lunedì 9 gennaio 2012

Lettera a Diogneto Il mistero cristiano

C’è uno scritto apologetico che spiega che cos’è il cristianesimo meglio di qualsiasi testo moderno. Si chiama “lettera a Diogneto”, l’autore è probabilmente un contemporaneo di Ippolito di Roma e di Clemente di Alessandria e secondo il libro di Sources Chrétienne sarebbe Panteno, maestro di Clemente.

Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione dei cristiani e con molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro. A quale Dio essi credono e come lo venerano, perché tutti disdegnano il mondo e disprezzano la morte, non considerano quelli che i greci ritengono dèi, non osservano la superstizione degli ebrei, quale amore si portano tra loro, e perché questa nuova stirpe e maniera di vivere siano comparsi al mondo ora e non prima. Comprendo questo tuo desiderio e chiedo a Dio, che ci fa parlare e ascoltare, che sia concesso a me di parlarti perché tu ascoltando divenga migliore, e a te di ascoltare perché chi ti parla non abbia a pentirsi. [...]

I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. 
Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale. 
La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri. 
Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. 
Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. 
Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera. 
Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati.  
Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 
Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.  
Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.  
Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi.  
Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati. 
Non sono conosciuti, e vengono condannati. 
Sono uccisi, e riprendono a vivere.  
Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano. 
Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. 
Sono oltraggiati e proclamati giusti. 
Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 
Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.
 
A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani. 
L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra.
L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri.  
L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano.  
L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo.  
L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli.  Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.

Infatti, come ebbi a dire, non è una scoperta terrena da loro tramandata, né stimano di custodire con tanta cura un pensiero terreno né credono all'economia dei misteri umani. Ma quello che è veramente signore e creatore di tutto e Dio invisibile, egli stesso fece scendere dal cielo, tra gli uomini, la verità, la parola santa e incomprensibile e l'ha riposta nei loro cuori. Non già mandando, come qualcuno potrebbe pensare, qualche suo servo o angelo o principe o uno di coloro che sono preposti alle cose terrene o abitano nei cieli, ma mandando lo stesso artefice e fattore di tutte le cose, per cui creò i cieli e chiuse il mare nelle sue sponde e per cui tutti gli elementi fedelmente custodiscono i misteri. Da lui il sole ebbe da osservare la misura del suo corso quotidiano, a lui obbediscono la luna che splende nella notte e le stelle che seguono il giro della luna; da lui tutto fu ordinato, delimitato e disposto, i cieli e le cose nei cieli, la terra e le cose nella terra, il mare e le cose nel mare, il fuoco, l'aria, l'abisso, quello che sta in alto, quello che sta nel profondo, quello che sta nel mezzo; lui Dio mandò ad essi.  Forse, come qualcuno potrebbe pensare, lo inviò per la tirannide, il timore e la prostrazione?  No certo. Ma nella mitezza e nella bontà come un re manda suo figlio, lo inviò come Dio e come uomo per gli uomini; lo mandò come chi salva, per persuadere, non per far violenza. A Dio non si addice la violenza.  Lo mandò per chiamare non per perseguitare; lo mandò per amore non per giudicare.  Lo manderà a giudicare, e chi potrà sostenere la sua presenza?  Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere perché rinneghino il Signore, non si lasciano vincere? Non vedi, quanto più sono puniti, tanto più crescono gli altri?  
Questo non pare opera dell'uomo, ma è potenza di Dio, prova della sua presenza.[...]

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