giovedì 6 giugno 2013

Maria vuole più bene a noi di quanto noi ne vogliamo a Lei - 4° incontro 2013

Catechesi registrata
Ho accolto questo invito con tanta gioia! Sono più di 25 anni che manco da questa città, che è la città dove sono nato  e cresciuto, ma oggi ci lega qualcosa di più: è questa consacrazione a Maria, questo metterci nelle mani di Maria.
Vorrei cominciare con alcune premesse, la prima è una frase che a me piace molto e che uso spesso nelle omelia che tengo nella mia parrocchia a Torino: “I cristiani non sono una comunità di perfetti ma di perdonati” ed è questa la porta che vorrei aprire all’inizio di questa catechesi. Tutti noi siamo perdonati, tutti noi siamo soprattutto amati per quello che siamo e che abbiamo fatto, di buono e meno buono.

Seconda premessa: noi che siamo qui per prepararci alla consacrazione non siamo quelli che hanno come hobby la Madonna, che vanno in giro solamente con segni esteriori (il Rosario al collo, una catena attorcigliata al polso ecc…) ma abbiamo avuto la grazia di essere chiamati dalla Madonna a compiere un gesto che ci renderà diversi.
Terza premessa: abbiamo delle ferite nel nostro cuore che ci impediscono soprattutto di amare e di essere amati ed è per questo che, per alcuni di noi se non per tutti, c’è questo richiamo di affidarci alla Madonna. La ferita del nostro cuore la guarisce Gesù, Maria però ci porta a identificarci sempre più con Gesù, come dice molto bene il nostro Santo da Montfort.
In questo momento mi viene in mente una frase di San Benedetto che dice così: “Nulla anteporre all’amore di Cristo”: la Madonna ci porta anche a questo!
Facilmente perdiamo il senso di ciò che facciamo. Vi faccio una piccola confessione: quando ero in seminario ma anche adesso in canonica alla fine della settimana la mia stanza è sempre in disordine, sempre. Non so come, ma ogni volta che torno a casa mia mamma in dieci minuti mi mette a posto la stanza: lasciate che la Madonna metta a posto le stanze del vostro cuore!
Sentiamo il bisogno di proteggerci dalla confusione e dallo smarrimento così forte che vediamo in questo mondo, e la Madonna è il piedistallo su cui poggia la luce che viene vista anche da lontano.
C’è bisogno di sentire la consacrazione non come una cosa che devo fare, ma come un atteggiamento di vita. Molte volte pensiamo che la consacrazione sia una formula per “guadagnare” grazie spirituali: un po’ come i nove primi venerdì i quali ci danno un’assicurazione sulla vita futura, promettendoci l’assistenza di un Sacerdote al momento della nostra morte. Potessimo riprendere i nove primi venerdì del mese e le promesse che ha fatto il Sacro Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque! Sono stupendi! “Chiunque mi aiuterà a propagare la mia devozione riceverà…” noi in fondo siamo così: facciamo le cose per un tornaconto…
Anche noi a volte non ci accorgiamo che la consacrazione alla Madonna non è altro che un atteggiamento di vita diverso che avremo.
Ho scelto di leggervi alcune riflessioni perché potrei parlarvi magari anche bene, con delle frasi a effetto, ma invece ritengo sia importante ancorarci al Montfort, ancorarci al Vangelo, ancorarci ai due Sacratissimi Cuori che festeggeremo tra pochi giorni di questo mese di giugno.
Per la meditazione di oggi mi hanno affidato un brano del Vangelo che apparentemente sembra semplice e bello ma che in realtà se lo si legge e medita con attenzione dà molto da pensare: le nozze di Cana.
