge loro affidato per far trasparire l’odore delle pecore e comunicar loro il profumo di Cristo.

Tratto da Avvenire

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