lunedì 20 giugno 2011

2011 - 3° incontro di preparazione alla Consacrazione - 1° parte

1° PARTE                              Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia

Colui che si è affidato a Dio nella povertà nello spirito, nell’afflizione, nella mitezza, nella fame e sete della volontà divina, sente nascere dentro di sé l’esigenza di un nuovo modo di essere verso gli altri che sia riflesso di una pienezza eterna.
Chi sono i misericordiosi? Sono coloro che hanno occhi per accorgersi della miseria altrui, ma non è sufficiente perché ci vuole anche il cuore, perché proprio nel cuore è la realizzazione dell’essere misericordiosi. 
La misericordia è una qualità dell’amore anzi, ne è la forma fondamentale. Ha il suo modello più alto nello stesso Dio, nel Cuore di Dio; in Lui la misericordia si trova alla confluenza di due movimenti interiori: la compassione e la fedeltà.
Se leggiamo i primi due capitoli del profeta Osea, vediamo che Dio altre ad essere compassionevole va anche in cerca della Sua sposa infedele, in questo caso il popolo ebreo che non è fedele all’alleanza con Lui.
Anche noi siamo invitati ad essere misericordiosi come lo è il Padre nostro (Lc 6,36). 

Gesù è misericordioso prima nell’essere che nell’agire, tanto da cercare per primo i peccatori con un amore ricco di umanità, talmente ricco di affetto e bontà da far prendere coscienza della propria miseria senza denunciarla con disprezzo (“Non sono venuto per i sani ma per gli ammalati “).
Gesù riflette la misericordia di Dio verso i peccatori ma si impietosisce anche delle sofferenze e dei bisogni umani , ricordiamoci quando Gesù si impietosisce delle folle che lo seguivano senza cibo e dà loro da mangiare, guarisce gli ammalati, libera gli oppressi, si commuove per la disperazione della vedova di Naim e le risuscita il figlio e tanti altri fatti in cui capiamo quanto grande è il Cuore di Gesù verso i sofferenti e i peccatori. Di Lui l’evangelista Matteo dice: “Ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie”.
Maria è la Madre della misericordia perché ha avvertito in sé la commozione materna delle viscere di Dio per l’umanità e si presenta a noi questa donna quale testimone del fremito d’amore di Dio per noi uomini. Nel Magnificat la Vergine Maria si percepisce come il luogo dove si è concentrata l’espressione della misericordia di Dio e ci guida a coglierne i tratti. Perché è tenerezza che in Gesù rialza dalla polvere i figli di Adamo. E’ benevolenza che dall’alto dei cieli si curva sulla terra. E’ comunione inseparabile in un’alleanza nuova, dono gratuito e sempre fedele.
Maria sulla soglia della casa della sua parente Elisabetta ha visto la misericordia di Dio che si estende di generazione in generazione su quanti lo temono e loda il Signore che sempre si ricorda della Sua alleanza e amicizia. 
Però Maria è anche Colei che ha sperimentato e al tempo stesso partecipato col sacrificio del cuore alla rivelazione della misericordia divina sotto la Croce. Lì ha toccato con mano la fedeltà assoluta di Dio al proprio amore, alla Sua alleanza con l’uomo. Maria quindi è Colei che conosce nel profondo il mistero della misericordia divina, ne sa il prezzo e conosce quanto Essa sia immensa.
Gesù ha dato Maria come Madre al discepolo dal trono della misericordia, cioè dalla Croce. E la Vergine ancora una volta resa Madre, riceve in dono viscere di misericordia verso la povertà umana, la nostra povertà. 
Maria, riconoscendo il mistero della misericordia che l’ha pervasa, fa sentire in quanto Madre dei discepoli la straordinaria vicinanza di Dio. Questa prossimità spinge Maria ad avvicinare gli uomini all’amore che il Figlio Gesù è venuto a rivelare e che trova la più completa espressione nei riguardi di coloro che soffrono, dei poveri, degli oppressi, dei peccatori.
Misericordiosa, stringe a sé i figli di Eva e li guida alla visione gloriosa (ricordiamo la Salve Regina).
Il Montfort scrive: “E chi potrà spiegare la dolcezza di Gesù verso i peccatori?”. Pensate con quale delicatezza trattò Maddalena, la peccatrice, con quale misericordia ha perdonato la donna adultera, con quale bontà e umiltà cercò di conquistarsi il cuore di Giuda che voleva tradirlo (“Amico, con un bacio tu mi tradisci?”), con quale forza chiese perdono a Dio Padre per i Suoi carnefici (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).
