domenica 29 aprile 2012

Il mio “sì” a Dio


Questa è la testimonianza di un giovane che da poco ha emesso, assieme ad altri nove confratelli, la prima professione religiosa.

L’attesa di quel momento è stata snervante; mi sono preparato recitando le quattro parti del Rosario e supplicando Maria di aiutarmi. In quel momento la paura di non essere sufficientemente preparato, generoso oppure aperto totalmente alla chiamata di Dio si faceva difficile da sostenere, ma la preghiera e la fiducia dei superiori è stata determinante. Mi sono fidato di Dio attraverso i suoi rappresentanti. 


Qualcuno potrebbe obiettare che ci sono stati due anni di preparazione nei quali si ha avuto il tempo di meditare il passo che si stava per fare. E’ vero tuttavia pensare alla professione come ad un nuovo inizio e non ad un punto d’arrivo, cambia un po’ la percezione delle cose. 

All’inizio della celebrazione tutto d’un tratto, è sopraggiunta la calma, vedevo le tante persone raccolte in preghiera per noi, i padri sull’Altare come una presenza consolante ed un esempio da imitare. L’omelia del padre Timothy è stata un continuo invito a meditare il dono d’amore che Dio ci stava facendo e che il mondo non può comprendere. Le sue parole le sentivo rivolte a me, dandomi un grande coraggio. 
Nell’abbraccio di augurio ricevuto dai miei superiori ho sentito l’abbraccio di Dio. 
In quel momento ho pensato che se delle persone mi vogliono così bene, quanto più mi amerà Dio. 

All’uscita dal Santuario era difficile rendermi conto che, pur rimanendo lo stesso, qualcosa in me era cambiato. Ho capito cosa era avvenuto solamente durante la visita famigliare, quando, parlando con semplicità ad alcune persone, queste si sentivano consolate ed un poco più vicine a Dio. Quello che mi avevano sempre detto nel noviziato si stava realizzando. Ho potuto sperimentare che anche nella nostra pochezza siamo un segno, una testimonianza di Dio nel mondo. Le persone hanno bisogno di vedere qualcuno che per Dio sa dare tutto. 
La prima cosa che ha colpito gli amici e i parenti è stata la nostra cura nella sacralità della liturgia e la carità. Erano entusiasti nel vedere molti giovani sorridenti così come di sentirsi accolti sempre e comunque.

Dopo un momento di convivialità nel noviziato, sono partito per la visita familiare. In questa occasione si è verificata di nuovo la stessa situazione con amici, parenti, compaesani ed alcuni ammalati. Soprattutto mi chiedevano come si vive nella Legione, qual è il ritmo del noviziato e cosa mi aspetta dopo la professione, ma volevano anche sapere come pregare, come incontrare Dio.
Non ho dovuto faticare per trovare le risposte, mi è stato sufficiente applicare alle loro situazioni quello che facciamo noi, come prepariamo la nostra preghiera, come cerchiamo di formarci anche dal nostro punto di vista umano, e come “conquistare” le virtù con l’impegno personale al servizio della grazia di Dio.

Ancora, molto utili sono state le “luci” avute negli esercizi spirituali che mi sembravano essere state date appositamente per le persone che ho incontrato.
Mentre mi trovavo in queste situazioni quello che più si concretizzava nel mio cuore era la consapevolezza che adesso, con la professione, il Signore mi ha legato a sé in modo particolare. Ora Lui ed io siamo uniti più intimamente ed anche la mia preghiera si è fatta più fiduciosa e semplice perché mi sento accompagnato, sostenuto e consolato. 
E’ un dono per me, ma è un dono per gli altri.
Nel congedarmi per ritornare al mio centro, ho chiesto preghiere per me e per i miei fratelli affinchè, nella comunione dei santi, Dio ci sostenga sempre e faccia crescere il nostro amore e la nostra donazione.

Fr Diego L. C.

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