venerdì 16 agosto 2013

Processo di beatificazione per Zilda Arns, il medico che salvò milioni di bambini da aborto e miseria

Con il consenso di Papa Francesco si avvierà nel 2015 l’iter di beatificazione per la dottoressa brasiliana fondatrice della Pastoral da Criança. Dedicò la vita alla cura e all’educazione delle donne e dei loro figli. Morì nel terremoto di Haiti.

LA MORTE AD HAITI.
Zilda, fondatrice dell’organizzazione Pastoral da Criança (la “Pastorale dei bambini”), morì ad Haiti durante il terremoto del 2010 che fece migliaia di vittime. Si trovava nell’isola per una conferenza e rimase sotto le macerie dell’edificio in cui stava parlando davanti ad autorità e volontari per motivarli nella lotta contro la mortalità infantile.
Sua sorella, suor Mary Helen Arns, all’epoca disse in un’intervista a Zenit che quel fatto fu «un immenso choc, non solo per la nostra famiglia, ma per tutto il Brasile». Infatti furono subito in molti a parlare di una possibile causa di canonizzazione per questa donna che aveva dedicato la vita alla cura pastorale dei bambini in Brasile e in tutto il mondo. Non solo, alla notizia della sua scomparsa fu celebrata Messa in centinaia di chiese in diversi paesi, tra cui la basilica del Santuario Nazionale di Nostra Signora di Aparecida. Il giorno del suo funerale un parco di San Paolo fu subito dedicato a lei. E la sua morte venne annunciata ovunque dai media, mentre il settimanale brasiliano Revista Veja la definì «una santa in vita e una martire nella morte».

LA SCELTA DELLA MEDICINA.
Zilda nacque in Brasile da immigrati tedeschi nel 1934, dodicesima di tredici figli di cui cinque religiosi e un sacerdote. Lei invece sposò un falegname con cui ebbe sei bambini, il primo morto alla nascita e l’ultima vittima di un incidente stradale nel 2003. Zilda decise di diventare medico a 15 anni perché, come dichiarò in un’intervista a Mondo e Missione, «avevo visto un video sui bambini malnutriti a Rio de Janeiro, che mi svegliò un gran desiderio di aiutare queste persone. Io ho avuto un’infanzia molto felice e voglio che tutti i bambini possano essere contenti».

MAMMA, MEDICO E MISSIONARIA.
Nei primi anni di carriera la dottoressa Arns si dedicò alla professione e alla famiglia, poi, nel 1982, durante un dibattito sulla povertà a Ginevra, riuscì a far capire a James Grant, segretario esecutivo dell’Unicef, che alla mortalità infantile si poteva porre un freno. Di lì a poco nacque in Brasile la Pastorale del Bambini, sostenuta dall’Unicef stessa. L’iniziativa fu inaugurata a Florestopolis, dove all’epoca si registrava un tasso di mortalità infantile devastante: 127 morti ogni 1.000 nati. Dopo un solo anno dall’inizio della Pastorale, il tasso era sceso a 28. Nel tempo il progetto si espanse in tutto il Brasile, raggiungendo il 72 per cento del Paese e poi ventisette stati dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia. Dopo pochi anni la Pastorale accompagnava già più di 83 mila donne in gravidanza, quasi 2 milioni di bambini e circa un milione e trecento famiglie.

LA PASTORAL DA CRIANÇA.
La Pastorale dei Bambini, ancora attiva e vitale, è sostenuta da circa 300 mila volontari, tra cui molta gente comune ma formata all’affronto dei problemi delle mamme e dei bambini. Si tratta sopratutto di donne che aiutano, come diceva spesso Zilda, a far scoprire ad altre donne che si sentono nulla il proprio valore e il valore del bambino. L’opera è educativa: «Le mamme apprendono il loro valore imparando a nutrire, ad allattare, a curare le malattie respiratorie e la diarrea», spiegava la dottoressa. Zilda pensò anche che le madri avrebbero avuto bisogno di un lavoro. Cominciò quindi la produzione di giocattoli e materiale didattico. Fu fondato un giornale della Pastorale che arrivò a vendere più di 250 mila copie. Infine l’idea di educare attraverso la radio, con la trasmissione settimanale Vivi la vita, ospitata da circa duemila emittenti in tutto il Brasile. Zilda descriveva la sua battaglia come un lavoro «a favore della vita in abbondanza» e come un impegno a «salvare vite perché non vengano abortite».

VIVERE IL CRISTIANESIMO.
Come ha fatto un medico a generare un’opera così grande? Suor Maria del Lourdes, coordinatrice della Pastorale, dopo la morte di Zilda disse: «Lei che lo viveva ha risvegliato anche in noi il desiderio di vivere il cristianesimo, di avere una mistica di amore verso l’umanità sofferente, nella speranza di poter sempre fare qualcosa per salvare delle vite, di avere fede nella forza dei deboli che si organizzano». La religiosa aggiunse anche che «Zilda mi lascia in eredità l’esempio di come sia possibile cambiare il profilo di una società con azioni comunitarie volontarie, anche se il potere pubblico e l’iniziativa privata rimangono indifferenti». Le ultime parole della dottoressa Arns furono queste: «Come gli uccelli si prendono cura dei propri figli costruendo un nido in cima agli alberi e sulle montagne, lontano dai predatori, dalle minacce e dai pericoli, e più vicino a Dio, così dovremmo prenderci cura dei nostri figli come di un bene sacro e promuovere il rispetto dei loro diritti e proteggerli. Dio sia con voi!».

di Benedetta Frigerio tratto da Tempi.it

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