lunedì 13 febbraio 2012

Amare castamente è possibile

La testimonianza di una coppia di fidanzati che ha deciso di vivere controcorrente il tempo della preparazione al matrimonio

Gentile redazione di BastaBugie,
sono un ragazzo di 22 anni, studio all'Università di Palermo e, come tutti i giovani della mia età, mi destreggio tra mille impegni e tante speranze.
Scrivo questa mia testimonianza spinto dall'amore, da quell'amore che noi uomini abbiamo reso complicato e vuoto di ogni significato, da quell'amore tradito per riscattarlo.
Il 18 dicembre del 2008 è una data molto importante per me, infatti quel giorno, dopo circa un mese che ci conoscevamo, in un modo molto semplice e privo di parole pronunciate con le labbra, ma ricco di speranze dettate dal cuore, io e la mia ragazza ci siamo fidanzati.
Il modo in cui è iniziato il nostro amore credo che rispecchi molto bene la semplicità e la genuinità dell'amore vero, io e lei non ci siamo fatti mai chissà quali grandi discorsi, ma con poche parole, spesso solo con il modo di fare di entrambi, siamo cresciuti e il nostro rapporto si è sempre più completato e continua a completarsi di giorno in giorno.
Il nostro rapporto è molto libero, stiamo quasi sempre insieme, studiamo insieme, ci divertiamo insieme. Amiamo moltissimo stare da soli in intimità e questo credo abbia reso molto più profondo il nostro rapporto e la nostra donazione reciproca. La donazione che ci siamo fatti l'un l'altro, che rinnoviamo ogni giorno, ci ha portato ad essere una coppia molto unita e ci ha fatto accorgere, quasi senza parlarne, di condividere progetti di vita e valori sublimi: tra questi la castità.
Noi non avevamo mai discusso se avere o no dei rapporti sessuali prematrimoniali, non ne avevamo mai parlato, eppure fin dal primo giorno percepivo la purezza e l'infinita bellezza del nostro amore che non avrei osato mai macchiare rubando qualcosa che ancora non mi appartiene. Strada facendo ci siamo accorti di condividere questo desiderio, di voler sublimare il nostro amore fino al dono supremo di noi stessi nell'anima e anche nel corpo, senza bruciare le tappe ma vivendo il nostro cammino di fidanzati come opportunità. Opportunità di sperimentare il rispetto e la fedeltà reciproca, fedeltà che si esercita maggiormente nella castità, vista come conservazione del nostro corpo in vista di una donazione definitiva. Opportunità di diventare forti, di non lasciarci rendere schiavi dagli istinti ma di guidare questi nostri istinti con la ragione e di indirizzarli verso il completamento del nostro rapporto. La nostra scelta di non avere rapporti sessuali da fidanzati non è nata né dalla paura, che molti giovani purtroppo hanno, del fatto che la mia ragazza potesse rimanere incinta, né da una imposizione esterna, né tanto meno dall'assopimento dei nostri sensi, i quali restano in modo straordinario vivi e pulsanti, ma tale scelta nasce dalla consapevolezza della grandezza del nostro amore: dalla convinzione ferma che avere un rapporto sessuale significa fondersi in modo totale e definitivo, e ciò presuppone un'unione di anime che [...] soltanto il matrimonio potrà darci. La nostra castità dunque è frutto del nostro amore.
I nostri tre anni di cammino di coppia mi hanno insegnato che non sarei stato capace di donarmi alla mia ragazza in maniera così totale se non avessimo vissuto la castità; se infatti avessimo avuto rapporti sessuali, specialmente per me che da uomo sono più proiettato verso una dimensione "epidermica" del rapporto, la mente e il cuore sarebbero stati annebbiati dal godimento fisico momentaneo e ciò mi avrebbe impedito di assaporare il piacere della donazione quotidiana alla mia amata nelle piccole scelte della vita che sempre comportano qualche sacrificio: sarebbe una finzione se a tali sacrifici si accompagnasse la "ricompensa" del sesso, non sarebbe più una scelta d'amore ma sarebbe solo una meschina scelta utilitaristica; per di più credo che senza la nostra castità il nostro rapporto sarebbe rimasto molto superficiale, le nostre anime non avrebbero potuto mai raggiungere quel grado di intimità spirituale che hanno. Quando le nostre anime saranno sigillate insieme dal sacramento allora sarà anche massima la predisposizione dei nostri corpi ad unirsi e donarsi, allora sarà veramente un'unione vera, autentica, pura, voluta, amata, eterna.
Certamente da uomo non nascondo che vivere la castità non è una scelta facile: i sensi sono sempre attivi e vivi e, più il cammino va avanti, più cresce il nostro amore e più sento che il mio corpo è sempre più proiettato verso l'unione fisica con la mia amata; tuttavia continuare ad essere casti per me non è mai un "resistere". Resistere sarebbe una costrizione, una cosa artificiale, invece la nostra castità non è una costrizione, è un cammino di amore reciproco, ragione per cui non abbiamo "paura" del contatto, di stare insieme da soli di sera in macchina, di viaggiare insieme, di scambiarci i nostri teneri abbracci, non abbiamo paura di amarci fino in fondo: siamo infatti consapevoli della grandezza dell'Amore e questo ci dà la motivazione necessaria a non macchiarlo. Anche perché siamo fermamente convinti che la sostanza del nostro amore non sta nel rapporto fisico, e la scelta di camminare verso il matrimonio non nasce dall'esigenza di voler consumare il nostro rapporto al più presto, ma dalla volontà di donarci l'un l'altra ogni nostro istante, ogni nostro giorno, di vivere insieme la nostra quotidianità dirigendoci mano nella mano verso il Cielo, che vogliamo già anticipare sulla terrà costruendo una famiglia in cui regni l'Amore.
Mirko


di Giano Colli  tratta da Basta Bugie 10-02-2012

Nessun commento:

Posta un commento