mercoledì 3 agosto 2011

Una nuova missione Testimonianza di Fr. Stefano LC

Fratel Stefano è un giovane seminarista dei Legionari di Cristo, una congregazione religiosa di diritto pontificio il cui carisma consiste nel “conoscere, vivere e predicare il comandamento dell’amore che Gesù Cristo Redentore è venuto a trasmetterci nell’ Incarnazione”, e proprio questo traspare dalle sue lettere che, con il suo permesso, vogliamo condividere. 

E’ un cammino doloroso, quello che il Signore gli ha tracciato ma, usando le sue parole, “sente la responsabilità di questa nuova missione e l’abbraccia con gioia”. 
Abbiamo bisogno di questi esempi, abbiamo bisogno di conoscere queste persone che desiderano amare totalmente Dio e, pieni del Suo Amore, lo testimoniano con gioia e con coraggio nel mondo.
Sono esempi di vita importanti per noi perché ci danno la forza e lo stimolo a migliorarci, a crescere nella fede,  ad accettare come dono di Dio ogni attimo della nostra vita.
Il 1 agosto Fr Stefano scrive: “Il Signore sa quanto piccolo sono, ma e’ sempre pronto ad usarmi come strumento per far vedere come chi opera, alla fine, è Lui”.

Venga il tuo Regno!

Thornwood, 08 giugno  2011

Carissimi in Cristo,
infinite grazie per tutto quello che state facendo e offrendo per me. Ieri ho ricevuto la mia prima chemioterapia e ho il desiderio di condividere con voi questa esperienza.
Innanzitutto è stato un grande regalo poter essere accompagnato dal mio assistente, Fr. Manuel. Lui, che molto mi conosce, sa sempre gli argomenti che più  mi aggradano e poi con le sue riflessioni spirituali crea una atmosfera soprannaturale che aiuta a vedere tutto con occhi nuovi.

Prima di cominciare qualsiasi visita col medico curante siamo invitati a fare delle analisi generali (peso, pressione, analisi del sangue). In un ospedale specializzato in cancro ognuno di noi sa che coloro che coloro che ci sono seduti vicino, aspettando il proprio turno, sono lì per lo stesso motivo. Tutti condividiamo insieme questa grande croce. 
E così è inevitabile iniziare a scambiare qualche parola, incoraggiarci a vicenda. Ogni persona diventa più sensibile e parlare di Dio risulta immediato. 
Poche parole a volte bastano per far scoppiare un pianto liberatorio:  io cerco di sorridere e di dare sempre il messaggio della speranza di Cristo... Una signora ieri diceva: “non e’ un caso che proprio oggi io sia seduta accanto a lei”. Parole fugaci, poi arriva il tuo turno, ognuno segue il suo iter, ma rimane lo scambio di amore in Gesù.
Non sapevo in cosa sarebbe consistita la terapia: già mi immaginavo pieno di tubi per tutto il corpo, uno scenario da fantascienza. Invece è tutto così semplice: un piccola endovena nella quale tutti i liquidi chimici fluiscono, ed è tutto. Nessuna sensazione strana, solo un po' di calore e leggero fastidio. Il tutto richiede circa due ore e mezza, ma tu sei libero di fare quello che vuoi: leggere ascoltare musica, parlare con qualcuno: l’infermiera mi voleva addirittura offrire un panino.  
Io ho approfittato per ripassare un lavoro di S. Agostino che volevo presentare nell'esame di storia della filosofia medievale (che ho fatto oggi). Io amo molto S. Agostino, e le sue riflessioni sono qualcosa di prezioso da condividere. Così ho coinvolto Adele, l’infermiera che mi stava seguendo nel trattamento, commentandole questo passaggio, che parla della condizione di ogni uomo, immerso nel grande mare della vita:
O coltissimo ed egregio Teodoro, se il tragitto indicato dalla ragione e la sola scelta conducessero al porto della filosofia, dal quale si può sbarcare nella regione e terraferma della felicità, non saprei se può offendere l'affermazione che in molto minor numero sarebbero gli uomini che lo raggiungono. Adesso ancora, come osserviamo, di rado e pochi assai vi arrivano. Infatti ci ha lanciato in questo mondo come in un mare tempestoso, irrazionalmente e a caso, almeno all'apparenza, o Dio, o la natura, o la necessità ovvero una nostra scelta o alcuni di questi principi congiunti o tutti insieme. Il problema è di difficile soluzione. Tu hai cominciato a chiarirlo. Nessuno potrebbe dunque sapere dove dirigersi o per dove ritornare se talora, contro la nostra scelta e mentre ci affatichiamo in direzione opposta, una qualche tempesta, di cui gli ignoranti possono ritenere che ci allontani dalla meta, non ci gettasse, senza la nostra consapevolezza e malgrado il nostro errore, nella terra tanto desiderata.
DE BEATA VITA, Le condizioni della vita e la vocazione alla filosofia (1, 1.1)

