martedì 12 giugno 2012

2012 - 4° incontro di preparazione alla consacrazione

Catechesi registrata del 9 giugno

Oggi parleremo dell’atto di consacrazione perché ormai siamo vicini al giorno del Cuore Immacolato di Maria, festa grandissima che avete scelto per consacrarvi e rinnovare, per tutti gli altri, la consacrazione.
Nella prima e seconda parte del Trattato della vera devozione il Montfort ha posto le premesse di un corretto discorso su Maria, per una vera devozione a Lei; nella terza parte il Montfort traccia le linee essenziali, le coordinate della sua proposta spirituale, cioè la consacrazione a Gesù Cristo per mezzo di Maria; e siamo per così dire al cuore della narrazione, del messaggio del Montfort.

Egli nel Trattato ha già spiegato che Dio si è servito di Maria per venirci a salvare, ha anche chiarito che la nostra salvezza è in Gesù Cristo e in nessun altro, però ha anche sostenuto che la devozione a Maria è utile e necessaria per vivere il Vangelo. Il Montfort ha parlato anche di altre devozioni che non sono autentiche ma superficiali e interessate più alla persona, a questo punto il santo rivela quello che lui chiama  il “segreto”, perché è convinto che la pratica di una perfetta devozione alla Madonna è sicuramente la migliore di tutte: si tratta della consacrazione totale di se stessi a Gesù Cristo per le mani di Maria che viene anche identificata con una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse battesimali.
Intanto notiamo che il Montfort parla di consacrazione a Gesù Cristo per mezzo di Maria,  solo per semplificare si può dire consacrazione a Maria, però non è esatto perché nel Battesimo noi siamo stati consacrati al Padre, per il Figlio, nello Spirito Santo. Prima del Battesimo eravamo come legati al male, schiavi di satana; con il Battesimo abbiamo iniziato ad appartenere a Dio e a Gesù Cristo ed è iniziata per noi la vita nuova per essere Suoi completamente.
Al n. 120 del Trattato leggiamo: “Tutta la nostra perfezione consiste nell’essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra perfettamente a Gesù Cristo”.
Qual'è allora questa devozione, questo modo di donarsi, questo modo di consacrarsi al Signore che permette  di raggiungere così perfettamente lo scopo della vita cristiana? Lo dice ancora il Montfort al n. 120: “Essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne consegue che tra tutte le devozioni quella che consacra e conforma di più un’anima a nostro Signore è la devozione a Maria, Sua santa Madre. Più un’anima è consacrata a Maria,  più è consacrata a Gesù Cristo”.
Già il Montfort ha detto in precedenza che Maria, così come è stata voluta da Dio, rimanda a Gesù: “Tu sei, o Signore, sempre con Maria e Maria è sempre con te. Né Ella può essere senza di Te, altrimenti non sarebbe più quella che. Ella è talmente trasformata in Te dalla grazia che non è più. Tu solo, mio Gesù, vivi e regni in Lei più perfettamente che in tutti gli Angeli e santi”.
Dice ancora il Montfort: “Ti è unita così intimamente che sarebbe più facile separare gli Angeli e i santi da Te che la divina Maria, poiché Ella ti ama più ardentemente e ti glorifica più perfettamente di tutte le creature insieme” (Trattato n. 63).
“Ella infatti, non è come le altre creature le quali, se ad esse ci affezioniamo, anziché avvicinarci a Dio potrebbero allontanarcene. L’inclinazione più forte di Maria è proprio questa: unirci a Gesù Cristo (Trattato n. 75).
Il Montfort su questo ha ragione, perché se gli amici di Dio, i santi, hanno appassionatamente desiderato portare le anime a Gesù, che cosa possiamo dire di Maria? Più si vedrà Maria come Egli stesso l’ha contemplata, in una fede viva e un’esperienza privilegiata di Lei, meglio si sarà disposti a donarci a Lei senza riserve perché ci porti a Gesù. Questo è il traguardo!
