martedì 21 giugno 2011

2011 - 3° incontro di preparazione alla Consacrazione - 2° parte

2° PARTE          Beati i puri di cuore perchè vedranno Dio


Quando sentiamo questa beatitudine subito ci viene da pensare alla virtù della purezza che si esprime soprattutto nella castità dei pensieri, degli sguardi, dei gesti, del modo di vivere, ma il riferimento più diretto non è all’impurità ma soprattutto all’ipocrisia. cioè  fare della vita un teatro in cui si recita, mettere una maschera, cessare di essere persona e diventare personaggio, attore. Significa allora dare più importanza all’uomo che a Dio.
L’ipocrisia è dunque essenzialmente mancanza di fede in quello che il Signore mi ha dato, questo succede quando non ci accettiamo per ciò che siamo perché forse non sappiamo quanta ricchezza abbiamo in noi.
Secondo il Vangelo quello che decide o meno la purezza di un’azione è l’intenzione, cioè se quello che faccio è per piacere agli uomini o perché sia gradita a Dio (Mt 6,2).
Nel puro di cuore ogni sua parola, gesto o scelta lascia trasparire se stesso in modo del tutto sincero e autentico. Il puro di cuore è schietto, leale, retto, non ambiguo, non inquinato, si presenta non si rappresenta. E’ puro un cuore che non finge e non si macchia con menzogna e ipocrisia; un cuore che rimane trasparente come acqua sorgiva perché non conosce doppiezza; è puro un cuore che non si stravolge con l’ebbrezza del piacere; un cuore in cui l’amore è vero e non soltanto passione di un momento (Benedetto XVI ).
Ancora, il puro di cuore ha sempre negli occhi e nel cuore le cose del Cielo, si lascia invadere da Dio e riceve in dono di essere a sua volta trasparenza di Lui.
Gesù è il puro di cuore per eccellenza: di Lui i suoi stessi avversari sono costretti a dire “sappiamo che sei veritiero e non ti curi di nessuno, infatti non guardi in faccia agli uomini ma secondo verità insegni la via di Dio”. Gesù non cerca la sua gloria ma è un tutt’uno con il Padre non come semplice persona che sta davanti ma come Uno che entra nella tua vita e le dà senso, le dà gioia. 
Gesù è venuto per farci conoscere il Suo amore perché questo amore sia anche in noi. Noi siamo la comunità dei fratelli che ha riconosciuto e contemplato nella carne di Gesù la gloria del Figlio, l’amore del Padre concesso a Lui e a ogni uomo. Come Gesù nella Sua carne anche noi viviamo la vita del Cielo già qui sulla terra. Se guardiamo a Cristo crocifisso, già sperimentiamo la beatitudine di chi vede il Padre e contempla già la Sua gloria. Questa è la condizione attuale di chi ama Gesù e vive e crede in Lui e raggiungerà la sua pienezza quando Gli siederemo accanto nel Suo Regno.
Benedetto XVI nel suo libro Gesù di Nazaret ci dice: “La purificazione del cuore si realizza nella sequela di Cristo, nella unificazione con Lui. “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”. L’ascesa a Dio avviene proprio nella discesa dell’umile servizio, nella discesa dell’amore, che è l’essenza di Dio e quindi la forza veramente purificatrice che rende l’uomo capace di percepire e di vedere Dio”.
Ora vediamo Maria, donna semplice e pura. La Vergine Maria è semplice nel Suo Cuore perché in Lei non c’è doppiezza, è tutta ricolma di Spirito di verità. Vive la verità di se stessa e non ha affatto paura di essere quella che è. Ella conosce il Suo valore davanti a Dio e tale consapevolezza la rende libera dall’ansia di apparire e dalla ricerca dell’approvazione altrui a tutti i costi.
Maria è pura nel Suo Cuore perché ha imparato ad amare il Signore sopra ogni cosa e cercare sempre la Sua volontà.
Il Cuore puro di Maria traspare in tutta la sua bellezza dal canto del Magnificat in cui Lei loda e ama il Suo Signore perché Dio è buono e proprio in questa bontà vi trova la gioia.
Il Montfort viene spesso accostato alla figura del profeta Elia quando si auto-presenta come colui che sta alla presenza del Dio Vivente, in queste parole troviamo il cuore puro del nostro Santo, nel suo stare sempre alla presenza del Signore per amare e far contento Dio e desiderare solo la volontà del Padre. Tutto questo si condensa in un motto molto caro al Santo di Montfort: Dio solo. 
A riguardo di questo Giovanni Paolo II diceva: “S. Luigi Maria cantava Dio solo è la tenerezza, Dio solo è il mio sostegno, Dio solo è tutto il mio bene, vita e ricchezza. In lui l’amore per Dio era totale”.
Per il Montfort l’unica persona ammesso in questo suo amore totalitario per Dio è Maria, perché “Ella non turba quel Sole anzi, lo garantisce ancor più”.
