martedì 14 giugno 2011

2011 - 2° incontro di preparazione alla Consacrazione - 2° parte

2° PARTE   Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati

La fame e la sete sono due bisogni che definiscono il nostro essere uomini nelle nostre necessità più essenziali e richiamano un desiderio irrefrenabile che non si può soffocare.
Benedetto XVI nel suo libro Gesù di Nazaret a pag. 115 spiega così la beatitudine di chi ha fame e sete della giustizia: “si tratta di persone che scrutano attorno a sé alla ricerca di ciò che è grande, della vera giustizia, del vero bene. Si tratta di coloro che non si accontentano della realtà esistente e non soffocano l’inquietudine del cuore, quell’inquietudine che rimanda l’uomo a qualcosa di più grande e lo spinge a intraprendere un cammino interiore. Sono persone dotate di una sensibilità interiore, che le rende capaci di udire e vedere i deboli segnali che Dio manda nel mondo e che in questo modo rompono la dittatura della consuetudine”.

La beatitudine di chi ha fame e sete della giustizia parla di chi desidera ardentemente la giustizia del Regno di Dio, quella giustizia inaugurata da Cristo ossia una vita pienamente conforme alla volontà divina (Gv 4,34).
Spesso nel credente sono ancor troppo vive la fame e la sete delle cose terrene e il cuore si smarrisce in cerca di soddisfazioni umane.
Questa beatitudine invece racchiude l’invito a desiderare per la nostra vita ciò che è veramente essenziale: senza fame e sete di giustizia nessun cristiano può vivere in pienezza le istanze della propria vocazione e diffondere intorno a lui lo spirito evangelico.
Ascoltiamo cosa ci dice Gesù: leggiamo Matteo cap 26, 57-68: davanti alla croce imminente Gesù rivela la Sua vera identità, come abbiamo letto nel Vangelo, Egli è il Giusto condannato ingiustamente. Aveva detto alcuni giorni prima ai Suoi discepoli : “Mio cibo è fare la volontà di Colui che Mi ha mandato, è compiere la Sua opera (Gv 4,34). Per questo Gesù non dice una parola di fronte a chi lo accusa perché non può rinnegare la verità che ha proclamato con la vita. Dio è misericordia che si addossa ogni miseria, Gesù è il Giusto che porta in Sé la nostra ingiustizia, è l’innocente giustiziato proprio a causa della menzogna di noi peccatori che da Lui ricaviamo il dono della salvezza.
Tante volte pensiamo che Dio sia diverso da noi e invece è diverso da come noi lo pensiamo. E’ il Santo in mezzo a noi perché non ci giudica con ira ma viene a noi con compassione e misericordia. Sulla croce siede nella Sua gloria e potenza e viene a giudicare il mondo con la Sua giustizia e da quella croce Gesù grida “ho sete!”. Ha sete di donarci ciò che ci disseta, cioè essere come Dio, partecipare della Sua stessa vita. La Sua sete si colma nell’amare fino in fondo e gratuitamente chi lo odia (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”).
Ora guardiamo a Maria, avvolta nel manto della giustizia.
Maria è una creatura finita aperta a ciò che la trascende e solo può colmarla. Maria è questa creatura che desidera l’infinito, figura di ogni essere umano che, come diceva il poeta francese Pascal, è troppo grande per bastare a se stessa. Ella si lascia avvolgere dal manto della giustizia di un Dio che sempre si ricorda del Suo amore ed è fedele alle Sue promesse (ricordiamo il magnificat).
In Maria la fame e sete di giustizia è adesione al mistero di Dio, si fida di Lui e rischia anche se il Suo disegno appare oscuro e incomprensibile.
Maria è pronta ad arrendersi ad ogni iniziativa di Dio come si addice ad una schiava divenendo in questo modo esempio di silenziosa dedizione nel Regno.
Qualcuno ha scritto che gli occhi di Maria non si chiudevano mai né di giorno né di notte perché non voleva perdere di vista il Suo Dio ed è stata pienamente saziata divenendo Madre di Dio, Madre della Chiesa, Madre dell’umanità.
La Madonna ci invita a scavare in profondità e a scoprire che Dio in Gesù è la grande risorsa, il meraviglioso progetto in cui solo in Lui le nostre attese avranno compimento.
Il Montfort è l’uomo di desiderio, questo desiderio ha messo nel suo cuore gioia ma anche malinconica inquietudine ed una perenne ricerca. In una lettera scritta alla sorella esorta a cercare solo di amare e di far contento Dio “se si serve Lui, infinitamente giusto perché è fedele, nulla verrà meno in questo mondo e nell’altro”.
