domenica 29 settembre 2013

Cairo - Il grande miracolo della montagna spostata

San Simeone era un uomo comune la cui fede semplice era di quelle che spostano le montagne. Di umile apparenza, lavoratore, puro di cuore e fermo nella sua fede, fu quello che Dio scelse per compiere un grande miracolo, lo spostamento della collina di Mokattam in Egitto, come salvatore della sua Chiesa e per innalzare la croce del Cristo.
San Simaan, Simeone per i latini, il calzolaio, visse in Egitto verso la fine del decimo secolo dopo Gesù Cristo. Era contemporaneo del Santo vescovo Abram Ibn Zaraa, il siriano, che occupava la cattedra di San Marco nel 975, d.C. e che si addormentò in pace nel 979, d.C.

L’icona di San Simeone lo rappresenta senza l’occhio destro. Esiste un episodio, nella sua vita, che spiega il fatto che causò la perdita dell’occhio. Un giorno, una donna entrò nella calzoleria per farsi aggiustare delle scarpe. Nello sfilarsele dal piede, mostrò le gambe scoperte. Simeone le guardò con cupidigia. Però, tornando in se, infilò il punzone nell'occhio, strappandolo dall'orbita, seguendo alla lettera il comandamento del Signore: “Io, però  vi dico: tutti coloro che guardano una donna con libidine, commettono già adulterio, nel proprio cuore. Nel caso che il tuo occhio destro ti porti a peccare, strappalo e gettalo lontano da te, perché è preferibile perdere una delle tue membra, che tutto il corpo venga gettato nell'inferno.” (Mt 5, 28-29).

Uomo di preghiera, San Simeone viveva come un asceta e si alimentava in maniera precaria. Riferendosi a se stesso, ecco cosa disse al Patriarca Abram che lo interrogava: “Io mi alimento poco, il necessario per mantenermi vivo”. Vestiva abiti laceri e consacrava la maggior parte del suo tempo alla preghiera. Al tramonto lasciava il lavoro, mangiava in maniera frugale, e ritornava alla preghiera, passando tutta la notte a pregare.

Ogni giorno, San Simeone si occupava degli anziani e degli infermi, ai quali era solito portare dell’acqua. Spiegò al Patriarca: “Alzandomi presto, ogni giorno, e prima di recarmi al lavoro, riempio la borraccia di acqua la distribuisco agli anziani e agli infermi che non hanno la forza di recarsi alla fontana per rinfrancarsi… E distribuisco, ogni giorno, pane e alimenti agli eremiti, che vivono in clausura; uomini e donne…”

L’esistenza di San Saaman (San Simeone, il calzolaio), sarebbe stata dimenticata, considerata appena da Dio, se non fosse accaduto un fatto, affinché diventasse uno strumento della volontà Divina. In quell’epoca, il governatore Al-Mu´iz Li-Din Illah, appassionato di dispute letterarie, molto si interessava di controversie religiose. Soleva riunire, assiduamente, i capi religiosi delle comunità mussulmana, cristiana e guidaica per osservarne il dibattito delle idee e delle affermazioni delle differenti credenze. Per motivi personali, un membro della cerchia di Al-Mu’iz provocò una forte controversia tra i rappresentanti delle comunità cristiana e giudaica. A questo proposito, fu suggerito al califfo di mettere alla prova i cristiani, in relazione ad un versetto del Vangelo di San Matteo (Mt 17, 20) “In verità vi dico: se aveste la fede di un granello di senape, potreste dire a questa montagna: spostati da qui a là, ed essa si sposterà, e nulla vi sarà impossibile.

Il califfo Al-Mu’iz chiamò dalla sua terra il Patriarca Amba Abram, il siriano, per provare che le parole di Gesù erano vere e la religione cristiana la corretta, facendo in modo che la collina di Mokattam, si spostasse più ad est, cosa che avrebbe permesso l’espansione della nuova città del Cairo. In caso di rifiuto o di incapacità di realizzare questa prodezza, la comunità cristiana avrebbe dovuto optare per queste due opzioni: convertirsi all’islamismo o lasciare l’Egitto. Il Patriarca, impaurito, chiese ed ottenne dal Califfo, un periodo di tre giorni di riflessione, prima di dargli una risposta. Chiedendo a Dio che lo inspirasse, invitò tutta la popolazione copta e tutta la Chiesa d’Egitto, ad un digiuno collettivo, in sua compagnia, per tre giorni, dall’alba al tramonto, e a pregare con fervore, per superare la difficile sfida del califfo.

Il terzo giorno, ai primi albori, la Vergine Maria apparve in sogno a Amba Abram dicendogli: “Non temere, pastore fedele, le lacrime che hai versato in questa Chiesa, i digiuni e le preghiere che tu ed il tuo popolo hanno offerto, non sono stati invano. Alzati e va sino alla porta di ferro che dà accesso alla piazza del mercato. Vi incontrerai un uomo cieco di un occhio, portando una borraccia d’acqua. Il miracolo avverrà per mezzo suo.”