C’è un matrimonio, un giorno di festa come dalle nostre parti, solo che qui si prolunga anche per una settimana, è proprio una grande festa. E’ invitata anche Maria, questo significa che è molto gradita, ma leggendo il Vangelo non la troviamo seduta tra i commensali, magari tra le persone più importanti del banchetto: la Madonna è in piedi tra la cucina e la sala da pranzo, magari è quella che mette a posto le portate, che controlla che sia tutto preciso, che non ci sia qualche commensale un po’ trascurato.
 La Madonna si sta dando molto da fare ed è talmente di casa che questa famiglia invita anche Gesù e alcuni discepoli Suoi, non tutti perché ha appena cominciato la Sua vita pubblica. Ad un certo punto Maria si accorge di un bisogno: manca vino. Meno male che qui a Conegliano, nella zona del prosecco, capiamo cosa vuol dire quando manca vino! In Piemonte quando vai a trovare qualcuno ti offrono il caffè, mentre qui non ti chiedono neanche cosa vuoi o se ti piace: ti danno subito il vino!
La Madonna allora si accorge di questo bisogno e va da Suo Figlio. Guardate, la risposta di Gesù: “Donna, non è ancora giunta la mia ora” , sembra quasi che venga trattata come una persona molto secondaria, che non deve interferire con il Suo programma. Apparentemente.
La Madonna però insiste. Mi piace molto questo aspetto dell’umiltà: è un’umiltà che non si arrende! A volte pensiamo che le persone umili non sappiano parlare, non è vero! Sono molto forti anzi, sono umili perché sono forti! Chiediamo a Maria che in questa consacrazione ci renda umili, che vuol dire anche determinati.
“Fate tutto quello che Lui vi dirà” poveri servi… perché comunque in questa trasformazione dell’acqua in vino parliamo di 500-600 litri di vino!
Alla fine di questo miracolo il Vangelo ci parla di tre frutti stupendi:
1. Questo di Cana di Galilea fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù 2. Egli manifestò la Sua gloria 3. I Suoi discepoli credettero in Lui. E’ stupendo!
Anche noi siamo qui in un momento di bisogno, anche in noi questa consacrazione nasce in un momento di bisogno e abbiamo bisogno dell’umiltà e la determinazione che Maria ci insegna in questo brano del Vangelo. Ho lavorato molto con i giovani e a loro dico spesso che il libro “Impara l’inglese in dieci giorni” non serve a niente o la pillolina che brucia i grassi non esiste!
E il “tanto vino” che cos’è? E’ la Grazia! La Grazia che entra nella mia vita attraverso questo cammino che comincia con la consacrazione a Maria ma che non finisce con la Messa solenne di sabato prossimo!
Prendiamo il numero 23 del Trattato del Montfort, sono parole molto belle che risuonano nel cuore in modo stupendo. Abbiamo bisogno di contemplare cose belle perché il bello apre il nostro cuore a un orizzonte di bene diverso, e “Dio possiede una miniera ricchissima, dove vi è racchiuso tutto ciò che è bello, prezioso e raro, perfino il proprio Figlio. Questo tesoro immenso è Maria, che i Santi chiamano Tesoro del Signore, dalla pienezza del quale gli uomini sono arricchiti”.
Parliamo ancora di Maria, di questa nostra dolcissima Mamma che senz’altro vuole più bene a noi di quanto noi ne vogliamo a Lei. Questa frase vale ogni descrizione del Cuore di Maria!
Elle senz’altro vuole più bene a noi di quanto noi ne vogliamo a Lei: è proprio vero!
Anche in un quartiere della parrocchia a Torino, un posto un po’ difficile, c’è una mamma che ha un figlio in carcere e uno drogato ma, solo per il fatto che sono suoi figli, gli vuole bene. Sempre.
Così Maria: Lei ci vuole bene più di quanto possiamo volergliene noi!
Nella celebrazione della consacrazione, dopo aver purificato il nostro cuore, invocheremo lo Spirito Santo e con somma gioia, grande speranza, come atto del più bell’amore, ci affideremo totalmente a Lei.
