lunedì 8 agosto 2011

L'immagine riflessa Testimonianza di fr. Stefano

 Thornwood, 07 luglio 2011
Venga il Tuo Regno!

Carissimi amici in Cristo,
ancora una volta grazie per il sostegno che ognuno di voi mi dimostra; grazie soprattutto perché nel condividere con voi questa prova sto imparando a conoscermi meglio, a leggere il mio cuore e trasmettere quanto ho dentro.
L’ultima visita con il mio oncologo ha confermato che tutto sta procedendo bene, anche se una diagnosi più precisa si avrà solo dopo la quarta chemioterapia, quando mi sottoporrò a nuovi accertamenti medici. 

Queste ultime due settimane sono state segnate da un lento, ma progressivo, cambiamento fisico. Ecco che mi guardo allo specchio e incontro un nuovo volto: le labbra rosse contrastano con il leggero pallore del viso mentre la testa semi-calva rende più evidenti i lineamenti del viso. Aspettavo tutto questo: capelli appiccicati sul cuscino, sul piatto della doccia e... persino sul piatto dei cereali... la stanchezza diventa una realtà quotidiana segnalando come queste sostanze chimiche iniettate nelle mie vene stiano attuando con forza. Rimane comunque uno sguardo determinato e quel “maledetto” sorriso che non vuole togliersi.
E mi rivolgo idealmente a questa immagine riflessa, un po’ sospettoso, domandandole:  “Perchè non piangi? Perchè non ti disperi? Non è forse questo un “diritto” lecito per un uomo che sta lottando tra la vita e la morte?
E poi, perchè continui a dire che Dio ti vuole bene, che Lui ti ama, quando ha permesso tutto questo?”.
L’immagine dello specchio rimane un po’ perplessa, ma poi risponde con decisione: “Certo, sarebbe più facile rinchiudersi in una camera, e nel buio lasciarsi scorrere, abbattersi, piangesi addosso... Ma ho deciso di mettermi in gioco, di accettare la sfida”.
E’ il Fratello Stefano, la parte più testarda di me, che ha deciso di lottare contro le sue paure, contro la rassegnazione, contro il tempo.
In queste settimane Fr. Stefano ha capito che la sua vita se la deve conquistare ogni giorno, a denti stretti, perchè adesso è diventata una battaglia senza tregua. E combatte perchè crede che Dio lo vuole vincente.
Con Gesù vicino mi sento forte, anche se sono solo un uomo, un soldato senza armatura.

Proprio in questa situazione di nudità, spogliato delle mie sicurezze umane, incrocio lo sguardo del Cristo della croce, appeso nella mia stanza.
E’ Lui il Dio che si è spogliato della sua gloria facendosi uomo; è Lui quell’uomo a cui abbiamo stracciato le vesti, che si è lasciato spogliare persino della sua dignità umana. E il mio volto si sovrappone al suo, e per la prima volta mi sembra di poter condividere veramente un po’ della sua sofferenza.
Come dice Isaia, Lui è “l’uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevano nessuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori...” e questo perchè, continua Isaia, “ Quando offrirà se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore”. Agli occhi del mondo Egli appare come l’uomo sconfitto, fallito.  Davanti allo sguardo di Dio è invece il Figlio rivestito di gloria e maestà. E la croce si trasforma in simbolo di Vittoria, la sofferenza diventa il cammino verso  la volontà del Padre.

Io mi inginocchio davanti a Lui, lo sento vicino a me. Mi insegna ancora una volta ad accettare la volontà del Padre come “il cammino migliore per me”, la via verso la vittoria. 
Il chicco di grano deve morire per portare frutto. Morire all’egoismo, alla vanità e seduzione del mondo. Morire a noi stessi per trasformarci in Lui... ma questo è solo per chi ha il coraggio di credere. Quanta strada devo ancora fare, chiedo il vostro sostegno e preghiere per poter essere ciò che il Signore vuole da me. Io vi ricordo ogni giorno, e con questo pensiero vi affido alla nostra Mamma del cielo, la Vergine Maria.

Con affetto e gratitudine,

Fr. Stefano LC

Continua... 



 


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