Quale fame e sete questo santo ha avuto della divina giustizia! Quale desiderio di operare tutto ciò che il Signore gli chiedeva! Quale voglia che si compisse il disegno di Dio sulla sua generazione, sul suo tempo! Di quale  sazietà è stato ricolmato in corrispondenza al suo immenso desiderio!
Perché il padre di Montfort non ha ristretto a sé i suoi desideri ma al contrario ha avuto fame e sete della santità della Sapienza che, di tutte le cose che si possono desiderare, è la più desiderabile (Amore all’Eterna Sapienza 11) perché conoscere la Sapienza è giustizia perfetta.
Il Montfort ha avuto fame e sete di Gesù e lo ha cercato per mezzo di Maria (Trattato 67)
La Consacrazione monfortana è dilatazione degli orizzonti della nostra vita perché si radica nella volontà di Dio a nostro riguardo, che è la santità! Dà un nuovo orientamento alla vita, mettendo nell’animo il desiderio di una  «misura alta» dell’esistenza cristiana!
La nostra fame è fame della santità e rifiuto di ogni mediocrità spirituale, è la gioia di vivere con più fedeltà il proprio battesimo. La nostra sete è la sete dell’«acqua viva» della grazia, la quale, in chi la beve, diventerà fontana d'acqua zampillante per la vita eterna (cf Gv 4,14). Solo la grazia rende l'uomo figlio di Dio, fratello di Cristo, capace di partecipare alla santità del Padre celeste nella comunione che abbraccia i fratelli. Il Montfort, consapevole della nostra fragilità, ci ha lasciato il suo segreto per vivere questa Beatitudine: la Vergine Maria. E’ la «città», la «rocca» di Dio, attorno alla quale si aggirano gli uomini per convertirsi e saziare la loro fame di giustizia (cf VD 48). Lei li guida e li dirige secondo la volontà del Figlio Gesù, li conduce per mano sui sentieri della giustizia (cf VD 209): «Fate quello
che vi dirà» (Gv 2,5).
 «Fino a quando, figli degli uomini, avrete il cuore duro e rivolto verso la terra? Fino a quando amerete la vanità e cercherete la menzogna? perché non volgete i vostri occhi ed i vostri cuori verso la divina Sapienza?» (AES 181).
Attirati da ciò che è marginale e sta alla superficie delle cose, perdiamo di vista l’essenziale, cioè l’adesione a Dio e al suo piano di amore, di verità, di giustizia.
La Consacrazione abilita a guardare a se stessi, alla vita, all’altro andando oltre la logica del «bisogno». In un mondo di sazi non lascia che si plachi la fame e la sete di un di più. In un mondo ovattato dal benessere, anestetizzato dalle strategie del consumo, mantiene desti ed inquieti.
La Consacrazione purifica la fame e la sete del cuore. Trasforma il desiderio, rendendolo aperto alla trascendenza. Se avere fame e sete di giustizia significa prendere coscienza del proprio bisogno di «giustizia» e della incapacità a procurarsela da soli con le opere, la Consacrazione fa entrare nello spirito della dipendenza che porta ad attendere umilmente la salvezza da Dio. Insegna a desiderare quello che Dio desidera, a desiderare secondo il suo cuore, a volere la sua volontà.
Consacrandoci a Gesù Cristo per le mani di Maria, prendiamo in prestito da Dio i desideri e la nostra offerta viene purificata da ogni interesse umano: si vuole quello che Maria vuole, ricercando «Dio Solo» in lei (cf VD 110). Fa morire a noi stessi e per questo apre alla vera fame di giustizia, intesa come opere buone, virtù e santità non contaminate dall’amore proprio e dalla propria volontà (cf VD 81).
Ci accorgiamo come le cose non ci soddisfino e non bastino mai. Abbiamo fame e sete di relazioni. La Consacrazione pone al centro la relazione con «Dio Solo» come dono che sazia. Tutti relativi a Dio, come Maria «l’essere relazionale a Dio» (VD 225), troviamo nel Signore un Padre che pensa e provvede a noi e mettiamo in secondo piano gli altri bisogni.
La Consacrazione dà forma alla nostra preghiera di discepoli che hanno fame e sete della giustizia! Impariamo ad acconsentire umilmente a quanto al Padre è piaciuto ordinare a nostro riguardo, a compiere sempre e in ogni cosa la sua volontà, che ci viene incontro nella sua Parola (cf SAR 39). In questo si rivela il nostro spirito di perfetta obbedienza (cf SAR 42). Nello stesso tempo, «quando consideriamo il Regno di Dio come nostra eredità, rinunciamo ad ogni attaccamento ai beni di questo mondo» (SAR 43).
La Consacrazione non ripiega su se stessi ma nutre in noi la fame e la sete anche della giustizia che Dio reclama dall’uomo, ossia le opere della carità. Nello stesso tempo spinge ad intraprendere sempre qualcosa di nuovo per Dio e alimenta il desiderio di prodigarsi per la gloria di Dio e per il bene delle anime.

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