Montfort è puro di cuore perché guarda a Dio solo, fa di Lui il riferimento, il punto di orientamento di tutta la sua vita. Quando deve fare, giudicare parte sempre da ciò che il Signore vuole e non da ciò che fanno, pensano o dicono gli altri. Cioè non si lascia condizionare dai giudizi altrui e mantiene l’animo calmo e sereno pur in mezzo alle prove spirituali.
L'esperienza della consacrazione a Gesù Cristo per le mani di Maria è purificazione del cuore, intesa come unificazione interiore che si ottiene volendo una cosa sola: Dio! 
Dice il Padre di Montfort: «Lascia tutto e trovando Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, troverai tutto!» (AES 202). Dobbiamo offrire alla Sapienza il nostro cuore, ossia tutto di noi, e lasciare che diventi la sua dimora. Ma il nostro cuore porta in sé disarmonie ed è segnato dalla fragilità del peccato e per questo è impuro. 
Che cosa può rendere il nostro cuore degno della Sapienza? 
Il Santo di Montfort ci suggerisce il segreto: fare entrare Maria nella nostra casa, accogliendola tra i nostri beni più cari, «consacrandoci a lei senza restrizioni come suoi servi e schiavi» (AES 211).
I consacrati «si gettano, anzi si nascondono e si perdono in modo mirabile nel suo grembo materno e verginale, perché in esso siano infiammati del puro amore, purificati da ogni benché minima macchia e trovino pienamente Gesù, che vi risiede come sul trono più glorioso» (VD 199). La devozione alla Vergine Maria purifica non solo il «frutto» delle nostre buone opere ma prima di tutto «l'albero» che le produce, il nostro cuore (cf VD 146.205; cf Lc 6,43-45). 
La consacrazione rende partecipi delle fede pura di Maria, che porta a non preoccuparsi di quanto è straordinario, a non appoggiare la nostra preghiera su consolazioni sensibili, visioni o rivelazioni, a cercare la Sapienza solo per se stessa (cf AES 186-187).
La consacrazione fa respirare il puro amore di Maria: matura un cuore libero da scrupoli e disordini interiori che venano il rapporto con Dio di servilismo e timore e rinchiudono su se stessi, sclerotizzando la capacità di amare.
La consacrazione purifica anche le intenzioni. Ci si perde nelle intenzioni e nelle azioni di Maria, partecipando della loro purezza: non si ricerca se stessi, ma Dio solo in Maria; non si cercano vantaggi materiali o spirituali, ma Dio solo in Maria; non si ama per quanto si è ricevuto o si spera di ricevere ma solo per amore e nulla più! (cf VD 110).
Il richiamo alla interiorità è anche il tratto della vera devozione.
Se è vera, è senza ipocrisia: non è una devozione delle labbra e degli «intervalli», sull'onda del sentimento e del momento; non è nemmeno una devozione dei meriti da accampare; infine, non si tratta di una devozione che lascia il cuore com'è (cf AES 215-217; cf VD 96.102.106). 
Se è vera, conduce ad uscire dall'alienazione di una vita che si consuma nella pura esteriorità, sempre e solo al cospetto degli uomini, e non al cospetto di Dio e della verità di se stessi. In questo senso porta ad abbandonare la falsa sapienza che fa della vita un teatro in cui si recita, indossando una maschera. 
La logica del mondo rende impuro il cuore perché insegna l'arte di dissimulare e di ingannare con furbizia: dire una cosa e pensarne un'altra, essere capaci di adattarsi a tutto e a tutti per raggiungere i propri scopi, fare alleanza tra verità e menzogna, vangelo e mondo, virtù e peccato, Cristo e il demonio (cf AES 76). Ciò che conta per la falsa sapienza è mascherare la menzogna sotto le apparenze della verità, senza curarsi di piacere a Dio (cf AES 199). La falsa sapienza attacca il cuore a ciò che si possiede; fa dell'avere e mantenere la molla della vita; e la fede è vissuta all'insegna della leggerezza e del formalismo (cf AES 80; cf anche AES 81-83).
Il Montfort qualifica la consacrazione a Gesù Cristo per le mani di Maria, con due aggettivi: «intera» ed «eterna» (cf AES 219). Il «tutto» e il «per sempre» sono, appunto, le dimensioni che fanno puro il cuore davanti a Dio. 
Entrando nel movimento della consacrazione monfortana, lasciamo che Dio sia realmente il Signore di tutta la nostra persona e di ogni dimensione della nostra vita. 
Con la consacrazione guardiamo solo al Signore, non tratteniamo nulla di noi per noi stessi, ci consegniamo tutto a Dio e riconosciamo solo Lui come padrone di quanto abbiamo e siamo. E questo non per un attimo, ma per sempre! 
La consacrazione, tra le pratiche interiori annovera il «fare tutto» con Maria. Ciò chiede di crescere nella conoscenza sapienziale delle sue virtù, in particolare la fede viva, l'umiltà profonda e la purezza del tutto divina (cf VD 108.260)

NOTA BENE:
VD  Trattato della vera devozione a Maria
AES  Amore all'Eterna Sapienza
SM  Il segreto di Maria

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