Il Montfort contempla la misericordia di Dio che si commuove davanti all’uomo povero, all’uomo misero e peccatore e si piega per soccorrerlo nei suoi gemiti, guardandolo con compassione e amore. Dio poteva rimanere lontano dalla miseria dell’uomo invece ha preferito farsi uomo ed essere crocifisso (AES 163). Questa misericordia non ha desiderato apparire ma perdonare, non ha ostentato ricchezze e gloria ma misericordia (AES 127), non ha provato compassione per gli uomini in generale ma per ciascuno di noi in modo particolare perché conosce ciascuno ad uno ad uno (AES 162).
L'esperienza ci dice che non è facile usare misericordia; ciò può dipendere dalla poca consapevolezza dell'indigenza personale e dell'immensa necessità che ognuno ha della misericordia di Dio. 
E' importante fare un'esperienza sempre rinnovata della misericordia di Dio. Dalla croce di Cristo è sgorgata una fonte di acqua e sangue, e tutti quelli che vi si buttano dentro ne escono guariti. 
Per il battesimo noi vi siamo stati immersi e la consacrazione monfortana è come una spinta a rituffarci tra le braccia di Dio, Padre tenero e misericordioso, ad affidarci a Lui come figli adottivi, rigenerati dal suo amore.
Se ci si arrocca nella propria giustizia, ci si sente autosufficienti. La consacrazione ha come dono ed effetto la conoscenza sapienziale di sé. 
Con la luce che lo Spirito Santo dà per mezzo di Maria si è condotti a riconoscere la propria profonda miseria (cf VD 213). E' la condizione per vuotarci di noi al fine di accogliere il dono della perfezione che si trova solo nell'unione con Gesù (cf VD 78-79). Se prima non arriviamo alla verità su di noi, sarà ben difficile morire a noi stessi, e il Montfort, sappiamo, chiede a chi si prepara alla consacrazione a Cristo per le mani di Maria di iniziare il cammino dedicando una settimana alla conoscenza di sé stessi (cf VD 228),
La conoscenza sapienziale di sé ci ricorda che non possiamo accostarci a Dio da noi stessi. Dio dimostra la sua misericordia verso di noi mettendoci accanto delle luci! 
Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia, ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine, in questo nessuno più di Maria può essere per noi stella di speranza (cf Benedetto XVI, Spe Salvi, n. 49). L'esperienza della consacrazione ci insegna a non avvicinarci mai da soli al Signore, per quanto dolce e misericordioso Egli sia (cf VD 139-143). Inoltre, data la nostra debolezza e fragilità, portiamo il tesoro della grazia in vasi di creta. Con la consacrazione mettiamo tutto nelle mani di Maria: lei è sapiente e «saprà ben disporre di noi e di quanto ci appartiene per la maggior gloria di Dio» (AES 222; cfr AES 220-222); «è così caritatevole, da non rimandare nessuno che invochi la sua intercessione, per quanto peccatore sia» {VD 85; cf VD 83-86).
I consacrati imitano Cristo, che nel mistero dell'incarnazione si è sottomesso a Sua Madre, la Sua umiltà e misericordia. 
I consacrati si gettano, si nascondono, si perdono nelle viscere di misericordia della Vergine perché vi trovino pienamente Gesù (cf VD 99), che da tale trono «concede la sua grazia e la sua misericordia» (VD 247). E Maria li nasconde sotto le ali della sua protezione, come fa la chioccia con i suoi pulcini; parla con loro, si abbassa fino ad essi, viene incontro alla loro debolezza (cf VD 210).
La consacrazione porta il frutto di una vita cristiana matura perché si lascia raggiungere dalla misericordia divina invece di temerla. 
Rende il cuore libero davanti a Dio soprattutto quando si sperimenta la debolezza e la fragilità. 
Non si ha paura di chiedere il suo perdono, di tendere con semplicità a lui la mano, di rialzarsi nell'amore senza turbamento e inquietudine, di camminare verso di Lui senza scoraggiamenti (cf VD 215).
La consapevolezza di essere oggetto della misericordia di Dio, rende spontaneamente misericordiosi verso i fratelli. Allora sperimentiamo la gioia di saper perdonare; andiamo in cerca di coloro che, avendoci offesi, hanno maggior diritto alla nostra misericordia. Non siamo preda delle tentazioni di giudicare e condannare il prossimo; diventiamo come Gesù, dispensatori di misericordia, di perdono, di indulgenza. Con la consacrazione mettiamo tutto in Maria, anche il valore del bene che per grazia viviamo e seminiamo attorno a noi. Quanto si dà per mezzo di Maria, distaccati dalla propria volontà e con puro amore, attira la misericordia di Dio sui nostri fratelli! In quanto tale la consacrazione è esercizio di carità e di misericordia per il prossimo (cf VD 171). 
Animato dalla fede di Maria, il consacrato rischiara quanti stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte e rida vita a coloro che si trovano nella morte del peccato (cf VD 214).

NOTA BENE:
VD  Trattato della vera devozione a Maria
AES  Amore all'eterna Sapienza
SM  Il Segreto di Maria

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