La perfetta consacrazione a Gesù Cristo quindi altro non è che una consacrazione perfetta e totale di se stessi alla Vergine santissima. Questa è la devozione che vi insegno, dice il Montfort nel trattato al n. 120. E continua: “Essa è una perfetta rinnovazione dei voti e delle promesse del santo Battesimo”.
Con la logica dei santi noi vediamo come il Montfort ci domanda, in questo atto di consacrazione, di andare sino in fondo nel dono di noi stessi a Maria, al fine di appartenere totalmente a Gesù. Per lui questo è l’unico mezzo per realizzare pienamente la nostra vita e per accedere alla santità che l’amore di Dio ci propone, alla quale noi abbiamo promesso di tendere proprio con l’ osservanza dei voti e delle promesse del Battesimo. Questo è l’atto di consacrazione che il Montfort vuole che si faccia, ma cosa contiene questo atto?
Vorrei soffermarmi un momento sul testo che voi leggerete sabato prossimo.
Dice il Montfort: "Questa devozione consiste nel darsi interamente alla santissima Vergine allo scopo di essere, per Suo mezzo, interamente di Gesù. Quindi dobbiamo dargli il nostro corpo con tutti i suoi sensi e le sue membra; la nostra anima con tutte le sue facoltà; dobbiamo dare i nostri bene esterni cosiddetti di fortuna, presenti e futuri; i nostri beni interni cioè i nostri meriti, le nostre virtù, le nostre buone opere passate, presenti e future.
In poche parole il Montfort dice che dobbiamo dargli tutto, tutto quanto abbiamo e quanto potremmo avere nell’ordine della natura, della grazia e della gloria. Tutto questo senza alcuna riserva, dice ancora il Montfort, per l’eternità, senza pretendere né sperare altra ricompensa per la nostra offerta e il nostro servizio che l’onore di appartenere a Gesù Cristo per mezzo di Maria e in Maria, quand’anche questa amabile sovrana non fosse, come lo è sempre, la più generosa e riconoscente delle creature (Trattato n. 121).
Questo passo merita senz’altro tutta la nostra attenzione perché con il radicalismo dei santi noi vediamo come il Montfort ci proietta di punto in bianco al vertice supremo delle esigenze evangeliche, che è il dono totale, assoluto, definitivo di sé a Cristo senza alcuna riserva.
L’atto di consacrazione è un contratto in piena regola in cui ogni cosa è precisata nei minimi particolari, in modo da non dare luogo a possibili contestazioni. Esaminando bene questo atto di consacrazione si nota in pratica quanta ragione abbia il Montfort di asserire che non vi è la possibilità di andare oltre.
Al n. 123 dice lui stesso: “Ne traggo queste conseguenze: con tale forma di devozione si offre a Gesù Cristo, nel modo più perfetto, vale a dire per le mani di Maria tutto quanto gli si può dare, e molto di più che con le altre forme di devozione, nelle quali si dà o solo una parte del proprio tempo o solo una parte delle buone opere o solo una parte delle soddisfazioni e mortificazioni. Qui, invece, tutto vien dato e consacrato, perfino il diritto di disporre dei beni interni e delle soddisfazioni che si possono guadagnare di giorno in giorno con le buone opere: il che non avviene in nessun Ordine o Istituto religioso”.
Dice il Montfort al n. 124: “Chi si è consacrato e sacrificato volontariamente a Gesù Cristo per le mani di Maria non può più disporre del valore di alcuna delle sue buone opere. Tutto ciò che soffre, tutto ciò che pensa, dice e fa di bene appartiene a Maria ed Ella può disporre secondo il volere del Figlio e alla maggior gloria di Lui. Tuttavia questa dipendenza non pregiudica in alcun modo i doveri di stato in cui uno si trova”.