Questa è la storia di ognuno di noi; quando credevamo di essere nella strada giusta, una tempesta ci ha portato lontani da quella che pensavamo fosse la nostra direzione, per trovarci poi nel porto sicuro, nel disegno che Dio aveva voluto fin da tutta l’eternità per noi.

Questa è stata una grande occasione per rompere il ghiaccio: Adele si è aperta e ha cominciato a raccontarmi della sua vita. Partendo dalla sua famiglia, dall'oppressione religiosa che ha ricevuto da bambina e dalla sua ribellione poi, in fase adolescenziale. Dal desiderio di scappare di casa, costruire una vita lontano da quegli ideali che le erano stati inculcati con forza e prepotenza e che non avevano corrispondenza in un vissuto quotidiano nei suoi genitori. Ma, come si dice, quando si agisce per impulso più che per ragione, si passa “dalla padella alla brace” (in america si dice “dalla padella al fuoco): un matrimonio disastroso, un marito violento che ha abusato di lei. “In quegli anni”, raccontava Adele, “avrei scambiato senza pensare due volte, il mio successo e ascesa professionale con la mia disastrosa vita personale”. 
Io pensavo: “ Cosa contano i soldi, il successo, la fama, quando non ti senti amato e non puoi amare?’. Oggi Adele è felice, più forte, in una nuova famiglia. Ma sta ancora cercando Dio, quel Dio che aveva rifiutato, ma che tante volte le fa sentire la sua voce e il suo richiamo. 
Adele prega come meglio può, perchè in fondo, ogni uomo sincero non può chiudere la porta a Dio.

A volte siamo schiavi del nostro passato, pensando che i traumi vissuti debbano per forza tracciare la traiettoria della nostra vita. Ma io ho insistito dicendole che in realtà siamo noi a costruire il nostro destino, che Cristo è sempre pronto a darci una nuova opportunità. 
Siamo noi che dobbiamo volere il cambio... la sua mano è già tesa all'incontro.
Adele sorride, poi mi inietta l’ultimo flacone della chemio, e se ne và nel suo ufficio.

 Cari amici, il Signore fa grandi cose e crea i suoi “apostolati” nel modo che lui ritiene più opportuno. Io sento la responsabilità di questa nuova missione e l’abbraccio con gioia. Parlare alle persone che soffrono ponendosi “nelle loro scarpe” è sicuramente entrare per la porta principale del loro cuore... soprattutto per un religioso, tacciato sempre di fare “buone omelie dal suo pulpito”.

 Oggi mi sono sentito bene, solo un po' più stanco. Ringraziamo Dio perchè finora è sato così indulgente con me. Ma i mesi che ci aspettano sono ancora lunghi, e chissà, con tante storie da condividere insieme.
Io vi mando un grande abbraccio ricordandovi che anch'io prego per tutti coloro che stanno pregando per me. Per cui è uno scambio reciproco, una grande catena d’amore.
Infine, per non sembrare troppo serio, concludo a mio modo: Sembra che quest’anno la tintarella non sia molto “in”, per cui ho disdetto il mio lettino e ombrellone a Miami. I consigli dello stilista poi sono quelli di un taglio di capelli molto deciso... particolarmente corto. Come voi sapete io sono molto attento a questi dettagli, importante stare sempre al passo (secondo le circostanze di tempo e luogo).


                        Un caloroso saluto, vostro Fr. Stefano, LC

Continua...

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