Ricordiamo “che Dio nel suo progetto ha reso Maria necessaria alla nostra santificazione, l’ha voluta come mezzo efficace e via più  breve per raggiungere Lui. Non più breve e più facile, perché ci tenga lontano dalle prove e dalle difficoltà, anzi! Ma perché è la via che Dio stesso ha percorso per manifestarsi al mondo, attuare la redenzione e farsi una cosa sola con l’umanità”.
Ha volte può esserci nel nostro cuore, o meglio, nella nostra mente un pensiero che non giusto: io mi consacro alla Madonna così facilmente arrivo al Signore. Attenzione: la consacrazione è la via più breve ma non più facile, perché quando noi diamo con generosità uno spazio importante del nostro cuore al Signore, e quindi anche a Maria, loro ci provano un pochettino. Non volere il bene delle persone a cui vogliamo bene vuol dire indifferenza. Come una maestra che trascura alcuni suoi alunni perché “non ne vale la pena” mentre si dedica ad altri e li aiuta: questo è bruttissimo! Quando dobbiamo correggere una persona a cui vogliamo bene  ci sentiamo imbarazzati, fosse con un estraneo non ci sarebbero problemi ma con un amico è diverso, ma siccome gli voglio bene allora glielo dico. Quindi vedete che scegliere la via più breve non significa scegliere la più facile! Non è una scala mobile ma forse una ferrata e il panorama che poi vedi dopo aver fatto una salita impegnativa è impagabile.
Attenendoci alla traccia lasciataci dal Montfort diamo in sintesi gli effetti meravigliosi della consacrazione e per ottenere questi risultati è necessaria la nostra collaborazione.
Io ho lavorato molto nella pastorale vocazionale per cui, trovandomi poi con i giovani ho dovuto spiegare dal punto di vista razionale cos’è la vocazione. La vocazione è una chiamata, è usare i proprio talenti ed è una risposta. Se manca uno di questi tre elementi manca una vocazione: uno è chiamato ma non risponde, uno risponde ma non è chiamato, uno ha i talenti ma non li usa. La chiamata dipende da Dio, al cento per cento, la risposta dipende da noi.
I talenti dipendono da Dio che te li dà e da te, quindi la parola chiave è: collaborazione. Nel Trattato il Montfort ci dice di collaborare con Maria, di dare una risposta a Maria, per amore.
La prima virtù che rifulge nella Madonna è l’umiltà: Lei è una persona umile! Sapete quante parole ha detto Maria nel Vangelo? Sette. E varrebbe proprio la pena di riflettere, magari in un’altra occasione, su queste parole riportate nel Vangeli. Quanti sono i silenzi di Maria? Sette.
Sette parole, tra le quali queste: “Fate tutto quello che Lui vi dirà” queste parole sono rivolte agli uomini, sono parole che la Madonna ci dice. Poteva dirne altre invece ci dice: Fate quello che dice Mio Figlio, non quello che dico Io. Io sono solamente uno specchio che fa sì che la luce di Cristo si irradi con più facilità.
L’umiltà di Maria è quella del Magnificat. Che bella meditazione e che bel confronto per la nostra vita cristiana!
Sapete chi sono i Santi? Sono i cristiani riusciti bene e Maria ne è il capolavoro!
Il Montfort ci dice che il primo effetto della consacrazione, proprio perché ci avviciniamo a Lei, è l’umiltà. Per poter essere umili il nostro Santo ci dice che abbiamo bisogno di conoscere il nostro fondo cattivo, la nostra incapacità di bene: Pietro dopo la prima pesca miracolosa dice a Gesù: “Allontanati da me che sono peccatore”.
Questa maggior conoscenza sarà il primo dono che riceveremo con la consacrazione, mentre il secondo dono che Maria ci vuole fare è quello di renderci partecipi della Sua grande fede.