Il Patriarca incontrò la persona indicata dalla Vergine Maria, nel posto esatto che gli aveva detto. Rivolgendosi a Samaan (Simeone, il calzolaio), e spiegandogli quello che gi era stato rivelato da Maria, udì dall’umile uomo la seguente risposta; “Perdono, Padre, sono appena un peccatore.” Amba Abram insistette: “È un ordine della Madre della Luce!” San Simeone si sottomise, allora, rispondendo con umiltà: “Se la Madre della Luce ha deciso di incaricarmi di questa missione, mi pongo completamente al suo servizio.” Il Patriarca che non lo conosceva sino a quel momento, cominciò ad interrogarlo, chiedendogli come si chiamava e il motivo che lo spingeva sino alla piazza del mercato, così presto, quando tutti gli altri ancora dormivano. San Simeone gli raccontò la propria vita, pregandolo di non rivelarla a nessuno, sino a momento della sua morte.

In seguito, indicò ad Amba Abram le condizioni attraverso le quali si sarebbe avverato il miracolo.: “Vi recherete sulla collina con i vescovi, padri, diaconi ed arcidiaconi, tenendo ben sollevati torce, aspersori di incenso, croci, vessilli, Crocifissi e Bibbie. Dovete chiedere al Califfo che salga con Voi sulla cima della collina, scortato dal suo seguito e che, arrivati sulla vetta, si ponga, infine, davanti a voi, nel lato opposto al suo apice. Quanto a me, me ne starei in mezzo al popolo, dietro di voi e nessuno mi riconoscerà. Celebrate i misteri divini e, subito dopo la Comunione Eucaristica, ripetete, con tutti, in spirito di umiltà, il Kyrie Eleison, volgendovi cento volte ad ovest, cento al nord e cento in direzione sud. Subito dopo, voi ed il vostro clero dovrete adorare Dio, in ginocchio, in silenzio, con le mani stese verso l’Altissimo. Alzatevi, quindi, e fate il segnale della croce. Ripetete tre volte questo rito e vedrete risplendere la gloria di Dio.” 

Allora il Patriarca si recò dal Califfo e gli disse che era pronto per realizzare quello che gli era stato imposto, con la grazia di Dio. Il Califfo, montato sul suo celebre destriero, seguito dalla sua corte, dignitari e soldati, arrivò sull’alto della collina. Davanti a lui stavano il Patriarca Abram, il suo clero ed un buon numero di fedeli, tra i quali San Simeone, l’umile conciatore di cuoio. Come aveva detto il santo, subito dopo aver fatto il primo segno della croce, avvenne un grande tremore di terra, la collina si sollevò e, dopo, ritornò al punto di partenza. Questo avvenne nuovamente ad ogni segno della croce. Ecco il potere della fede, come aveva detto San Paolo, il nostro maestro: “Tutto posso per Colui che mi fortifica” (FI 4, 13).

Il Califfo e quelli che lo accompagnavano, tremarono di paura ed il Califfo, gridò: “Dio è grande, che il suo nome sia benedetto e lodato.” In seguito, supplicò Amaba Aram di finirla con quel prodigio, temendo che la collina franasse distruggendo la città. Quando tutto si calmò, il Califfo espresse il suo rispetto ad Amba Abram e gli concesse il diritto di rimanere in Egitto, autorizzandolo a ricostruire e restaurare numerose Chiese, tra le quali San Markorio di Abu Sifein, nella Cairo Vecchia. Quando il Patriarca si voltò, cercando San Simeone, non lo incontrò e giammai si sentì parlare di lui, sino a questi ultimi anni.

Nel 1969, la collina di Mokattam che significa “tagliata” (effettivamente presenta tre spaccature che la attraversano) divenne, per decreto del governatore del Cairo, il luogo nel quale sono depositati i rifiuti della città. Là si stabilì la comunità cristiana degli straccivendoli del Cairo, la cui attività principale è la raccolta e separazione dei rifiuti. Molti miracoli sono accaduti in questo posto e, negli anni settanta, fu eretta sulla collina, la grande Chiesa di San Samaan, Simeone, per accogliere il fervore di quella povera popolazione che conservava, però, la viva fede dei suoi padri.

Nel 1989 furono realizzate delle ricerche, sotto la benedizione di Sua Santità Shenouda III, alla scopo di rintracciare le reliquie di San Simeone. Varie testimonianze scritte riportavano che, nel secolo XIV, i Patriarchi Amba Johannes X e Amba Ghorial IV (Storia dei Patriarchi, di Amba Youssab) furono sepolti a lato di Samaan, il calzolaio conciatore del cuoio, a al-Habach, a Cairo Vecchia. Nel 1991, domenica 4 agosto, mentre si procedeva al restauro della antica Chiesa di Santa Maria in Babilonia El-Drag, fu scoperto uno scheletro di qualcuno che sarebe morto all’età di cinquant’anni. “Si sarebbe trattato di una persona di bassa statura, con resti di una abbondante capigliatura sulla nuca, presentando calvizie sulla fronte.”

A poca distanza fu trovato un vaso di terracotta, indicando che il corpo che vi si trovava era quello di San Simeone, il calzolaio. Scheletri dei Patriarchi, scoperti nello stesso luogo, rappresentavano la prova supplementare, la cui importanza proveniva dal fatto che erano sepolti vicini al santo. I risultati di una ricerca ben fondata convinsero Sua Santità Shenouda III che le ossa appartenevano a San Simeone, fatto che fu confermato, ufficialmente, il 7 luglio del 1992, attribuendo a tre differenti Chiese l’onore di custodire le sue reliquie: la Chiesa di Santa Maria in Babilonia El-Darag, la Chiesa Sospesa di Santa Maria e la Chiesa di San Simeone, il calzolaio conciatore di pelli, in Mokattam.

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