Qui siamo, per così dire, alla gratuità completa. Con questo è possibile valutare a quale spoliazione spirituale il Montfort ci vuole spingere facendo questo atto di consacrazione. San Paolo dice: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”, ebbene il Montfort vuol farci dire: “Non sono più io che voglio, è Maria che vuole in me”.
Ora chiediamoci come possiamo capire questa esigenza, perché pensando a quello che abbiamo detto possiamo avere anche un po’ di paura perché se ci pensiamo non è semplice, in fondo tutti noi ci teniamo ai nostri pensieri, ai nostri progetti, alle nostre intenzioni. Tutti noi amiamo senz’altro  dare prima a coloro che ci sono vicini, ai nostri cari e in un certo senso non abbiamo torto, se vogliamo essere noi stessi e disporre della nostra vita come il Signore ci chiede, dal momento che ci vuole liberi e responsabili.
Allora ecco la domanda: non sarà forse una inammissibile rinuncia da parte nostra il rimetterci totalmente ad altri?
Se ci si affidasse così ad una creatura, Angelo o uomo che sia, bisognerebbe rispondere affermativamente e dire sì, è vero. Però Dio non solo non ce lo chiede, ma ci proibisce di affidarci totalmente ad una creatura, perché abbiamo la nostra libertà, siamo stati creati liberi. La nostra consacrazione invece la facciamo a Dio e trattandosi di Dio la cosa è completamente diversa perché è l’Onnipotente, è l’Assoluto, è il Creatore, tutto gli appartiene perché tutto deriva da Lui.
Dio ha diritto a tutto senza riserve perché a Lui è dovuto. Dio è il solo a cui si può fare un dono simile perché questo è un atto di adorazione in senso stretto dovuto a Dio e a Lui solo. Se noi facessimo questo atto di consacrazione ad altri potremmo chiamarlo idolatria (è il peccato degli ebrei nel deserto quando hanno costruito il vitello d’oro).
Ricordiamoci però che Dio è amore e se Lui ci chiede un dono totale in definitiva è per il nostro maggior bene, solo così si è autentici e in cammino verso la pienezza della libertà.
Quando si è veramente liberi?
Dio ci ha creati per il bene, quando si vuole il male, quando si cade volontariamente nel peccato, si fa sì quel che si vuole ma si opera anche contro la nostra natura profonda e, abusando della nostra libertà, la sciupiamo.
Il peccato rende prigionieri del male: Gesù incatenato davanti a Pilato che lo condanna a morte, è pienamente libero, mentre chi lo giudica è schiavo della paura e della vigliaccheria. Pilato sa bene che deve liberare l’innocente che gli sta davanti ma non ne ha il coraggio, non è libero per il bene.
Questo esempio lo ritroviamo ogni giorno nella nostra vita. La vita, la nostra vita è una continua lotta per avanzare nella libertà dei figli di Dio. Nel Padre Nostro si ripete “liberaci dal male”, potremo allora volere il bene che Tu vuoi e la Tua volontà sarà fatta, andremo allora verso il dono totale che Tu ci chiedi perché è solo grazie ad esso che possiamo essere liberi e felici.
Quindi vedete che l’atto di consacrazione consiste nel fidarsi dell’amore di Dio per noi, infatti la nostra appartenenza a Dio non diminuisce ma al contrario suscita e sviluppa la nostra libertà.
Allora, detto questo, se noi ci consacriamo a Cristo che posto occupa Maria nel nostro atto di consacrazione? 
Per quanto perfetta, Maria rimane una creatura e il Montfort di questo ne è profondamente convinto, dice infatti che è possibile darsi totalmente a Maria ma solo per offrirsi meglio a Cristo.
Al n. 125 del Trattato il Montfort lo dice espressamente: “Con questa forma di devozione ci si consacra nello stesso tempo alla Vergine santa e a Gesù Cristo: a Maria, come al mezzo perfetto che Gesù Cristo ha scelto per unirsi a noi e unirci a Lui; a nostro Signore, come al nostro fine ultimo, cui dobbiamo tutto ciò che siamo, perché è nostro Redentore e nostro Dio”.