Abbiamo tanto bisogno di credere, soprattutto oggi. Quando torniamo da un pellegrinaggio, soprattutto se è a Medjugorje, camminiamo a un metro da terra e ripensiamo a tutti i Rosari recitati, le adorazioni eucaristiche eccetera. Poi andiamo in ospedale a fare gli esami e c’è qualcosa che non va, abbiamo problemi sul lavoro, contrasti in famiglia o con le divisioni per l’eredità: dov’è la nostra fede?
Guardiamo alla fede di Maria davanti alla crocifissione ingiusta di Suo Figlio, alla fuga in Egitto per scappare da Erode oppure quando dopo trent’anni il Suo unico Figlio se ne va e la lascia sola. Quando il Vangelo dice: Tutte queste cose Maria le meditava nel proprio cuore, non significa che le capisse però l’atteggiamento è quello di meditarle. Noi invece quando non capiamo le cose le cancelliamo! Dobbiamo invece lasciar sedimentare le cose importanti della vita, rileggerle quando abbiamo un po’ più di fede, con gli occhi di Dio.
Quando saremo consacrati potremo crescere più facilmente nella grazia, anche perché aumenterà la nostra confidenza con Dio e con la Mamma celeste. E’ come paragonare l’aumento di grazia alla trasformazione di quasi seicento litri di acqua in vino: è strepitoso! Quindi la consacrazione ci porta alla crescita della grazia nella nostra vita e aumenterà la confidenza con Dio e la Mamma celeste: un atteggiamento attraverso il quale ci sentiamo presi per mano e li sentiamo più vicini al nostro cuore.
La consacrazione implica un rinnovare le promesse del nostro Battesimo.
San Paolo nella lettera ai Colossesi ci dice così: rivestirci dell’uomo nuovo spogliarci dell’uomo vecchio. La consacrazione non è un punto di arrivo ma un punto di partenza: questo comporta una grande responsabilità, una grande fatica, ma anche una gioia immensa! Io vedo i miei ragazzi dell’oratorio che quando organizzo loro una partita di calcio con quelli più forti di loro, si esaltano e accettano volentieri la sfida. Perché anche noi non accogliamo questa provocazione della Madonna? Lei ci chiama a un di più, ci esorta a un di più.
San Luigi Grignon da Montfort ci consiglia di rinnovare una volta all’anno in forma solenne, ma anche ogni giorno, la nostra consacrazione, ci esorta a vivere con degli atti di pietà quotidiani (la recita del Rosario, la lettura del Vangelo, la vita eucaristica), ci chiede di fare un di più. Io so che sto parlando a persone che, proprio per il fatto che avete avuto la costanza di venire per quattro sabati alla preparazione, state già facendo qualcosa in più, ma voglio ripetervi le parole di San Paolo che sono così belle che le so a memoria: Non conformate la vostra vita con la mentalità di questo mondo ma, rinnovati, fate ciò che è buono a Lui gradito e perfetto (Romani 12,2).
Cosa significa? Non conformarci al mondo in qualche modo lo capiamo e la Madonna ci suggerisce un buon metodo che è quello della lettura quotidiana del Vangelo, ma che cos’è “buono”? Non vivere in peccato: una persona buona vive in grazia, perché ciò che è buono è la grazia mentre ciò che non è buono è il peccato. “A Lui gradito” è un gradino in più: significa persona buona che con un po’ di pazienza, un po’ di sacrificio, di amore e umiltà può gestire la sua vita lontana dal peccato.
Vedete come la Madonna ci sprona a fare qualcosa che è gradito a Dio, non il minimo indispensabile. Quando ero qui a Conegliano avevo un amico tifoso del Milan, mentre io sono interista. Ho avuto l’occasione di andare a vedere una partita a San Siro, tanto tempo fa, appena sceso dal mio pullman di interisti, sono andato a comprargli una sciarpa del Milan perché ho voluto fare un regalo a lui gradito.
Sapevo che a questo amico del cuore faceva piacere una sciarpa della sua squadra, che non era la mia, ma non importa: a me interessava vederlo felice!
