venerdì 2 marzo 2012

Via crucis della vita - Meditazione

"Chi vuole venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua".
Gesù apre il corteo portando la croce più pesante... lo seguono le moltitudini. Tutti portano la propria croce. Croci di ogni genere e tipo. Chi perseguitato dall'odio e dall'invidia; chi dalla crudeltà o dall'ingiustizia; chi scontando i propri peccati; chi quelli degli altri. 
Croci portate con rassegnazione, in silenzio, con il cuore oppresso; croci portate con amore e serena immolazione. Lui ci precede sempre, aiutando tutti come guida e consolatore.

Ciò che può rendere leggera la croce è la consapevolezza di portarla con Gesù e per Lui e tale pensiero ci sosterrà se amiamo il buon Gesù, perchè amarlo genera amore alla croce.

La santa croce deve essere per noi  virtù e potenza di Dio. Volgiamo lo sguardo a questo simbolo di dolore, di pena e di morte. Questo albero secco, senza foglie nè rami, con due bracci tronchi e spogli, così aspramente lavorato è immagine di vigorose aspirazioni, di tenacia saldissima. E' l'emblema della fortezza, della vita come sofferenza e morte.

Dio l'ha scelta quale espressione di forza e di vita e l'ha voluta come strumento di redenzione. Essa predomina nell'esistenza terrena di Gesù segno di morte e di resurrezione; e deve illuminare e guidare anche tutte le azioni della nostra vita.

Con le sue linee dure e severe, l'aspetto triste e ripugnante, simbolo del martirio, essa ha accompagnato costantemente tutta la vita di Cristo, non soltanto gli ultimi anni: la persecuzione di Erode che cercava di ucciderlo, la fuga in Egitto, la vita nel deserto, sono gli esempi.

La povertà e le umiliazioni a Nazareth sono l'ombra che la croce proietta già dai primi anni sul Redentore, e quest'ombra cresce ogni giorno durante la sua vita pubblica e gli opprime il Cuore. La vede e la sente molto più vicina nell'orto degli ulivi e la sua presenza gli causa un tale dolore, che il cuore respinge il sangue con violenza facendolo prorompere con dolore da tutti i pori.

Dopo la cattura, quando gli presentano la croce che da tanto tempo ha previsto e contemplato, Egli la prende e, schiacciato dal suo peso, la porta fino al Calvario. Lassù si lascia inchiodare sul legno duro.
Ecco il Salvatore del mondo, Re del cielo e della terra, intimamente congiunto alla croce, per nostro amore, con vincoli indissolubili di mistiche nozze, per una morte crudele considerata anche dai romani il più atroce e orribile genere di morte.

tratto dal libro La Passione di Madre Speranza di Gesù

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