sabato 17 agosto 2013

La forza dell'amore

L’arcivescovo di Bombay e consigliere di Papa Francesco racconta di Mary Wagner, detenuta per essere entrata nelle cliniche abortive di Toronto per parlare con le donne: «Avesse salvato una sola una vita, ne sarebbe valsa la pena»

«Lei non capisce, vero? Cos’è lo Stato di diritto? Lei è tenuta a rispettarlo… lei ha perso il diritto come cittadina di stare vicino a una clinica per aborti o di parlare con un suo dipendente. Lei ha mostrato in qualche modo totale disprezzo per i tribunali, per i diritti degli altri… lei sembra farsi guidare da un ordine morale superiore a quello delle leggi del nostro paese».

Sono queste le parole con cui la canadese Mary Wagner, come scrive il portale americano lifesitenews.com, è stata processata. Arrestata a Toronto il 15 agosto 2012 «per essere entrata più volte pacificamente nelle cliniche abortive di Toronto in modo da incontrare le donne», l’attivista pro life ha scelto di rimanere in prigione piuttosto che accettare «di pagare una cauzione che però le avrebbe impedito di avvicinarsi alle persone nelle cliniche», spiega sempre il sito.
La donna, durante il processo, si era difesa sostenendo di avere aiutato molte donne con delicatezza, spiegando loro che l’aborto è sempre un dolore enorme per la madre.
Ma il giudice è stato inflessibile: «Lei si sbaglia, il suo Dio sbaglia. Lei ha un disprezzo completo… c’è un diritto in questo paese… lei non ha diritto di provocare ulteriore dolore e afflizione con il suo comportamento».

Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay e presidente della Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia, uno degli otto cardinali chiamati da Papa Francesco per assisterlo nella guida della Chiesa e nella riforma della Curia romana, venerdì scorso è andato a trovare la donna e ha rilasciato un’intervista proprio al portale Life Site News. In carcere, il cardinale ha celebrato la Messa per circa una dozzina di detenute, tra cui Mary Wagner. «Papa Francesco – ricorda il cardinale nell’intervista – è chiaro sulla necessità di dare testimonianza al Vangelo, nonostante le difficoltà. Sono profondamente convinto che si deve fare quello che si ritiene giusto. Seguire il Vangelo nella buona e nella cattiva sorte, qualunque siano le difficoltà. In questo senso, io condivido pienamente quello che sta facendo Mary Wagner». La scelta della donna ha fatto discutere molto anche i suoi sostenitori, ma Gracias è netto: «Parlando con Mary, mi si è chiarito che lei ha una missione». Mary Wagner, secondo il porporato, «è sicuramente la voce del bambino non ancora nato. È l’avvocato dei loro diritti».

Dopo l’incontro con la donna, il cardinale è rimasto «convinto dell’utilità di quello che sta facendo», dice. Perché la sua battaglia «non è solo un esercizio futile per combattere contro i mulini a vento. Anche se la gente potrebbe dubitare dell’efficacia di questa scelta, lei stessa ha raccontato di molte persone che, influenzate da questa decisione, non sono andate ad abortire. Il fatto che questo, da subito, abbia mostrato i suoi frutti, vuol dire che ne valeva la pena. Anche se avesse salvato solo una vita, ne sarebbe valsa la pena». Gracias racconta anche di essere rimasto colpito dalla testimonianza resa in carcere da questa donna: «È una persona così pacifica, così in pace con se stessa. Non ho visto alcun segno di disagio in lei». Il prelato si dice «molto felice di averla incontrata. È una donna che vive ogni cosa mettendola nelle mani del Signore, è una persona di profonda fede e impegno ed è certa di quanto sta facendo». Lo dimostra anche il fatto che Wagner è «molto presente nell’ambiente in cui vive ora. È persino terapeutica per alcune persone, per il modo con cui si occupa di loro, e per come è in pace».

Il cappellano del penitenziario, padre Paul Hrynczyszyn, che ha organizzato la visita del cardinale Gracias in carcere, spiega che Mary Wagner aiuta «molte donne a tornare alla fede». «Ho avuto modo di conoscerla molto bene – continua Hrynczyszyn – e lei è una benedizione per me quando la incontro, perché penso che sia una santa. Quello che mi ha colpito di più di lei è la sua profonda religiosità, la sua santità e la sua profonda umiltà». La donna, sottolinea il cappellano, sa che sta obbedendo «al Signore che la chiama a fare questo, a testimoniare il dono e la santità della vita umana in modo radicale». Il sacerdote racconta di aver visto un giorno una detenuta piangere. «Le ho chiesto: “Perché piangi?”. E lei: “Mi sono appena sentita guarita. Avevo bisogno di perdono e la sua presenza mi ha fatta sentire perdonata”. È successo anche con un’altra detenuta, che mi ha detto la stessa cosa».

di Benedetta Frigerio tratto da Trmpi.it


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