Domani devo celebrare un matrimonio e agli sposi dirò così: “Ditevi voglio farti felice e voglio che tu sia felice. Per questo motivo ti chiedo oggi di condividere con me il resto della tua vita” questo è l’impegno che devono prendersi! Ed è anche per questo che molti matrimoni non funzionano. Cioè il mio compito da quando mi sveglio al mattino a quando vado a dormire alla sera è che questa persona alla quale ho chiesto di condividere la vita con me sia felice.
Cosa sono le “cose perfette”? Già fare le cose buone è difficile, a Lui gradite è ancora più complicato… e perfette? Mi è venuta in mente una cosa che credo sia abbastanza giusta: mi rendo conto che, preparando la consacrazione, riflettendo sulle parole del Montfort, vedendo quali sono i segni dei tempi, rendendomi conto delle mie miserie e debolezze, mi rendo conto dicevo che nessuno è perfetto.
Nel Vangelo c’è un piccolo brano che non è assolutamente di grande effetto con i più grandi miracoli di Gesù. Al tempio tutti andavano a portare le offerte e al momento della consegna il sacerdote diceva ad alta voce di fronte a tutti quanto la persona donava. Come se alla Messa della domenica, all’offertorio, il chierichetto passa e ad alta voce dice: “Cristina ha dato 500 euro!” poi “Marisa ha dato 300 euro!” finché arriva da Angelo e dice “Angelo due centesimi!” due centesimi sono quelle monetine che ti danno quando prendi il pane e che non te ne fai niente. Ritornando al Vangelo, Gesù nota la vedova che ha dato due spiccioli: è una scena talmente umiliante che è impossibile per chi guarda non fare un sorriso di compatimento. Al tempo di Gesù le vedove erano le persone più indifese ma Lui fa notare ai Suoi discepoli che questa vedova ha dato più di tutti gli altri perché ha dato qualcosa di cui aveva bisogno: questa è la cosa più perfetta! Questa è una cosa che tutti possiamo fare! Io nella consacrazione mi gioco qualcosa di cui ho bisogno: ecco i frutti, ecco il cambiamento di vita, ecco perché vale la pena fare la consacrazione, ecco perché ho bisogno di un aumento di grazia e che Gesù e Maria siano più vicini a me!
Ecco perché ho bisogno di rinnovare il mio cuore per saper amare e sentirmi amato da Dio.
Così facendo daremo maggior gloria a Gesù: è questa la conclusione alla quale arriva il Montfort.  Dopo aver elencato tutti gli altri frutti della consacrazione che noi abbiamo esposto brevemente dice che “avendo con questo atto di consacrazione dato tutto a Maria, Ella mossa da grande carità, riceve nelle Sue mani verginali il dono delle nostre azioni, conferisce loro una bellezza e uno splendore meravigliosi e poi le presenta Essa stessa a Gesù. E’ evidente in tal modo che Nostro Signore ne riceve più gloria che se gliele offrissimo noi direttamente con le nostre mani colpevoli” n° 224.
“Ogni volta che tu pensi a Maria, Maria pensa per te a Dio. Ogni volta che tu dai lode e onore a Maria, Maria loda e onora per te Dio. (…) Quando Santa Elisabetta lodò Maria e le disse: “Beata per aver creduto” Maria –eco fedele di Dio – rispose con il suo Magnificat: “L’anima mia magnifica il Signore”. Ciò che Maria fece in quell’occasione lo ripete ogni giorno. Quando è lodata, amata, onorata o riceve qualche cosa, Dio è lodato, è amato, è onorato, Dio riceve per le mani di Maria e in Maria”.
Io vi auguro di cuore che queste giornate che voi avete regalato al Signore (come dice anche Papa Francesco) portino quei frutti che ognuno di voi ha bisogno nel suo cuore. Grazie.



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