martedì 21 giugno 2011

Miracolo Eucaristico di Faverney

Il miracolo di Faverney


Verso la fine del XVI e all'inizio del XVII secolo il calvinismo si era infiltrato in Francia, anche come conseguenza della decadenza nella preparazione e nei costumi del clero e dei religiosi.
Questa è la situazione anche dell'abbazia benedettina di Faverney, oggi in Alta-Saone, a 20 di km da Vesoul, fondata nel secolo VIII. Nel 1608, all'epoca dei fatti, essa conta sei religiosi e due novizi, che vivono però nell'apatia e nella più assoluta tiepidezza spirituale; mantengono, però, il culto a Maria SS., e la tradizione di esporre per tre giorni il Santissimo Sacramento il giorno della Pentecoste e il lunedì e il martedì successivi.

Il giorno di Pentecoste del 1608, il 25 maggio, su un semplice tavolo coperto dalla tovaglia e sormontato da un Tabernacolo che poggia su una pietra sacra, rivestita di corporali, con a fianco la Bolla del Papa Clemente VIII che accorda le indulgenze e la lettera di autorizzazione del Vescovo, il priore Don Sarron espone il Santissimo utilizzando l'Ostensorio d'argento che contiene due Ostie consacrate nella Messa del mattino.
L'Adorazione si prolunga sino alle 8 di sera, quando il sagrestano Don Garnier spegne i ceri lasciando solamente accese le lampade, poi chiude la chiesa.
Ma quando il lunedì mattina verso le tre ritorna all'abbazia, la trova piena di fumo, e al posto dell'altare non c'è che un mucchio di cenere. Sconvolto, Don Garnier va a svegliare gli altri monaci e, al tempo stesso, la gente del villaggio. Poi ritorna con Brennier, un novizio, sui luoghi dell'incendio. Ma nell'oscurità e nel fumo essi non scorgono nulla.
Improvvisamente, tuttavia, il ragazzo lancia un grido, "Miracolo!", e con il dito indica l'Ostensorio sospeso in aria, nel medesimo posto dove era stato sistemato, ma senza alcun sostegno. È leggermente inclinato, e il braccio sinistro della piccola croce che lo sormonta sembra toccare una sbarra dell'inferriata. Per l'incendio del tavolo non restano che i quattro piedi danneggiati, uno dei candelieri fuso per metà, un altro rotto in tre pezzi. La pietra dell'altare su cui poggiava l'Ostensorio si spacca in tre parti quando viene toccata, mentre la Bolla pontificia è intatta, così come la lettera vescovile (soltanto il sigillo di cera rossa si è sciolto).
Il reliquiario-ostensorio, il tubo di cristallo contenente la reliquia di Sant'Agata e l'involucro di sughero che lo chiudeva ad una estremità sono integri. Soprattutto le Ostie consacrate sono nell'Ostensorio, "come sospese" tra cielo e terra. Le persone, che presto si affollano per vedere e che scuotono l'inferriata, notano che niente trattiene il vaso sacro, immobile nell'aria.
In attesa dell'arrivo dei cappuccini di Vesoul, famosi per la loro cultura e devozione, allo scopo di "avere consiglio su quello che dovranno fare", la folla accorre sempre più numerosa per i molti curiosi che cercano di vedere il miracolo. Tra i tanti vi sono scettici, dissoluti, eretici. Giunta la sera, la folla è sempre numerosa: quella notte al Santissimo non mancano adoratori. Quanto all'Ostensorio non si è mosso.
Martedì 27 maggio, i benedettini e i cappuccini redigono un rapporto sugli avvenimenti, secondo l'intenzione dell'Arcivescovo di Besançon. Dopo la Messa conventuale, nell'abbazia, altre Messe si susseguono all'altar maggiore, celebrate dai curati di parrocchie vicine a Faverney. Durante la Messa celebrata dal parroco di Menoux, al Sanctus, uno dei ceri che bruciava alla destra del reliquiario-ostensorio si spegne. Don Garnier lo riaccende, ma la candela si spegne una seconda volta e poi una terza.
Nel momento in cui il sacerdote alza l'Ostia che sta per consacrare, si sente come il suono di una lama che vibra: si vede l'Ostensorio, che fino a quel momento era rimasto inclinato, raddrizzarsi, poi, mentre il sacerdote all'altare abbassa l'Ostia, esso "s'abbassa dolcemente" sul corporale "così bene come se fosse stato deposto con tanto rispetto da un uomo di Chiesa".
Il miracolo è finito: è durato 33 ore! La folla reagisce subito con applausi. Soltanto il curato di Menoux resta tranquillo e termina tranquillamente la sua Messa. Il guardiano dei cappuccini esamina allora e constata che l'Ostensorio, in nessuna parte, reca tracce "di ammaccature e di alterazione".
Il 10 luglio successivo, l'arcivescovo dichiara autentico il miracolo. Anche le conseguenze furono miracolose. in primo luogo il consolidamento della fede cattolica nella popolazione: il fuoco aveva rispettato nello stesso tempo l'Eucaristia, le reliquie e la bolla delle indulgenze, tutte cose messe in discussione dai protestanti. L'evento si era ugualmente verificato in una chiesa monastica dedicata a Maria, quando gli stessi eretici se la prendevano con gli ordini religiosi e con il culto della Vergine.
Numerosi ugonotti si convertirono dopo aver constatato i fatti: così Nicola de Camprendon, signore di Passavant e l'orefice di Montbéliard, Francesco Vuillard, i quali abiurarono con tutta la loro famiglia. Quest'ultimo era tornato più di trenta volte in chiesa per vedere e rivedere il miracolo; finalmente cadde in ginocchio, disse, per "adorare Dio che io vedevo nell'aria vincere le fiamme".
L'abbazia di Faverney venne riformata nel 1613 e nuovi postulanti vi affluirono. Nacquero un po' dovunque o si rinnovarono le confraternite del SS. Sacramento, trascinando i loro membri ad una vita spirituale intensa e rafforzando le anime contro gli errori del giansenismo.


"Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in Italia e nel mondo intero" (Santa Caterina da Siena)

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