In questo testo noi vediamo tutto magnificamente spiegato: vogliamo  consacrarci a Gesù Cristo senza riserva alcuna perché Egli è il nostro Redentore, il nostro fine ultimo; ma nulla vieta che nel nostro atto di consacrazione facciamo passare questo dono per le mani di Maria. E’ il Signore stesso che ci invita a farlo, perché Maria è il mezzo perfetto che Gesù ha scelto per unirsi a noi e unirci a Lui.
Il Montfort ricorda che Maria non trattiene nulla per sé, perché Maria vive ed agisce unicamente per il Suo Figlio, così Maria trasmette sollecitamente a Gesù tutto quanto le viene donato, per Lui. Per questo il Montfort ha trovato modo di dare a Maria il giusto spazio nella consacrazione pur conservando alla donazione il carattere radicale ed assoluto. Questo è senz’altro un delicato equilibrio da rispettare, se si vuole capire il pensiero del Montfort: è impossibile assicurare la radicalità del dono senza cadere nell’esagerazione di mariolatria, cioè adorare Maria, qualora questo stesso dono si fermasse a Maria. Sarebbe come mettere Maria sullo stesso piano di Suo Figlio Gesù.
Nessuno in coscienza può arrivare a tanto, però è necessario fare attenzione per non dare adito a fraintendimenti e critiche inutili (il Montfort è stato tanto criticato su questo perché non era capito il suo pensiero). Quindi nella consacrazione monfortana è più opportuno usare l’espressione consacrazione a Gesù Cristo per le mani di Maria, anziché quella di consacrazione a Maria.
Al n. 126 del Trattato leggiamo: “Ho detto che questa forma di devozione può benissimo definirsi come una perfetta rinnovazione dei voti o promesse battesimali. La vera devozione a Maria, fondata sul Battesimo, deve condurre alla fedeltà alle promesse battesimali”. Essa è propria del vivere cristiano spinto alle sue estreme conseguenze.
Ancora al n. 126: “Nel Battesimo  non ci diamo a Gesù Cristo per le mani di Maria, almeno in maniera esplicita, né diamo a Gesù il valore delle nostre buone azioni. Perciò dopo il Battesimo si rimane perfettamente liberi di applicare detto valore (delle nostre buone opere) a chi si vuole o di conservarlo per se stessi. Con questa forma di devozione, invece, ci diamo esplicitamente a Nostro Signore per le mani di Maria e a Lui consacriamo il valore di tutte le nostre azioni”.
Quindi si appartiene di diritto al Cristo Creatore e Redentore, Egli prende possesso di noi nel Battesimo per farci partecipi delle Sue ricchezze, queste ci sono comunicate nella misura in cui la nostra appartenenza è vissuta con amore e gratitudine.
 La vita cristiana è o dovrebbe essere un protendersi verso il dono totale di sé a Cristo perché irradi in noi tutta la potenza dello Spirito.
E’ qui che il Montfort si chiede: perché allora non orientarci subito verso questa appartenenza radicale, dal momento che essa è propria del Battesimo?
E’ vero! Ciò non è esplicitamente detto nella rinnovazione ordinaria dei voti e delle promesse del Battesimo, se però si comprende l’amore di Cristo che ha amato i suoi sino alla fine, nulla vieta di rispondervi noi pure sino all’estremo limite,
E perché non andare sino in fondo alle conseguenze della presenza materna di Maria nella vita cristiana?
Più si accetta di dipendere da Maria nella vita, più si vive l’appartenenza a Suo Figlio, e non si tema di oltrepassare i limiti: con il dono totale a Lei, meglio si è di Cristo e i voti battesimali sono vissuti in modo perfetto.

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